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Intervista a monsignor Vincenzo Bertolone. Accanto alla gente additando come modello il beato Puglisi contro criminalità e ingiustizie

25/05/2020

Non sapevo perché quaggiù, ma non solo, lo chiamassero “il vescovo del sorriso”. Poi ho scoperto che è la parola che si ritrova in più di un titolo dei suoi libri, leitmotiv nel suo lessico quotidiano, l’atteggiamento con cui incontra tanta gente, senza dimenticare la sua devozione per Giovanni Paolo I ( “il Papa del sorriso”), del quale è profondo conoscitore. L’incontro, questa volta, è con monsignor Vincenzo Bertolone, arcivescovo di Catanzaro-Squillace e da un lustro presidente della Conferenza episcopale calabra. 

Da dieci anni circa lei guida una delle diocesi più antiche della Calabria, quali considerazioni trae in un mondo in rapido mutamento? 

«Oggi, l’annuncio del Vangelo si rende più difficile per il cambiamento epocale, per la disomogeneità del territorio e la diversità di culture. La salus animarum, alla quale ho dedicato la tesi di dottorato in diritto canonico, è da sempre la stella polare del mio ministero, tanto che anche da vescovo ho fatto perno nelle mie lettere pastorali sulla centralità di Cristo nella vita dell’uomo, le realtà future, la misericordia, la gioia, l’amore ai poveri, la salvezza delle persone...». 

Se guarda indietro, dall’arrivo a Catanzaro il 29 maggio 2011 – quando si presentò dicendo «Sto accanto a voi» – a oggi cosa vede? 

«...Che ho cercato di stare accanto alla gente, per recare conforto e riceverne, additando come modello il beato Pino Puglisi, sempre valido baluardo contro i fondamentalismi religiosi, i rigurgiti di razzismo, la globalizzazione dell’indifferenza, la criminalità organizzata. E, a più riprese, ho voluto sottolineare il sorriso come pane del cuore: i preti non possono non esprimere la gioia del Vangelo. Il primo pane da spezzare per comunicare è quello del sorriso». 

Cosa le sembra sia cambiato dal suo arrivo in questa terra dalle tante contraddizioni? 

«Sono rimasto colpito dalla forte coesione del collegio presbiterale con il proprio vescovo. Tutti i preti partecipano agli incontri mensili di formazione, moltissimi anche agli esercizi spirituali col vescovo, ai pellegrinaggi diocesani, soprattutto ai santuari mariani di Porto e Torre di Ruggiero; quasi tutti sono impegnati nell’evangelizzazione, partecipano alla processione della Naca del Venerdì santo; ai riti in onore della Madonna del Carmine, a Sersale; alle feste di san Vitaliano patrono di Catanzaro, e sant’Agazio patrono di Squillace; alla processione di san Bruno, a Serra; all’Immacolata a Catanzaro. Feste che esprimono la fede genuina del popolo. Ma non va dimenticata la Scuola biblica diocesana, che propone percorsi formativi triennali. I mancati cambiamenti attesi riguardano le dinamiche sociali: calo demografico, progressivo abbandono dei centri storici, fuga dei giovani, carenza cronica di posti di lavoro e tanto altro purtroppo». 

Molti le riconoscono che non è  mai calata la sua attenzione alle fasce più povere della popolazione. 

«Data l’appartenenza ai missionari Servi dei poveri, metto al primo posto la prossimità verso i poveri, quella che il beato Cusmano chiamava l’ottavo sacramento. Non si può offrire un ascetismo astorico o una spiritualità avulsa dalla vita. Non si possono tenere le mani in tasca e non calarsi nella storia, nelle vicende umane, condividendone sofferenze e problemi. Una comunità diocesana amplia il suo cuore quando opera a favore di chi è nel bisogno». 

Con chi condivide lei quest’attenzione? Sono parole sue: «Una terra che non garantisce un presente ai suoi figli non ha futuro?». 

«L’arcidiocesi, con l’impiego di circa 600 operatori sociosanitari, offre oggi accoglienza continua a quasi un migliaio di persone in difficoltà. In campo sociale sono sorte delle belle realtà come la cooperativa giovanile Nazareth, grazie alla generosità del rettore del santuario Santa Maria delle Grazie in Torre di Ruggiero, don Maurizio Aloise, che ha sostenuto l’iniziativa, donando un locale di 600 metri quadri. In diocesi, poi, ci sono due mense dei poveri giornaliere oltre all’Oasi della misericordia per i senza fissa dimora, fiore all’occhiello della comunità. Sul versante del lavoro, insieme a Entopan-Smart Networks & Strategies, provider calabrese di innovazione presieduta da Francesco Cicione, in vista dell’evento Economy of Francesco – ad Assisi, il 21 novembre prossimo – abbiamo lanciato un bando per selezionare idee coerenti con le indicazioni del Papa. La risposta della Calabria è stata splendida: circa 80 candidature, ovvero più del 10% di quelle pervenute da tutto il mondo. Un comitato scientifico presieduto da Leonardo Becchetti ha selezionato 17 progetti: saranno accompagnati in un percorso di maturazione della loro idea imprenditoriale». 

Di recente, in Calabria s’è insediata una nuova governatrice: cosa si attende da lei? 

«Mi aspetto che affronti i problemi partendo dalla prospettiva degli esclusi e dei poveri. Le ho chiesto di stilare una pubblica mappa delle priorità e dei bisogni, con un cronoprogramma. Le ho suggerito di concentrare i Fondi europei della politica di coesione 2021-2027 su pochi obiettivi strategici: innovazione, turismo, economia circolare; di elaborare il Piano strategico regionale 2020-2050 in coerenza con il Programma Green Deal 2050 e di negoziare con la Commissione Ue e con la Banca europea degli investimenti un Accordo strategico aggiuntivo con capitoli di Investitori privati che garantiscano etica nelle operazioni; di far nascere un Polo dell’innovazione al servizio dell’area euromediterranea...». 

Mi pare conosca bene i bisogni del suo territorio. Li registra anche durante la visita pastorale? 

«La visita continua. L’ho intrapresa nel gennaio 2018 . Il tema? “Una Chiesa lieta col volto di madre”. Ovvero, madre capace di ravvivare la fede, la pratica religiosa e, soprattutto, la “religiosità di popolo”, vera manifestazione del suosensus fidei, per far prendere coscienza della solidarietà e dell’attenzione verso i poveri, della denuncia delle ingiustizie e della lotta contro la criminalità e ogni forma di corruzione». 

Lo strumento della visita è ancora valido? 

«È sempre valido e attuale, perché porta a incrociare volti e a condividere sofferenze, gioie e speranze. E incoraggia i fedeli a sentirsi parte di una diocesi che accoglie e genera alla fede. C’è la possibilità di incontrare anche chi non si sente parte della Chiesa, perché venga a constatare che la parrocchia è una comunità dalle porte aperte. Dappertutto percepisco la gioia dell’incontro, la forza della comunicazione viso-a-viso, la manifestazione del camminare insieme». 

Le pronunce dell’episcopato calabro su alcune forme di religiosità popolare e il fenomeno mafioso, concretamente quali risultati hanno dato? 

«La ’ndrangheta è ancora il grande male della Calabria, ma quelli che vi aderiscono sanno bene di non avere alcunché da spartire con il Vangelo. Al di là dei ritardi, che pure ci sono stati, la Chiesa ha superato certi silenzi, omissioni e, in qualche caso, una larvata connivenza. Insomma, siamo con papa Francesco, che ribadisce che mentre critichiamo i peccati di omissione dei singoli e dei gruppi, dobbiamo camminare dicendo no alle mafie, ai corrotti e a chi abusa dei minori e delle persone vulnerabili. Lavoriamo per educare alla giustizia, alla responsabilità, alla coerenza. In questo ambito rientra pure la liberazione della religiosità popolare dalle infiltrazioni mafiose e per questo abbiamo attivato, da un triennio, una formazione specifica per i seminaristi, preti del domani. Riguardo alle confraternite, invece, ho costituito la formazione dell’Unione diocesana delle confraternite come organo ecclesiale per accompagnarle e guidarle sulla via del Vangelo. Nel 2016 ho consegnato, tenendo conto delle indicazioni della Cei, i nuovi Statuti e Regolamenti». 

Presìdi come Libera, preti impegnati su questi fronti, come don Panizza, quanto hanno influito? 

«Padre Puglisi, col suo sacrificio, ha dimostrato che fondamentale è la testimonianza, e che essenziale è che ciascuno faccia il proprio dovere, fino in fondo. Rifuggire dal professionismo dell’antimafia per combattere la mafia nella quotidianità è stata una strada che in Calabria è stato possibile intraprendere anche per l’impegno di sacerdoti come don Panizza e tanti altri, di molti laici, di associazioni e movimenti tra cui certamente Libera, che danno corpo al cambio di rotta». 

Su questo fronte i suoi preti le vengono dietro? E com’è il rapporto con loro? L’età media? 

«Non c’è chi sta prima e chi dopo, ma una sinergia che rinsaldiamo sempre più. Quanto al rapporto col clero, che è fraterno e dialogico, il dato positivo più evidente è quello della ricerca dell’armonia. L’età media dei sacerdoti è di circa 50 anni. Su questo fronte c’è uno spaccato perché a volte si pensa che la Chiesa debba occuparsi solo del culto e della preghiera, e non prendersi cura anche della povera gente, in linea con papa Francesco». 

Qual è la situazione delle vocazioni in diocesi? Quanti i presbiteri ordinati negli ultimi anni? 

«Ho ordinato 18 presbiteri, 6 diaconi transeunti, 3 permanenti. Il Seminario regionale di Catanzaro ospita 66 seminaristi provenienti da 9 diocesi calabresi; negli altri due seminari delle altre diocesi ci sono altri 50 seminaristi. Se si pensa che sono 1.091 i seminaristi nel Mezzogiorno (44,7% del totale nazionale), la Calabria può ben sperare. Altri 10 seminaristi, poi, frequentano un liceo classico paritario». 

E il rapporto con le associazioni, i movimenti, i gruppi del laicato? Consolazioni o anche problemi? 

«Sono prevalenti la collaborazione e la sinergia, anche se non mancano i problemi, soprattutto quelli del raccordo tra le tipicità formative delle aggregazioni laicali e i temi-guida dell’intera comunità. In quest’ottica si è dato vita a Maieutiké, che mette in cattedra laici in dialogo sulla fede, tecnica e spiritualità, scienza e sapienza, alla ricerca di quella “presenza segreta e trascendente in ogni uomo”, un lampo tra cielo e terra per illuminarne il cammino. Ideata e promossa con Entopan-Smart Networks & Strategies, la rassegna nasce in linea ideale con il “Cortile dei gentili” del cardinal Gianfranco Ravasi e la “Cattedra dei non credenti” del cardinal Martini. Tra gli ospiti mi piace ricordare Becchetti, Profumo, Realacci, Coda, Mieli...». 

La sua arcidiocesi per la prima volta nella storia ha istituito 75 “Ministri della consolazione”... 

«Questi si uniscono ai ministri ordinati, per offrire una testimonianza di speranza a chi soffre. Loro compito primario è aiutare il malato o l’anziano fragile a utilizzare le risorse spirituali e religiose per affrontare positivamente la malattia, la disabilità o la vecchiaia. Stanno insieme al malato anche con gesti concreti di aiuto; sostenendo i familiari; collaborando all’animazione della pastorale della salute. Attuiamo ciò che è richiamato dal sacramento dell’Unzione degli infermi: far toccare con mano la tenerezza di Dio». Lei è anche un uomo di studio e non rinuncia a intervenire sulla stampa: che ruolo ha la comunicazione nella sua diocesi? «Alla carta stampata ho unito la rete e la dotazione tecnico-informatica, per cercare di comunicare con tutte le realtà ecclesiali in tempo reale. Ad esempio: la pastorale giovanile, presente su web, Facebook e Instagram con molte pubblicazioni. Oppure il percorso online, chiamato photo-walking: qui viene pubblicata un’immagine con una frase del Vangelo e un testo tratto da canzoni, libri, poesie: un modo semplice per dire molte più cose di un discorso». Come sta la sua diocesi sul piano economico? «L’insistenza sull’ecologia integrale della Laudato si’ ci ha spinti a puntare e investire su progetti sociali ed economici con un’anima. La diocesi mantiene un’opzione preferenziale per gli scartati e non ha debiti». Da postulatore di cause come quelle di Livatino o Puglisi, di recente ha aperto quella di Cassiodoro, vissuto secoli fa. Quale significato ha? «Ho imparato dal mio predecessore, monsignor Cantisani, a studiare la santità di Cassiodoro, sulla scia del Centro culturale di Squillace. Si lavora per ripristinare il culto di un protagonista della storia spirituale cristiana meridionale, distintosi in campo culturale e politico, biblico, teologico, sia nel cammino di santità».


di Marco Roncalli 
giornalista e scrittore 

fonte: Vita Pastorale 




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