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L'omelia domenicale del Vescovo Mons. Francesco Savino per la FESTA DI TUTTI I SANTI

31/10/2020

Celebriamo oggi la santità di tutti coloro che hanno gustato le primizie della Terra promessa nelle pieghe e nelle piaghe dell’esistenza quotidiana. La festa di “Ognissanti” comprende sia coloro che hanno attraversato la tribolazione della morte e sono nella contemplazione della Gloria del Signore, sia noi, discepoli di Gesù, che triboliamo nella nostra esistenza terrena.
Nel Salmo 34, il salmista si chiede se “c’è un uomo che desidera la vita e vuole giorni felici”. Sappiamo bene che ogni uomo cerca la felicità. Gesù, che conosce questo desiderio profondo di gioia piena, con la sua vita dice a chiare lettere che la santità è il modo più bello e più pieno di vivere  nell’attesa della pienezza definitiva. La santità appartiene alla trascendenza proiettandoci nella realtà di Dio.
Nel libro del Levitico, l’invito “siate santi perché Io sono santo” rimanda alla santità, non tanto come impegno umano, quanto piuttosto come grazia, come dono, come intima comunione con Dio. Per questo alla Santità come luogo teologico corrisponde quello antropologico: senza la responsabilità dell’uomo, la santità risulta “dis-umana” e magica.
San Massimo sosteneva che nell’esistenza dell’uomo si confrontano tre forze: la divina, l’umana e la demoniaca. L’autonomia umana “incapsula” l’uomo chiudendolo in se stesso, l’eteronomia è la volontà demoniaca che stravolge la libertà umana, la teonomia è la santità, che non è dipendenza passiva o sottomissione ma comunione, amicizia. “Non più servi ma amici” (Gv 15, 5) e “non sono più io che vivo ma il Cristo che vive in me”.
La Santità è, dunque, la pienezza della fede, è la disponibilità di chi si lascia plasmare dall’azione dello Spirito. La Santità è il sigillo della fede.
E come leggiamo nella Prima Lettera di san Giovanni, la Santità nasce dall’amore di Dio e si concretizza nell’amore per Dio e per gli altri. Vivere santamente la vita significa custodire l’immagine di Dio che noi siamo. L’amore ci rende simili a Dio e quindi santi. La mappa verso la Santità è l’obbedienza radicale alle Beatitudini del Vangelo.
Come sostiene il card. Ravasi, “le beatitudini dovrebbero diventare la preghiera del mattino come sembra lo fossero per Ambrogio, dovrebbero diventare la trama degli esami di coscienza, dovrebbero essere il testo delle meditazioni più genuine”.
Vi riporto infine le parole di papa Francesco che dice: “mi piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente: dei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere. Questa è tante volte la santità «della porta accanto»”.
Buon cammino di santità a tutti.
                                                                                                                                                                                                                                                  + Francesco Savino

testi bliblici (Ap 7,2-4.9-14; Sal 23; 1 Gv 3,1-3; Mt 5,1-12a)



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