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Il messaggio dell'Arcivesco Mons. Bertolone per la "Giornata per la vita 2021"

01/02/2021

Sorelle e fratelli carissimi, carissimi presbiteri, diaconi, e persone di vita consacrata!

1. 43° Giornata nazionale per la Vita. «Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi: «Per la libertà Cristo ci liberò: state dunque saldi e non lasciatevi sottomettere di nuovo al giogo della schiavitù» (Gal 5,1). Il monito della Lettera ai cristiani della Galazia oggi diventa un’esortazione per noi, donne e uomini del 2021, alla vigilia della 43° Giornata nazionale per la vita, che secondo le disposizioni dal Consiglio permanente della CEI si celebrerà il 7 febbraio prossimo sul tema “Libertà e vita”. Per sostenere la riflessione e l’operatività delle nostre comunità, vi giungano perciò anche queste mie riflessioni, affinché l’inno alla vita vi risuoni e raggiunga ogni essere umano. Quando scemano le possibilità ed aumentano le privazioni, proprio come accade in questi tempi, allora possiamo apprezzare di più quello che prima avevamo e come eravamo.

2. Un inno alla vita. Anche se i numeri dei morti e dei contagi aumentano! eleviamo, l’inno alla vita contemplando il Crocifisso-Risorto: «Mors et vita duello/ conflixere mirando… La morte e la vita hanno ingaggiato un mirabile duello; il Re della vita, anche se passato per la morte, ora Regna vivo». Sì, Christus vivit, Cristo è il vivente:
«Cristo vive. Egli è la nostra speranza e la più bella giovinezza di questo mondo. Tutto ciò che Lui tocca diventa giovane, diventa nuovo, si riempie di vita» (Francesco, Esortazione apostolica Christus vivit – 25.3.2019 –, n. 1). Quante privazioni abbiamo sofferto da più di un anno, cioè da quando compaiono i primi segni del coronavirus (novembre 2019). Quanti divieti e privazioni ci sono state imposte e stiamo ancora sopportando! Perfino nell’assemblea liturgica, presenze contingentate, omissione di gesti di pace, solo sguardi e sorrisi, non contatti… Libertà limitate, insomma. Nel contempo, però, quanta reciprocità abbiamo respirato, quanta vicinanza abbiamo sperimentato e, grazie anche e non solo alle strutture operative della Caritas, continueremo instancabilmente a sperimentare!

3. Che cos’è la libertà? Siamo degli esseri davvero liberi, carissimi? Ce lo chiediamo soprattutto quando ci sentiamo fragili e attaccabili da un esserino la cui struttura genetica è assai più semplice della nostra. Le teorie della libertà hanno opposto a lungo due posizioni:
a) la teoria del determinismo, per cui tutte le decisioni umane sono necessariamente determinate, e quindi noi non possiamo agire diversamente da come agiamo, cioè non abbiamo mai delle vere e proprie possibilità alternative;
b) la teoria del libero arbitrio, secondo la quale se ci fosse una sola via d’uscita e non molte alternative, noi possiamo comunque agire sempre diversamente, ovvero abbiamo sempre almeno una possibilità alternativa. Dio ci ha donato, carissimi, una volontà libera e noi dobbiamo usarla responsabilmente!

4. Soltanto il vizioso non è libero. Noi crediamo, infatti, che la volontà umana non è mossa neppure da Dio. Dio non sceglie al nostro posto, bensì ci orienta al bene. Vi è sempre qualcosa di libero in noi, per cui non siamo mai obbligati a scegliere, ma è nella volontà che si situa la decisione in ultima istanza. È vizioso chi diventa incapace di agire diversamente da come sta agendo, perché ha seguito acriticamente le mode del così fan tutti; oppure ha contratto cattive abitudini, diventate nel tempo una seconda natura, che quasi gli toglie il libero arbitrio di cui Dio lo ha dotato. Una volta divenuti viziosi, infatti, non siamo più capaci di agire bene; ovvero raccogliamo gli effetti tristi di una prima decisione negativa, allorché ci siamo messi liberamente sulla china del vizio. La nostra ragione e il nostro desiderio possono, tuttavia, scegliere tra più alternative e dare corso a molteplici mondi possibili. Nessun essere razionale, neppure un angelo, sceglie il male per il male e se lo fa, se cioè sceglie di compiere un’azione malvagia, è perché la sua volontà non considera la regola retta dell’agire.

5. Dio ci ha fatti liberi di volere il bene. Questa regola retta è la volontà di Dio: chi decide di compiere un’azione malvagia, corre il rischio, insomma, di un uso individualistico della propria libertà e sbaglia perché sceglie non secondo Dio, ma secondo altre motivazioni, a volte addirittura egoistiche. In tal modo, la scelta diventa irresponsabile e ci porta a strumentalizzare e a rompere non soltanto l’uso ordinato di ragione e libertà, ma anche le relazioni tra noi e con il cosmo, fino a distruggere la “casa comune”. Il Verbo eterno non sarebbe mai diventato carne, se liberamente non avesse, sotto la mozione dello Spirito Santo, aderito al progetto del Padre. Il Figlio non si sarebbe mai Umanato, se Maria Vergine non avesse detto liberamente sì. Nessuno di noi rende se stesso capace di accogliere la vita, ogni vita, se non decide di aprirsi ad essa, e quindi diaccoglierla, rispettarla ed amarla dal suo inizio alla sua fine naturale.

6. Scegli la persona come fine ultimo. Senza il dono della libertà, l’umanità non sarebbe se stessa, né potrebbe dirsi autenticamente legata a colui che l’ha creata: senza il dono della vita non avremmo la possibilità di lasciare una traccia di bellezza in questo mondo, di cambiare l’esistente, di migliorare le situazioni in cui si nasce e cresce; di decidere per motivi morali e con responsabilità di curare la nostra salute per immunizzarci e non essere di pericolo ai nostri simili. Sia la “persona” il nostro scopo ed il nostro “fine ultimo”. Solo così, ci dicono i Vescovi, sarà possibile rigenerare l’orizzonte sociopolitico, economico, culturale, antropologico, educativo e mediale. L’esercizio pieno della libertà richiede sempre la verità: se vogliamo servire la vita con vera libertà, i cristiani e tutti gli uomini di buona volontà debbono impegnarsi a conoscere e a far conoscere la verità che sola ci rende davvero liberi di poter accogliere con gioia «ogni vita umana, unica e irripetibile, che vale per se stessa, costituisce un valore inestimabile» (Papa Francesco, 25 marzo 2020, a 25 anni dall’Evangelium vitae).

7. Traduciamo in meditazioni, in iniziative e in azioni questi pensieri. Facciamolo soprattutto con i più giovani, che sono il futuro della nostra comunità diocesana e della società. Insistiamo soprattutto su questi concetti quando la Provvidenza ti chiede qualcosa o quando semplicemente permette quelle sfide, che attualmente la vita ti presenta, lo fa per spingere ad andare avanti, per spronarti, per farti maturare; quando sbagli o cadi, scegliendo ciò che è male, la vera caduta, quella che potrebbe rovinarti la vita, è rimanere a terra, non lasciarsi aiutare dal sacramento della Confessione e dagli altri, disperare della propria rinascita. Facciamo spesso, da soli o insieme, un esame di coscienza, finalizzato alla libera scelta del bene e della vita:
- quando diventiamo schiavi, dipendenti, falliti nella vita? Nei fallimenti ricordiamo: noi non abbiamo prezzo, non siamo all’asta, siamo liberi, liberi;
- abbiamo consapevolezza che Cristo viene in ogni vita che nasce o tramonta? Nella caduta, ricordiamo: Cristo viene e continuerà a venire ogni giorno per invitarci a camminare verso un orizzonte sempre nuovo;
- crediamo che lo Spirito Santo riempie il cuore di Cristo risorto e da lì si riversa nella nostra vita come una sorgente? Accogliamo lo Spirito Santo per entrare sempre più nel cuore di Cristo, per essere sempre più ricolmi del suo amore, della sua luce e della sua forza;
- se abbiamo bisogno di amore, perché cadiamo nella dissolutezza ed usiamo gli altri, possedendoli o dominandoli? Se cerchiamo intensità, perché la viviamo accumulando oggetti, spendendo soldi anche in inutili scommesse, correndo disperatamente dietro le cose di questo mondo? Ripetiamoci spesso: l’amore arriverà in una maniera molto più bella e soddisfacente, se ci lasceremo guidare dallo Spirito Santo!

8. Saluto e benedizione. Saluto e benedico ogni iniziativa che, secondo le valutazioni dei consigli pastorali parrocchiali, vorrete prendere per conoscere, approfondire, diffondere, far amare il messaggio per la Giornata della vita 2021.


+ Vincenzo Bertolone,S.d.P.
Arcivescovo Metropolita di Catanzaro-Squillace
Presidente della CEC



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