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L'omelia del Vescovo Mons. Francesco Savino per la V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (anno B)

06/02/2021

Il problema della sofferenza da sempre tormenta e interroga l’uomo di ogni tempo e di ogni cultura. Anche la Sacra Scrittura, specchio della condizione umana, si fa carico del grido del dolore che sale incessante dalla terra.
In questa V Domenica del Tempo Liturgico Ordinario, il tema unificante tra la Prima Lettura, tratta dal libro di Giobbe, e la pagina del Vangelo è il confronto con la malattia, con il corpo malato e con i tanti corpi segnati da diverse malattie. Giobbe si ribella alla disgrazia che si è abbattuta su di lui e urla a Dio la sua rabbia e arriverà anche a bestemmiare Dio e contesterà i suoi amici che di fatto si rivelano suoi nemici, si dimostrano “medici da nulla”. Giobbe è profondamente autentico nella sua malattia e Dio stesso gradirà le sue invettive più che le prediche dei suoi amici. Il malato ha legittimità nell’esprimere anche in forma irrazionale il suo dolore. Il malato chiede sempre il perché della sua condizione, non si rassegna! 
Gesù, dinanzi al dolore e alla malattia, non fa il teologo o l’ideologo ma, entrando in relazione con la persona malata, se ne fa carico curando e compiendo gesti di guarigione. Gesù non predica rassegnazione, non chiede di offrire la sofferenza a Dio, non dice mai che la sofferenza avvicina di più a Dio, non ha atteggiamenti pietistici. Gesù lotta contro il male, lo argina, ridà salute all’uomo. Si presenta come il “medico” e attualizza in sé la potenza di Dio il cui nome è “Colui che ti guarisce” (Es 15,26).
Gesù annuncia e predica il Vangelo e compie gesti terapeutici come segni reali della presenza del regno di Dio. Per dirla con il priore di Bose, Luciano Manicardi, “La malattia diviene, in una prospettiva di fede, un luogo di Vangelo”.
È veramente significativo il passo del Vangelo di Marco: “Usciti dalla sinagoga, andarono nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva … Gli portavano tutti i malati e gli indemoniati … Guarì molti che erano affetti da varie malattie … e scacciò molti demoni …”.
Gesù è il maestro che con la sua predicazione dà coscienza ai suoi ascoltatori, ma la sua parola si fa prossimità, vicinanza, compagnia, liberazione di tutte le persone oppresse. Gesù è in lotta contro la morte. 
È interessante che la suocera di Pietro, una volta guarita, diventa “diaconessa”, si mette al servizio. La liberazione genera servizio!
Gesù viene cercato da tutti per il suo modo di essere. Egli non è soltanto il maestro che predica e che guarisce. È anche l’uomo della contemplazione: “Al mattino presto si alzò quando era ancora buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava”. Possiamo dire che Gesù, come diceva don Tonino Bello per il cristiano discepolo, era “contemplattivo”, metteva insieme preghiera, parola e azione. La preghiera “è la fonte del suo parlare e del suo agire, è l’inizio del suo “ritmo” giornaliero, è ciò che gli dà la postura per vivere tutta la giornata nella compagnia degli uomini: perché egli è sempre l’inviato di Dio, colui che deve sempre “raccontarlo” (cfr. Gv 1,18) agli uomini, ovunque vada” (Enzo Bianchi).
Oggi, 43ª Giornata per la Vita, il Consiglio Permanente della CEI ci consegna un messaggio dal tema “Libertà e vita”. In esso leggiamo: 
 “I discepoli di Gesù sanno che la libertà si può perdere, fino a trasformarsi in catene: “Cristo ci ha liberati – afferma san Paolo – perché restassimo liberi; state saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù” (Gal 5,1). La Giornata per la Vita 2021 vuol essere un’occasione preziosa per sensibilizzare tutti al valore dell’autentica libertà, nella prospettiva di un suo esercizio a servizio della vita: la libertà non è il fine, ma lo “strumento” per raggiungere il bene proprio e degli altri, un bene strettamente interconnesso”.
Il binomio “libertà e vita” è inscindibile!
Siamo chiamati, mai come in questo momento pandemico, alla responsabilità che “significa andare oltre la propria libertà per accogliere nel proprio orizzonte la vita di altre persone. Senza la responsabilità, la libertà e la vita sono destinate a entrare in conflitto tra loro; rimangono, comunque, incapaci di esprimersi pienamente”.
Buona Domenica.
                                                                      + Francesco Savino

testi biblici (Gb 7,1-4. 6-7; Sal 146; 1 Cor 9,16-19.22-23; Mc 1, 29-39)



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