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L'omelia del Vescovo Mons. Francesco Savino per la SOLENNITÀ del SS. CORPO e SANGUE di CRISTO

13/06/2020

La festa del Corpus Domini è una festa teologico-dogmatica istituita nel XIII secolo per affermare la dottrina eucaristica contro quanti la interpretavano in modo non conforme alla Chiesa di Roma.
Un passo della Lettera agli Ebrei costituisce uno snodo che aiuta a comprendere il significato del Corpo di Gesù: “Per questo, entrando nel mondo, Cristo dice: Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Allora ho detto: Ecco io vengo per fare, o Dio, la tua volontà” (Eb 10, 5.7). Gesù afferma che il suo Corpo è un “dono”, che gli è stato preparato da Dio per svolgere il “compito” di fare la volontà del Padre. L’incarnazione, il farsi carne-corpo di Cristo nel mondo, ha una sua precisa ragione: rendere visibili, leggibili e tangibili in Lui il pensiero, il sentire e il volere di Dio, il Padre.
Alla domanda “dov’è e qual è la volontà di Dio?” non si può che rispondere: “nel Corpo di Cristo”. Quel corpo che Gesù, distaccandosi fisicamente dal mondo, ha consegnato alla chiesa nascente e che riconsegna ogni giorno nell’Eucarestia.
Il capitolo 6 del Vangelo di Giovanni, da cui è tratto il brano di oggi, passa dal racconto della moltiplicazione dei pani alle parole di Gesù che spiegano quell’evento e rispondono alle domande e alle contestazioni dei suoi ascoltatori.
Gesù dice di se stesso: “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo”. Come i suoi contemporanei, anche noi siamo rimandati alla semplice e umile realtà del pane che mangiamo quotidianamente e che molti, purtroppo, devono cercare, se non addirittura mendicare.
Gesù è il pane per la vita, che gli uomini non possono darsi ma che viene dal cielo, da Dio. Se vogliamo vivere la vita vera, oltre la vita biologica, oltre la morte, dobbiamo mangiare il pane che Gesù ci offre. Tutta la sua vita, tutta la sua azione, tutte le sue parole, dalla nascita a Betlemme fino alla morte di croce, tutto è innestato nella vita del Figlio, da sempre e per sempre nel seno del Padre, e perciò è vita eterna che viene offerta a noi.
Questa vita è anche la vita di Gesù vissuta nel mondo, nella carne fragile e mortale che ha assunto nascendo dalla Vergine Maria.
La carne di Gesù è per noi cibo di vita per sempre.
Come è possibile che un uomo ci dia la sua carne come cibo?
Gesù non teme di scandalizzare e, dopo essersi proclamato “pane vivo disceso dal cielo”, aggiunge: “Se non mangiate la carne del figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna. Io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue è vera bevanda”.
Mangiare il pane eucaristico e bere al calice della benedizione è ricevere nel mistero, nel Sacramento, Cristo stesso, umanità trasfigurata nella resurrezione e vita divina del Figlio nel seno del Padre.
Ecco allora la straordinaria bellezza: nell’Eucarestia la vita di Cristo diventa nostra vita e noi diventiamo Corpo di Cristo, sue membra viventi.
Sant’Agostino inneggiava alla Eucarestia dicendo: “O mysterium unitatis, o vinculum caritatis!”.Già l’apostolo Paolo esortava all’unità la comunità di Corinto: “Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane” (1Cor10,17). E San Cipriano, in maniera molto chiara ed esplicita, affermava: “La nostra koinonia con Cristo è talmente profonda da produrre la comunione con i fratelli: se la prima non fosse reale, non sarebbe reale neppure la seconda”.
Nella Didachè leggiamo: “Come i grani di frumento che sono germinati, sparsi sulle colline, raccolti e fusi insieme, hanno fatto un solo pane, così, o Signore, fa di tutta la tua chiesa, che è sparsa su tutta la terra, una cosa sola; e come questo vino risulta dagli acini dell’uva che erano molti ed erano diffusi per le vigne coltivate di questa terra e hanno fatto un solo prodotto, così, o Signore, fa che nel tuo sangue la tua chiesa si senta unita e nutrita di uno stesso alimento”.
L’Eucarestia è “sacramento di unità” ed annunzio della pienezza futura, anticipazione della Pasqua eterna, quando la comunione con Dio sarà totale perché, come leggiamo nell’Apocalisse “egli tergerà ogni lacrima dai loro volti e non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno perché le cose di prima sono passate” (21, 4).
Contempliamo e adoriamo il mistero della “Parola” che “si è fatta carne” (Gv 1,14) in Gesù e della “carne di Gesù” che si è fatta cibo per la vita eterna.
Buona Domenica del Corpus Domini.


                                                                                        + Francesco Savino

testi biblici (Dt 8,2-3.14b-16a; Sal 147; 1 Cor 10,16-17; Gv 6,51-58)



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