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L'omelia del Vescovo Mons. Francesco Savino per la XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

11/10/2020

La parabola dei vignaioli assassini scatenò l’ira dei sacerdoti e dei farisei che “capirono che parlava di loro” e cercarono di catturarlo per eliminarlo. Sapendo questo, Gesù insiste con la terza e ultima parabola nella quale troviamo l’immagine del “banchetto” fondamentale nella teologia biblica, segno di comunione, di dialogo e di intimità.
Lo sfondo biblico dal quale Gesù parte lo troviamo nella Prima Lettura di questa Domenica, nel “canto del banchetto” appartenente alla “Apocalisse maggiore” (cc. 24-27), così definita dai commentatori, testo forse più tardivo del libro del profeta Isaia.
Il Signore prepara “un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati” sul monte Sion: tutti sono invitati senza distinzione. Tutti gli invitati vi sperimenteranno la liberazione che comprenderà la distruzione della morte, maledizione originale dell’uomo, la comunione e la gioia eterna con Dio.
Gesù riprende il tema del banchetto in più occasioni, come nel Vangelo di oggi che comprende due parabole connesse fra di loro: la prima è quella degli invitati alla “festa di nozze” riportata anche da Luca; la seconda, propria di Matteo, attraverso il simbolismo della “veste” indica la dignità di una persona e conclude la parabola precedente.
Davanti alla offerta della salvezza, espressa da Gesù con il banchetto nuziale, le reazioni degli invitati sono di rifiuto o di accoglienza.
I primi invitati rispondono con indifferenza, adducendo scuse che sono  pretesti addotti persino con fastidio, ostilità e disprezzo. È la reazione degli ascoltatori di Gesù. L’invito di Gesù viene rifiutato ma la proposta di salvezza di Dio non viene bloccata, anzi risuona con più intensità tra le persone che l’ebreo si sarebbe ben guardato dal far accedere alla mensa. È il mondo dei poveri, dei sofferenti, degli emarginati dispersi per le strade del mondo. All’autosufficienza di coloro che si sentivano depositari dell’elezione e della salvezza subentra ora “la nuova comunità delle Beatitudini”.
Matteo con la seconda parabola avverte l’esigenza di precisare che anche in questa nuova comunità di discepoli di Cristo, alcuni sono indegni. Il falso discepolo, colui che grida “Signore, Signore” ma non fa la volontà del Padre, è colui che ha messo soltanto “una toppa di panno nuovo su un vestito vecchio” (Mc 2, 21) e ha versato “il vino vecchio” del Giudaismo negli “otri nuovi” del Cristianesimo.
Per questa ragione “molti sono chiamati, ma pochi eletti”.
Le parole conclusive di Gesù sulla chiamata al Regno di Dio, ci inducono a rispondere alle domande: qual è la mia risposta, oggi? indifferenza? rifiuto? o pretesa di giustizia per meriti che non possiedo?
Buona Domenica.
                                                                                                                                                                                                                   + Francesco Savino

testi biblici (Is 25,6-10a; Sal 22; Fil 4,12-14.19-20; Mt 22,1-14)



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