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Convegno regionale, i «grandi passi» della corresponsabilità

10/02/2021

Lo scorso 31 ottobre si sono conclusi i laboratori delle Metropolie di Reggio Calabria, Catanzaro e Cosenza verso il Convegno ecclesiale regionale. Dopo un primo momento formativo assembleare, i diversi laboratori, guidati dai facilitatori, hanno visto la partecipazione delle diverse realta (uffici) pastorali delle diocesi. In esse e stato promosso un cammino per sviluppare una riflessione ed un confronto, seppur lento e problematico, intorno al processo di cambiamento e di rinnovamento, attivato dal Concilio Vaticano II e dal Post-concilio, in direzione di una reale “Conversione Pastorale” richiesta alle nostre Chiese. Ci siamo posti in ascolto della realta del- le Chiese locali in Calabria al fine di una lettura di quel processo di cambiamento culturale e pastorale a partire dalle prime due sfide dello Strumento di lavoro: il Modello di Chiesa sinodale e la Comunicazione della fede oggi. Da ogni laboratorio, attraverso alcune domande, che hanno aiutato a comprendere la sfida, sono emerse criticita (fatiche, ombre) e prospettive positive (luci) di seguito riassunte.

Circa la prima sfida, da tutte e tre le Metropolie provengono puntualizzazioni nelle quali viene percepito ancora un modello di Chiesa verticistica, piramidale, dove si rileva la persistenza di un certo “clericalismo” duro a morire, a detrimento della dignita battesimale del popolo di Dio e pertanto della corresponsabilita nella vita ecclesiale, tanto cara a Papa Francesco.

È predominante un modello di Chiesa (sia nella parrocchia che nei diversi gruppi,associazione e movimenti) di tipo autoreferenziale. Sta maturando a fatica una visione ecclesiale che ponga come dimensione fondante, unitaria e comunionale la Chiesa locale (diocesi). Nella maggior parte dei casi la chiesa e prevalentemente identificata come parrocchia che gestisce servizi.

Emerge, contestualmente, in processi di rinnovamento gia avviati a partire dal Vaticano II, nelle comunita e tra i laici in particolare, l’amore alla Chiesa, il desiderio di partecipare alla costruzione del suo rinnovamento, la disponibilita nel coinvolgimento alla formazione, all’assunzione di responsabilita e di spirito critico costruttivo.

Durante questa fase è, inoltre, giunta la notizia del trasferimento di monsignor Satriano da Rossano a Bari. Il vescovo era il delegato della Conferenza episcopale calabra per i lavori preliminari verso il Convegno ecclesiale regionale.



Sul Convegno ecclesiale regionale Avvenire di Calabria ne ha parlato con don Franco Liporace, direttore dell’Ufficio catechistico regionale, che ne segue i diversi passaggi dalla genesi sino ad oggi.

Nonostante la pandemia, si procede lungo il cammino sinodale delle Chiese calabresi. Ci può raccontare bellezze e fatiche di questo impegno?

Accogliendo la consegna e la sfida, da parte della Conferenza episcopale calabra, di un cammino sinodale e condiviso, orientato alla celebrazione di un Convegno ecclesiale regionale, che focalizzi l’attenzione sulla “Comunità Ecclesiale come grembo generativo alla fede oggi”, è maturato in questi anni un percorso di condivisione fraterna, di formazione e di ascolto laboratoriale, che vede il coinvolgimento di tutte le realtà pastorali ed ecclesiali della Regione. La pandemia non ha frenato il cammino ma ci ha provocato nella ricerca di vie nuove, per tenere viva la passione e l’entusiasmo di un sogno di Chiesa sinodale, che sta sempre più maturando nel tessuto delle diverse diocesi della Calabria.

Quali sono i temi emersi lungo questa prima fase di preparazione al Convegno ecclesiale regionale?

Dopo un tempo di sensibilizzazione che ha portato alla condivisione e all’elaborazione di un progetto condiviso, attraverso diversi incontri tra vicari generali e pastorali e responsabili degli uffici regionali, formazione dei laici facilitatori e consegna dell’Instrumentum laboris, questa fase è stata caratterizzata dalla prima assemblea nelle tre rispettive metropolie. I diversi uffici pastorali delle diocesi si sono ritrovati per una lettura della situazione ecclesiale delle comunità e l’individuazione delle opportunità possibili per il rilancio di una pastorale evangelizzante, a partire da due sfide: Quale modello di Chiesa? La comunicazione della fede oggi. Si è vissuta la bellezza di un confronto laboratoriale e arricchente.

Quali saranno i prossimi passi che ci prepareranno alla celebrazione del Convegno?

In questi mesi gli uffici pastorali delle diocesi si stanno confrontando in vista della prossima Assemblea di Metropolia che vivremo, nel rispetto delle nuove forme indicate dall’emergenza sanitaria, riflettendo e confrontandoci a partire dalle altre due sfide indicate dall’Instrumentum laboris:l’essere adulti nella fede oggi; il rilancio dell’Iniziazione Cristiana e facendo tesoro della sfida lanciata dalla pandemia a tutte le nostre comunità e ad un modo tradizionale di pensare la fede e la pastorale. Successivamente vivremo a partire dall’autunno prossimo la fase diocesana, per un coinvolgimento delle singole comunità, elaborando percorsi possibili a livello parrocchiale, vicariale e diocesano.

Modelli ecclesiali. Una sfida d’equilibrio tra tradizione e innovazione. Quale l’indirizzo che state seguendo?

Dentro un avvincente cantiere aperto, in un saggio e realistico discernimento pastorale, sta maturando una trepidante gestazione e un bel respiro di Chiesa, che vede tutti coinvolti, in una sorta di alleanza sul tema dell’evangelizzazione della nostra gente e sulla vita delle nostre comunità, nel tentativo di rivisitare uno stile capace di rimotivare la nostra pastorale e il nostro modo di essere Chiesa e per riattivare e riaccendere i nostri vissuti, facendoli nuovamente diventare “grembi generativi” fecondi e non più realtà sterili. L’indirizzo è quello consegnatoci da Papa Francesco al Convegno di Firenze e rilanciato in questi giorni, durante l’udienza tenuta all’Ufficio Catechistico nazionale, di una chiesa sinodale, lieta col volto di mamma che comprende, accompagna e accarezza, sempre più vicina agli abbandonati e ai dimenticati.

Comunicare la fede ai più giovani. Nota dolente in questa fase storica: quali strumenti avete in mente di proporre?

Durante il confronto nelle Metropolie è emersa la fatica di una Chiesa capace di comunicare la fede ai più giovani e compagna di viaggio sui loro passi, spesso inquieti e carichi di sogni e altresì l’afasia delle comunità nella trasmissione della fede alle nuove generazioni. Consapevoli del fatto che non si è alla ricerca di soluzioni o ricette, questo percorso sinodale sta avviando un processo di rinnovamento che nasce dall’ascolto e dal confronto di tutti. Il coinvolgimento della realtà giovanile nelle fasi successive risulta necessario per cogliere insieme gli strumenti e lo stile di un dialogo che li aiutino ad essere protagonisti e corresponsabili nel cammino ecclesiale.

Uno sguardo sulle famiglie. Come la Chiesa locale può supportare la sfida educativa e generatrice di fede?

L’esperienza della pandemia ci ha consegnato la centralità e l’insostituibile protagonismo della famiglia nei processi di trasmissione della fede. Si chiede, da diverso tempo, di investire migliori energie e più tempo sulla pastorale degli adulti e delle famiglie che sono per le comunità la vera risorsa. Si tratta di riscoprire uno stile di relazioni e di dialogo che aiutino le famiglie ad essere sempre più soggetti attivi per un rinnovamento delle nostre comunità. Ad oggi purtroppo la pastorale di iniziazione risulta ancora troppo concentrata sui piccoli e poco attenta al coinvolgimento attivo degli adulti e delle famiglie che spesso vivono una sorta di delega educativa alla parrocchia. Il mondo dei giovani e la delicata situazione delle famiglie, attraversate da tante ferite e fatiche, sono tra le attenzioni maggiori che questo percorso di confronto sinodale chiede di accogliere e accompagnare.

Federico Minniti


fonte: www.avveniredicalabria.it





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