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L'omelia del Vescovo Mons. Francesco Savino per la solennità della Santissima Trinità

06/06/2020

Oggi, festa della Santissima Trinità, contempliamo l’ identità di Dio.
La seconda lettura riporta le parole che Paolo rivolge alla comunità di Corinto: “La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi” (2Cor 13, 13). Questo saluto benedicente dell’apostolo Paolo è il frutto “della sua esperienza personale dell’amore di Dio, quell’amore che Cristo Risorto gli ha rivelato, che ha trasformato la sua vita e lo ha spinto a portare il Vangelo alle genti” (Papa Francesco 11 Giugno 2017).
Spinto dall’amore trinitario di Dio, Paolo esorta i cristiani: “Siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi”.
La comunità cristiana, pur con tutte le sue contraddizioni, è chiamata a diventare riflesso della Trinità.
Abbiamo bisogno di uno sguardo contemplativo per “conoscere” il Dio-Tri-Unità e, per questo, ci vengono in soccorso le due grandi rivelazioni dell’Antica e della Nuova Alleanza contenute nella Prima Lettura e nel Vangelo.
Dopo il peccato del vitello d’oro, cioè dopo la scelta idolatrica, Dio si manifesta ai figli di Israele scendendo sul Sinai per comunicare loro il suo Nome con due essenziali caratteristiche: il perdono e la giustizia. Il primato è del perdono, perché il Signore non segue la logica razionale e giuridica del taglione, preferisce essere più “umano”.
L’amore di Dio è primario, necessita soltanto di essere compreso nella contemplazione!
Mosè, a nome di tutto il popolo, nella preghiera, manifesta subito l’incidenza che ha questa rivelazione: il perdono di Dio libera e “ricrea” l’uomo come “eredità del Signore” (Es 34, 9) nel legame totale ed intimo dell’alleanza.
Da una parte contempliamo l’infinità dell’amore del Signore e dall’altra la limitatezza dell’“io” dell’uomo, da una parte l’amore perfetto, dall’altra l’amore finito.
Questo amore indicibile e asimmetrico di Dio trova la sua massima espressione nella missione di salvezza del Figlio Unigenito Gesù.
Ed è questo proprio il tema dell’incontro notturno tra Gesù e Nicodemo il quale rappresenta simbolicamente tutti gli uomini e le donne mendicanti del cielo che cercano Dio con cuore sincero.
“Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, l’Unigenito, perché chiunque crede in Lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”.
Il verbo “dare” attribuito al Padre non è solo segno di un dono, ma è anche l’espressione della libera “consegna” che il Cristo, servo sofferente, fa di sé nella morte.
E Dio ha mandato il suo Unigenito Figlio nel mondo non perché fossimo condannati, ma perché avessimo la vita per Lui.
Di fronte a questa straordinaria iniziativa di Dio non dimentichiamo che l’accoglienza è “vita”, il rifiuto è rovina.
Non è Dio che ci giudica ma siamo noi stessi che ci autocondanniamo perché ci mettiamo fuori dalla vita e dalla salvezza.
La festa della Trinità è la celebrazione di un Dio che è amante da sempre e per sempre, di un Figlio che è l’amato da sempre e per sempre, e dello Spirito Santo che è l’amore dell’amante e dell’amato da sempre e per sempre, e in questo “da sempre e per sempre” ci siamo tutti noi.
Dio, allora, non è in se stesso solitudine ma comunione, è comunità di persone armonizzate nella diversità.
La Trinità diventa, quindi, modello di vita per il credente e per la comunità dei credenti, la Chiesa, e al tempo stesso diventa paradigma per la società, che anela all’armonia ma da sola non può farcela se non si lascia abbracciare dalla Trinità. E se l’uomo, creato ad immagine e somiglianza di Dio, desidera raggiungere l’unità in se stesso e fuori di se stesso, nelle relazioni, non deve fare altro che lasciarsi “sedurre” dalla Trinità.
La preghiera in questa Domenica sia soprattutto una preghiera di lode e di ringraziamento.
Nel “racconto di un pellegrino russo” si legge questa testimonianza: “Quando io pregavo dal profondo del cuore, tutto ciò che mi circondava, mi appariva sotto un aspetto affascinante: gli alberi, le erbe, gli uccelli, la terra, l’aria, la luce … , tutte le cose pregavano e cantavano gloria a Dio. Comprendevo, allora, il linguaggio della creazione e vedevo come sia possibile conversare con le creature di Dio”.
Abbracciati dalla Trinità passiamo dall’“io” al “noi” e riscopriamo la bellezza di essere umani.
Buona festa della Trinità.
    
                                                                                                                                                 

                                                                                                                  +Francesco Savino

testi biblici (Es 34, 4b-6. 8-9; Dn 3,52.56; 2 Cor 13, 11-13; Gv 3, 16-18)



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