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Settimana Laudato Si' a Crotone: impegno comune per un’ecologia integrale

29/05/2020

“Com’è bello sentire il lezzo delle proprie pecore”. E’ questo l’incipit dell’omelia di mons. Panzetta, durante la messa dedicata alla Giornata mondiale Laudato si’, celebrata il 24 maggio in cattedrale. Le parole alludono non solo all’affetto e alla cura del pastore verso il suo gregge, per restare nella metafora adoperata, ma anche all’intima gioia di ritrovarsi insieme e vivere, da fratelli intorno all’altare di Cristo, la comunione eucaristica. Anche se numericamente contingentati, a causa delle norme vigenti per le misure anti covid-19, i fedeli hanno avuto l’occasione di partecipare alla conclusione della Settimana Laudato Si', curata in diocesi dall’Ufficio pastorale sociale e del lavoro, che si è tenuta dal 16 al 24 maggio, e indetta da papa Francesco nel quinto anniversario della sua enciclica sulla cura della “casa comune”.
La liturgia domenicale ha offerto la possibilità di riflettere sul mistero dell’Ascensione. Nell’omelia, infatti, il vescovo si è soffermato sulla duplice valenza di questa festa, che rivela aspetti teologici significativi sulla figura di Cristo e presenta risvolti antropologici che riguardano il senso profondo che la fede propone alla nostra vita. La celebrazione dell’Ascensione – ha dichiarato mons. Panzetta - «dice qualcosa di Cristo, che, elevato al Cielo e assiso alla destra di Dio, vive della sua stessa dignità e realizza la piena comunione con Dio. Ma è anche una festa - osserva il presule - che interessa gli uomini, perché tramite Cristo, che incarnatosi ha preso forma umana, come noi, anche la nostra umanità è stata elevata, inaugurando quindi la vita divina in noi che crediamo». Tra l’Ascensione e la venuta di Gesù, la Parusia, ovvero il ritorno di Gesù alla fine dei tempi, si colloca il tempo della Chiesa, quello che stiamo vivendo, sotto la guida dello Spirito Santo. Oggi siamo chiamati non a guardare il cielo, come gli uomini di Galilea (cf Atti, 1,11), ma ad operare concretamente per il bene della famiglia umana e del mondo.
Non sono mancati i riferimenti alla Laudato si’ ed alla settimana, che le è stata dedicata per un approfondimento delle tematiche trattate. Infatti, per un invito alla lettura del documento pontificio, offrendo così anche ulteriori spunti di riflessione, alcuni sacerdoti hanno presentato, sul sito della diocesi, i capitoli dell’enciclica di papa Francesco. L’iniziativa ha avuto come tema: “Tutto è connesso”. Prendendo spunto da questo slogan, infatti, il vescovo ha detto che «oggi viviamo in una realtà dove tutto è interdipendente, siamo uniti, siamo una casa comune. Quello che accade agli uomini ha dei riverberi sulla natura e quello che accade alla natura ha dei riverberi sugli uomini. Abbiamo il dovere, quindi di riflettere sulle nostre azioni». Ciò che  ispira scelte e decisioni nell’odierno contesto storico-sociale è il “paradigma economico”, che ha trasformato «la nostra casa comune in un luogo di profitto, provocando non solo ferite nel cosmo, con i disastri ambientali, che sono sotto gli occhi di tutti, ma anche nell’umanità, con esclusione e privazione dei diritti». Quindi è urgente sostenere con forza un “paradigma alternativo”, proposto da papa Francesco, ovvero quell’“ecologia integrale”, «in cui – sostiene il presule - tutto si considera come un’unica grande realtà, un paradigma olistico, in cui vengono tenute in debita considerazione le esigenze umane, naturali e cosmologiche». Insieme alla preoccupazione per la natura, quindi, l’ecologia integrale prospetta anche uno sradicamento della miseria, l’attenzione ai poveri, l’accesso equo, per tutti, alle risorse del pianeta.
A conclusione dell’omelia, mons. Panzetta, indicando l’orizzonte comune di impegno per il perseguimento di questa ecologia integrale, ha fatto riferimento a due principi, alla responsabilità e alla speranza. Il principio responsabilità, richiamando un’opera del filosofo H. Jonas, ci rende persone attente e consapevoli delle nostre azioni, perché capaci di prevedere le conseguenze delle stesse. Il principio speranza, invece, ci spinge a credere che le cose nuove sono possibili e che la realtà può cambiare: «cingere il grembiule della speranza – ha concluso il vescovo di Crotone - significa sporcarsi le mani per costruire un mondo diverso, per testimoniare un modo alternativo di vivere in comunione con gli uomini e con il creato».
Presenti alla celebrazione anche i responsabili dei gruppi, movimenti e associazioni, che in vario modo si prodigano per la difesa e la promozione del nostro territorio. La loro partecipazione all’evento si è rivelata confortante. È certamente un segno di speranza aver accolto l’invito del direttore dell’Ufficio pastorale sociale e del lavoro, don Aceto, che, nei saluti conclusivi della cerimonia, ha ringraziato sia il padre arcivescovo, per le parole di incoraggiamento, sia i convenuti, augurando un proficuo e gioioso lavoro a tutti.

                                                                        Giuseppe Morrone
                                                                       Ufficio pastorale sociale e del lavoro



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