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La riflessione domenicale del Presidente della CEC, Mons. Vincenzo Bertolone. "Per un nuovo inizio"

30/08/2020

«Se vuoi una garanzia a tutti i costi, allora comprati un tostapane».

Il consiglio ironico di Clint Eastwood vale anche per l’incipit della vita di tutti nei giorni della ripresa e del ritorno alla quotidianità, d’una volta, in un’estate che volge al termine. Nelle parole del regista ed attore americano, c’è una certa provocazione a quanti, preoccupati dei rischi della vita, si trincerano dietro il quieto vivere, in un atteggiamento di autodifesa, facendo il minimo indispensabile ed aspettando e pretendendo sempre sicurezze prima di muovere un passo. La pandemia, però, ha dimostrato che l’attendismo non è più utile: anche la prudenza ispirata al rigoroso rispetto delle norme sanitarie suggerisce uno sguardo nuovo al mondo.

Il coronavirus  travolgendo  le tante difese, ha instillato dubbi profondi oltre che negli esseri umani, nei nostri sistemi economici, politici ed istituzionali. Da un periodo di crisi, individuale e collettiva, non si esce mai uguali: migliori o peggiori, però mai come prima. Ad esempio, ha ricordato pochi giorni fa in udienza papa Francesco, l’emergenza sanitaria ha aggravato le disuguaglianze economiche e sociali, dimostrando la debolezza e l’iniquità dell’economia di mercato: «Nel mondo di oggi  pochi ricchissimi, un gruppetto, possiedono più di tutto il resto dell’umanità. Si tratta di un’ingiustizia che grida al cielo».

Ecco: di fronte a tutto questo, i cristiani (e non solo) non possono starsene zitti e buoni. «Quando l’ossessione di possedere e dominare esclude milioni di persone dai beni primari; quando la disuguaglianza economica e tecnologica è tale da lacerare il tessuto sociale; e quando la dipendenza da un progresso materiale illimitato minaccia la casa comune – ha ammonito il Santo Padre - allora non possiamo stare a guardare. No, questo è desolante. Non possiamo stare a guardare».

Insomma, nella vita è necessario osare, il che vuol dire entrare in gioco, mettersi in causa, intraprendere anche un’avventura, ma non chiudersi nel proprio guscio. Chi inizia a lottare, a correre, a impegnarsi, potrà imbattersi in sconfitte e cadute, ma la sua esistenza sarà autentica, pulsante, ravvivata da atti ed eventi significativi. L’inizio è spesso rimandato da molti per far scorrere quel tempo prezioso unico e irreversibile, assegnatoci dal Creatore, ma chi vive di incertezza, di paura, di esitazione alla fine vede la propria vita dissolversi tra le sue mani come un soffio inutile e vano.

«Occorre uscire dalla grigia e passiva neutralità: non è forse fatale la pusillanimità, che non si dichiara per nessun ideale?», domandava a sé e a tutti papa Luciani. Aveva visto bene, ma l’umanità distratta ha troppo presto dimenticato il suo monito, ansiosa di rintanarsi protetta nel fortino delle sue “solide” incertezze.

                                                                                                                + Vincenzo  Bertolone



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