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L'omelia del Vescovo Mons. Francesco Savino per la XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

17/10/2020

Quando Gesù accusa apertamente i capi spirituali di esercitare potere e  di usare violenza, essi, pur di non perdere il consenso delle folle,  ricorrono ad una strategia per screditarlo. Il Vangelo di questa Domenica, XXIX del Tempo Liturgico Ordinario, è il primo di una serie di attacchi.
“Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo la verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, dì a noi il tuo parere: è lecito o no pagare il tributo a Cesare?»”. Sembra strano che i farisei mandino i propri discepoli insieme  agli erodiani: c’era tra di loro, infatti, rivalità ed inimicizia che decadono per calcoli politici davanti alla notorietà di Gesù che cresceva di giorno in giorno perché disvelava la Verità a tutti.
La domanda è una trappola perché se Gesù dice “sì, è lecito pagare il tributo a Cesare” va contro la Legge per la quale l’unico Signore è Dio; se dice “no, non paghiamo”, è un trasgressore ed incita alla ribellione.
Gesù dice subito: “Mostratemi la moneta del tributo” ed essi gli presentano un denaro. Secondo quanto si legge nel libro del Deuteronomio, nel tempio di Gerusalemme era assolutamente proibito  introdurre monete romane che recavano delle effigi dell’imperatore di Roma. Per questo, all’ingresso del tempio i cambiavalute cambiavano le monete romane con le monete consentite al pagamento dei tributi religiosi. “L’interesse -- scrive il biblista Alberto Maggi -- è il vero Dio di questi farisei. Loro, che sono ossessionati dall’idea del puro e dell’impuro, che sono meticolosi, sono scrupolosi, quando si tratta di denaro non vanno tanto per il sottile”.
Dopo averli chiamati ipocriti, Gesù chiede loro: “Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?”. Gli rispondono: “Di Cesare”. Il denaro romano recava, infatti, l’immagine di Tiberio con la scritta “Cesare figlio del divino Augusto, pontefice massimo”, su una faccia, e sull’altra faccia l’effigie della la madre dell’imperatore, rappresentata come la dea della pace.
I farisei e gli erodiani chiedono se è lecito pagare o no, ma Gesù risponde ricorrendo ad un altro verbo: dice infatti “rendete”, “restituite”: se volete sottrarvi al dominio dell’imperatore romano, rifiutate i suoi benefici; questo denaro non è vostro, restituitelo a Cesare.
All’evangelista Matteo sta a cuore la seconda parte della risposta di Gesù: “E a Dio quello che è di Dio”. Gesù dice di “restituire” a Dio la signoria che gli spetta e che è usurpata dai capi religiosi.
Noi cristiani siamo chiamati ad essere cittadini leali, rispettosi delle norme governative senza mai essere servi di alcuno o del potere umano; e soprattutto, siamo chiamati alla cittadinanza nel Regno di Dio, a servire soltanto Dio e, nella libertà, a compiere la Sua volontà restituendo a Dio ciò che è di Dio. E questo “significa rendergli un’umanità che non porta solo la Sua immagine indelebile ma che si è fatta a lui rassomigliante”, in Gesù, il Cristo. (cfr. E. Bianchi)
Buona Domenica.

                                                                                               + Francesco Savino

testi biblici (Is 45,1.4-6; Sal 95; 1 Ts 1,1-5b; Mt 22,15-21)



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