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La riflessione domenicale del Presidente della CEC, Mons. Vincenzo Bertolone. "Ricomincia la scuola?"

21/06/2020

«La pioggia si fermerà, la notte finirà, il dolore svanirà. La speranza non è mai così persa da non poter essere trovata».

Nei giorni scorsi la riapertura delle scuole, sia pure esclusivamente per gli esami di maturità, è parso come il salvifico raggio di sole descritto da Ernest Hemingway in uno dei romanzi. È arrivata, questa riapertura, tra paure e mascherine, nella gioia di tornare in luoghi familiari soffocata -tuttavia- dalla preoccupazione legata all’incertezza dei tempi. Sentimenti contrastanti per una normalità ancora lontana, che chissà quando si riuscirà a raggiungere. A settembre ed all’auspicato rientro in classe di tutti gli studenti, grandi e piccini, mancano ancora tre mesi, ma il tempo che di  solito procede  veloce in questo caso procederà come un rapido lasciando un dubbio: come ricominciare? Il quesito postula risposte economiche, ideali e organizzative. Sul tavolo, ad oggi, ci sono poche centinaia di milioni, già stanziati dal Governo. La stessa  ministra ha dichiarato che ne serviranno molti di più e si è impegnata a reperirli. Ma quando pure quei soldi arriveranno, e basteranno a consentire l’acquisto di mascherine, termoscanner, banchi modulari, piattaforme digitali e quant’altro, resterà da capire se le settimane a disposizione saranno sufficienti per ridefinire gli spazi: se la regola del distanziamento interpersonale non conoscerà modifiche o eccezioni, per come invece di fatto sta accadendo per discoteche e sale slot, è facile immaginare edifici scolastici meno affollati che avranno modo di adeguarsi agevolmente, ed altri che, al contrario, incontreranno serie difficoltà. E una volta sistemato tutto ciò, si dovrà provvedere al potenziamento degli organici, per eliminare (finalmente) le classi pollaio e ridefinire – ovunque - il rapporto numerico tra insegnanti ed alunni, e non è un male (anzi!) che ciò avvenga. E ancora: invece di criteri rigidi, uguali da Nord a Sud per situazioni differenti, potrebbero essere d’aiuto una maggior autonomia ed un’adeguata flessibilità da concedere agli istituti, limitandosi a fissare solo regole sanitarie minime ed universali.

Insomma, è il momento di fidarsi come non mai di insegnanti e dirigenti scolastici, accordando loro le dovute garanzie a prova di azzeccagarbugli e creando le condizioni per un nuovo inizio: nelle aule la battaglia contro la pesante eredità del Coronavirus potrà dirsi vinta solo trasformando la scuola da burocrazia fondata sul mantenimento della disciplina e dell’arte di comporre gli orari a comunità educativa. Per questo, per ripartire non basteranno soldi e norme: va valorizzato il ruolo degli insegnanti, la cui professionalità non diminuisce ma si trasforma. Va rispettata e promossa la responsabilità e la presenza della famiglia come soggetto educativo nel sistema formativo scolastico. Quel che serve per fare della scuola, come auspica papa Francesco, «l’ambiente in cui crescere per imparare a vivere, per diventare uomini e donne adulti e maturi, capaci di camminare, di percorrere la strada della vita».

                                                                                                  + Vincenzo Bertolone



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