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Celebrata la solennità di San Vitaliano, Patrono di Catanzaro e dell'Arcidiocesi. Mons. Bertolone: “San Vitaliano illumini le nostre menti e rischiari il nostro cammino”

16/07/2020

Questa mattina, nella Basilica dell’Immacolata, la città di Catanzaro e la comunità diocesana ha invocato l’aiuto e la protezione del Patrono San Vitaliano, vescovo di Capua, le cui reliquie furono donate nel 1122 da papa Callisto II, in occasione del trasferimento del vescovado di “Tres Tabernae” a Catanzaro.
A presiedere la solenne concelebrazione l’Arcivescovo Vincenzo Bertolone, alla presenza dell’Arcivescovo emerito, Antonio Cantisani, e del clero diocesano.
Presenti anche il primo cittadino e presidente della provincia, Sergio Abramo, ed autorità civili e militari.


Proponiamo integralemente l'omelia dell'Arcivescovo Mons. Vincenzo Bertolone, Presidente della Conferenza Episcopale Calabra

1. In preghiera, davanti san Vitaliano. Saluto i presbiteri, il signor sindaco, le autorità e tutti voi carissimi fedeli. Fratelli e sorelle, nel giorno della festa del nostro santo patrono, conferirò il ministero istituito dell’accolitato al giovane Riccardo Catanese della parrocchia "Madonna del Carmine" in Uria di Sellia M.; il lettorato a Vitaliano Caruso della parrocchia "S. Francesco di Paola" in Catanzaro (Q.re Samà); e ammetterò agli Ordini sacri: Paolo Calabretta della parrocchia "Nostra Signora di Lourdes" in Catanzaro (q.re Piterà).

2. Signor sindaco e gentili consiglieri ed assessori,  Catanzaro sta uscendo con difficoltà dall'emergenza coronavirus, che per intercessione dell'Immacolata, subito implorata perché preservasse la Città come fece durante la peste del XVII secolo. L’emergenza ha creato tante nuove fasce di povertà, aggravando la crisi della città che da anni ha  un difficile  quadro sociale ed economico facendole perdere la sua antica identità di centro vitale animata da tante intelligenze di una borghesia illuminata e di un ceto artigiano e produttivo di grande vivacità urbana. Ha ragione nella sua denuncia il prof. Franco Cimino: la città è stanca, divisa, sofferente ed è alla ricerca dell’identità perduta.

Catanzaro sta vivendo una delicata fase di transizione, aggravata dalla mancata "ricucitura" tra le sue diverse anime: il centro storico sempre più svuotato di abitanti e di occasioni di impresa; un quartiere marinaro che sta perdendo la sfida dello sviluppo turistico con l'aggravarsi delle condizioni di “movida” giovanile, la periferia sempre più slegata dal centro, il sud alle prese con forti fenomeni di degrado sociale e di delinquenza organizzata.

Che cosa dire di fronte ad un quadro così complesso e problematico? Certamente è lodevole sapere che abbiamo una Amministrazione sana e senza debiti, che é una condizione essenziale in un contesto di Enti locali alle prese con il dissesto finanziario e con il dramma dei rifiuti urbani, che per fortuna non toccano il capoluogo grazie alla guida oculata dell'amministrazione locale.

Quello che oggi serve, e che sicuramente manca a Catanzaro, è un "grande progetto" di sviluppo della Città, la riscoperta di una identità perduta, un grande processo di aggregazione delle migliori risorse della Città per costruire un progetto di rinascita della Città su obiettivi strategici di rigenerazione urbana.

Catanzaro deve sapere mettere a regime le sue potenzialità attuali: un ruolo di Capoluogo della Regione che non può essere solo un pennacchio, ma deve essere assunzione di un effettivo ruolo direzionale e di innovazione per i servizi di rilievo regionale, senza localismi provincialistici, cominciando a costruire una grande area metropolitana verso Lamezia che colleghi la vocazione turistica della fascia jonica a quella della logistica e dei servizi innovativi dell'Istmo dei Due Mari; una Università che deve uscire dal suo isolamento su Germaneto e radicarsi nella Città e diventare occasione di rigenerazione e di promozione delle attività di ricerca e di innovazione urbana legata alla crescita della società della conoscenza; una realtà giovanile che, anche grazie all'Università, sta assumendo una funzione di progresso e di vivacizzazione per la realtà urbana; una grande potenzialità culturale e di accoglienza; un Polo di eccellenza per la Salute, capace di dare attrattività e competitività al contesto urbano in prospettiva regionale  e nazionale.

Tutto ciò presuppone la capacità delle forze migliori della città, superando le attuali divisioni e le differenze politiche che rischiano di far degradare definitivamente le condizioni della Città, di uscire dall'isolamento e dalla diffidenza verso il bene pubblico, di superare le logiche familistiche e clientelari, per porsi al servizio di un progetto di sviluppo.

3.In sintonia con te nei momenti drammatici.  Carissimi fedeli, adesso dopo essermi rivolto alla città ed alle sue autorità, vorrei parlarvi del mio rapporto con san Vitaliano, pregandolo -nel contempo di perdonarmi se rendo pubblico il nostro colloquio. Oggi, ripeto, è il giorno della tua festa pubblica, e non c’è alcunché di male che tutti i cittadini di Catanzaro, e non solo essi, ne siano messi al corrente. Ma, caro collega, ti parlo cuore a cuore, da Vescovo a Vescovo, e ti interrogo a nome di Cristo, vero Vescovo del suo popolo attraverso la sua Chiesa. Mi permetti, dunque, di condividere qualche riflessione? Penso spesso alla tua vicenda personale, carissimo Vitaliano, ai momenti terribili, che hai dovuto vivere. Pastore della Chiesa di Capua subisti un ignobile attacco; nonostante fossi un uomo casto e pio. Proprio per questo dei vigliacchi pensarono bene di accusarti di frequentazioni illecite e sospette, prendendoti addirittura in giro vestendoti con abiti diversi da quelli liturgici. E così al momento dell’eucaristia, diventasti pubblico oggetto di scherno, di calunnie e di volgari insinuazioni. Ma chi ha l’animo netto nulla teme e resiste al nemico. Così, ti difendesti egregiamente smascherando i denigratori e poi, amareggiato decidesti di abbandonare quella città che non ti aveva meritato. Tuttavia, giacché, le sventure non vengono mai da sole, quei malavitosi ti inseguirono e catturarono e poi, legato in un sacco, ti gettarono Garigliano perché morissi affogato. Ora uno come te, che ha vissuto momenti così terribili, potrà ben capire bene l’animo di questo tuo collega e di noi tutti, figli dell’A.D. MMXX, ricordato come quello della pandemia mondiale. Siamo perseguitati da nemici invisibili, da creaturine piccole (virus coronati), pronti a saltare da specie a specie, per insinuarsi in noi, contagiarci, snaturando lo stato ordinario di salute, a volte travolgendoci fino a farci morire e quel che è più brutto, senza neppure la carezza di un familiare e la benedizione di un sacerdote. Quant’è dura, quant’è buia talvolta, l’esistenza. Ancora più buia quando, come nel nostro caso, il nemico -invisibile-, vuole soltanto il nostro male, vuole distruggerci e basta.

4. Valore della memoria. Caro collega, nel 1122, papa Callisto II, trasferì il vescovado di “Tres Tabernae” a Catanzaro, donando le tue reliquie, quasi consegnando il “mandato” del tuo ricordo e del tuo culto. Che cosa sono per noi le tue reliquie, se non un invito a ricordare? Quando pensava alla propria vita, Boris Pasternak, asseriva di non vedere altro che ricordi: «Memoria, non accaldarti! Diventa tutt’uno con me!/ Credi e convincimi che sono con te una sola cosa». Se Cartesio sosteneva che conosciamo quello che ricordiamo, anzi che siamo quello che ricordiamo, per Gabriel Garcia Marquez la vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda per raccontarla. Il ricordo è una componente fondamentale dell’esistenza non solo individuale, ma anche di un popolo. Come ben sai, Vitaliano, durante ogni celebrazione eucaristica, facciamo il memoriale dell’ultima cena e ricordiamo le parole del Signore sul pane e sul vino. Se un popolo dovesse perdere il ricordo e la memoria, e non frequentasse più gli archivi con tutti i libri di storia, rischierebbe di autoeliminarsi dal presente. Chi non ricorda, non sa e, quindi, non racconta alle nuove generazioni, che rischiano di ritenere delle parole vuote quelli che un tempo erano principi e valori (penso, ad esempio, alla libertà dell’uomo, al diritto di parola, alla libertà di culto, al diritto di muoversi e attraversare i confini, alla libertà di intraprendere, di commerciare, di lavorare, al rispetto degli altri). Il nostro presente è “eccezionale” e nessuno dei nostri vecchi ne ricorda uno analogo. Qualcuno ha detto che è in corso una “guerra senz’armi”, ma le tue sacre reliquie stanno lì a ricordare a tutti il valore della memoria. Il compito di un Vescovo “muto”, è ammonire e “sorvegliare” gli eventi, a tracciare bilanci e confronti con le situazioni analoghe del passato, al fine di prefigurare gli scenari futuri.

5. Che cosa è tutto questo? Caro santo “nostro”, si racconta che, in epoca imprecisata, il tuo sepolcro avrebbe cominciato a trasudare un umore, detto “manna”. Quando sento “manna”, penso agli ebrei che quella mattina nel deserto, quando nel loro linguaggio si chiesero: man-hu, (chi è questo? Esodo 16).

6. Tempo, risorse energie… anche celesti. Caro Vitaliano, nei giorni della pandemia  e non solo abbiamo condiviso un po’ di pane, abbiamo raccolto e distribuito il boccone del povero. Ma quanti nuovi poveri, quanti invisibili sono andati ad infoltire la già vasta schiera di gente senza niente… E adesso, dopo i “cento giorni” di covid-19, senza lavoro, senza l’opportunità di “denaro fresco” per riavviare le attività, o riformulare il ciclo produttivo?. Chi ha il potere economico, finanziario e politico deve ascoltare il “grido” che viene da tanti strati sociali. Ma tutti dobbiamo ascoltare anche te, al cui “patrocinio” siamo affidati. La devozione popolare, così forte tra noi calabresi, ci ricorda che tu sei un santo potente, che hai protetto la tua città e il tuo territorio nei terribili momenti dei terremoti distruttivi e anche delle crisi epidemiche. Gli esperti dicono che ci vorranno tempi, risorse ed energie. Sarà sufficiente il tempo, che ora scandiamo in fasi in rapporto al decremento del contagio? Saranno sufficienti le risorse finanziarie ed economiche che, seppur promesse a livello nazionale ed europeo, per colmare le voragini che si sono create? Il tempo, di per sé, potrebbe essere sprecato senza una visione lungimirante accompagnata dagli strumenti per realizzarla. Le risorse, anche se copiose, perché europee oltre che nazionali, vanno affidate a progetti concreti per essere impiegate bene. E anche le energie rischiano di essere vanificate se vengono a mancare strumenti e tempo. Il tuo affettuoso patrocinio, caro e santo collega, ci occorre non soltanto per preservarci dal contagio, ma per avviare nuove economie, indirizzare negli ambiti giusti i flussi finanziari (penso al terzo settore, che tanto ha fatto nella gestione dell’emergenza, grazie alle associazioni che hanno curato la distribuzione di viveri e generi di prima necessità e grazie alle cooperative sociali che hanno garantito i servizi nei luoghi più esposti al contagio, e molto altro ancora). Parliamo, santo Vescovo, del futuro che ci aspetta, delle nuove attività da sviluppare, dei posti di lavoro che andranno a sostituire quelli persi e che potranno essere creati nel settore della cura e dell’assistenza, nel rafforzamento del sistema sanitario soprattutto nella sua componente locale, nei servizi educativi e culturali, nella manutenzione del territorio e nella rivitalizzazione di centri minori e delle aree marginali, nella produzione in forma collettiva di energia da fonti alternative, nello sviluppo di un turismo locale sostenibile, e in molti altri ambiti che oggi neppure immaginiamo. Aiutaci a trovare il “valore aggiunto” per il Sud e la nostra Calabria, terra a vocazione storico-culturale, filosofica, turistica, agroalimentare, ambientale. Sollecita chi ha i mezzi a ritrovare la propensione all’investimento, ben sapendo che dopo la crisi sanitaria e quella economica, c’è assoluto bisogno di impegno se vorremo evitare una crisi sociale al momento inponderabile. Lo capiamo un po’ tutti: non possiamo più pensare come prima della crisi profonda che ci ha colpito. Come facesti tu, bisogna dare un po’ di spazio alla fantasia creativa, per raccogliere senza filtri le istanze dei territori, per costruire le priorità dei bisogni e gli ambiti più avvertiti di intervento, per comprendere le reali necessità della nostra terra, assediata oltre che dal morbo, da nuove povertà che incombono drammaticamente.

7. Carissimi fedeli, tre nostri seminaristi continuano il cammino verso i sacri Ordini, ricevendo rispettivamente l’Accolitato il giovane Riccardo Catanese, il Lettorato Vitaliano Caruso e Paolo Calabretta che inizia il suo cammino con l’ammissione agli ordini.  Oggi questi giovani diranno il loro «eccomi», frutto di discernimento, di un lavorio interiore, ma soprattutto di fiducia nel Signore che chiama e perfeziona. Un “eccomi” che racchiude la loro decisione a vivere abbracciati alla croce di Cristo; un “eccomi” che porterà a compimento l’opera che Cristo ha iniziato in loro, fin dal primo istante del compimento. Riccardo aiuterà i presbiteri e i diaconi a svolgere le loro funzioni e come ministro straordinario potrà distribuire l’Eucaristia a tutti i fedeli anche infermi. Vitaliano annunzierà la parola di Dio nell’assemblea liturgica; educherà alla fede i fanciulli, i giovani e gli adulti, e li guiderà a ricevere degnamente i sacramenti. Carissimi seminaristi vi state preparando ad una vita di amore e di dono, di sequela e di servizio. Questo e non altro, è il ministero ordinato. Chiamati per amare e per essere segno della sua verità. Nel tempo che vi sta davanti, vi auguro di consolidare e rinsaldare, attraverso le dimensioni fondamentali del vostro cammino formativo, la vita fraterna  e le relazioni di amicizia, grazie all’incontro personale con il Signore e con la sua Parola nella preghiera, nell’Eucaristia e nei sacramenti; ed infine, attraverso poi lo studio della teologia per affrontare le sfide della “nuova” evangelizzazione e il servizio pastorale fatto con gratuità e passione, con umanità e con fede.

8. Conclusione. Caro e santo collega Vitaliano, in un inno a te dedicato, dal maestro Paolo Zona a Sparanise, si canta: «Amato Santo, guarda dal Cielo questo tuo popolo, che tiene viva da lunghi secoli la fede in Dio e al nome tuo inneggia ognor! Rit. San Vitaliano, nostro Patrono, questa preghiera ti rivolgiamo: regni la pace nelle famiglie, in ogni cuore nel mondo inter!... Nostro Patrono, non manchi un tetto, né il lavoro che ci dà il pane. Protetti in vita, con il tuo aiuto Dio canteremo, lassù, nel Ciel!». Amato santo, innamorato di Maria Vergine, non manchi un tetto, né il lavoro che ci dà pane in questo delicato momento di lenta, fiduciosa, ripresa. Soprattutto, come sempre in questi secoli, continua a starci vicino, ad illuminare le nostre menti, a rischiarare il nostro cammino. Amen!.



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