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La riflessione domenicale del Presidente della CEC, Mons. Vincenzo Bertolone. "L’uguaglianza disuguale"

13/09/2020

"Nasciamo uguali, ma l’uguaglianza cessa dopo cinque minuti".
Alla prova dei fatti la battuta fulminante del regista statunitense Joseph Mankiewicz è stata dimostrata come attendibile, anche dalla pandemia: si è entrati nell’emergenza sanitaria sventolando bandiere dai balconi, incitandoci reciprocamente con la speranza  che tutto sarebbe finito bene, ma ci si è ritrovati poche settimane dopo con una società sostanzialmente più impoverita, e non solo economicamente. Il Coronavirus, in effetti, ha dilatato distanze e relazioni, strappando la rete del tessuto sociale e facendo  emergere, in tutta la sua cruda drammaticità, il tema ( peraltro presente) delle disuguaglianze. È stata la dimostrazione di un grande inganno: il progresso, contrariamente alle sempre ostentate apparenze, non ha eliminato la precarietà della condizione umana: ’ha profondamente modificata. E sotto certi aspetti, aggravata. Negli ultimi due secoli le società più avanzate hanno potuto vantare via via la conquista di nuovi diritti, proclamando il trionfo dell’uguaglianza. Poi è comparso un minuscolo virus, che ha squarciato il velo ed ha mostrato  che il negativo ed il male,  invisibili agli occhi, erano però tutt’altro che scomparsi dalla realtà.
Ora che ci si è riscoperti tutti – ognuno per sé e tutti insieme – un po’ più infelici, viene da chiedersi come poter sanare ferite vecchie e nuove. La sfida si gioca sul terreno dell’uguaglianza, concreta ed effettiva, essendo ormai acclarato – per dirla con don Lorenzo Milani – che <<non v’è nulla di più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali>>. Tre, per contro, sono i diritti da rimettere al centro della vita dei singoli e del governo dei territori. Il primo – e non potrebbe essere altrimenti – riguarda la salute, finalmente slegandola da una logica ragionieristica per riorientarla e da orientare al suo ruolo fondamentale di tutela della persona umana. Il secondo diritto è quello dell’istruzione, venuta meno nella sua dimensione universale ancor più nei giorni della didattica a distanza e comunque fondamentale per la costruzione del sapere e dalla rete della conoscenza in vista del mondo che verrà. Terzo e certo non ultimo diritto, è il riconoscimento, in capo ad ogni  cittadino, di tutta una serie di conquiste  sociali che possono riassumersi nel concetto di ecologia integrale, enucleato nella enciclica Laudato si’ di papa Francesco: intervenire sui livelli di vivibilità, benessere,  bene comune, significa favorire l’uguaglianza che un modello economico e sociale ispirato ad un liberismo globalizzato  non è più – non è mai stato – in grado di garantire.
Insomma, l’unica via percorribile pare essere quella di rimettere in discussione tutto, cambiare paradigma e dare priorità ad altri valori, a differenti obiettivi, riportando al centro la persona. Ammoniscono ed incitano  le parole del Santo Padre: "Occorre sentire nuovamente che abbiamo bisogno gli uni degli altri, che abbiamo una responsabilità verso gli altri e verso il mondo, che vale la pena di essere buoni e onesti. Già troppo a lungo siamo stati nel degrado morale, prendendoci gioco dell’etica, della bontà, della fede, dell’onestà, ed è arrivato il momento di riconoscere che questa allegra superficialità ci è servita a poco".


+ Vincenzo Bertolone



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