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L'omelia del Vescovo Mons. Francesco Savino per la V DOMENICA DI QUARESIMA (anno B)

20/03/2021

Nel Vangelo di questa V Domenica di Quaresima, leggiamo il racconto di un fatto avvenuto a Gerusalemme, dove Gesù è andato per la festa della Pasqua ebraica, prima della sua passione, morte e resurrezione.
Alcuni greci, “timorati di Dio” (At 10,2), convertiti al monoteismo di Israele, comunicano a Filippo e ad Andrea il desiderio di vedere Gesù, di incontrarlo personalmente. La reazione di Gesù a questa richiesta è sorprendente: risponde con un discorso paradossale utilizzando vocaboli particolarmente interessanti per noi.
“É venuta l’ora che il Figlio dell’Uomo sia glorificato … adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora”: le parole di Gesù, che sembrano ignorare la domanda di quei greci, sono invece una risposta precisa: chi vuole conoscere Gesù deve guardare la croce dove si rivela la sua gloria.
Oggi siamo richiamati a volgere lo sguardo al Crocifisso non come ad un oggetto ornamentale o un accessorio di abbigliamento anche abusato - ripete Papa Francesco - ma come segno da contemplare. Il mistero della morte del Figlio Gesù si svela proprio nella sua crocifissione, supremo atto di amore, sorgente di vita e di salvezza per l’umanità. Nelle sue piaghe siamo stati guariti. L’ora del Padre è la Pasqua del Figlio. La passione e morte, che indubbiamente turba e angoscia Gesù al punto da volerne scappare, coincide con la sua resurrezione e glorificazione e con la sua Pentecoste. Proprio per quest’ora Gesù è venuto: l’ora della gloria, l’ora del giudizio e dell’attrazione a sè di tutto l’umanità. 
Gesù manifesta Dio come assoluta dedizione all’uomo. La croce è la narrazione di questo amore umanamente incomprensibile, asimmetrico e senza condizioni; la resurrezione è la vittoria sulla morte; la pentecoste è l’attestazione che non restiamo orfani perché ci viene dato lo Spirito che ci accompagna e ci consola.
L’ora del Figlio è anche giudizio sul mondo che vive nella menzogna fondata sull’odio e sull’idolatria. La Pasqua di Cristo è quindi la misura della Verità. 
Gesù, “innalzato da terra”, attira tutti a sé.
Se, come i greci, vogliamo incontrare e conoscere Gesù, dobbiamo essere consapevoli che “se il chicco di grano caduto in terra non muore rimane solo; se invece muore produce molto frutto. Chi ama la propria vita la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna”. Essere discepoli di Gesù, accettare la sua amicizia, significa vivere la propria esistenza come paradosso sapendo che soltanto quando si perde si vince. La nostra vita è feconda di bene quando è dono gratuito, in pura perdita.
Buona Domenica.

✠   Francesco Savino

testi biblici (Ger 31,31-34; Sal 50; Eb 5,7-9; Gv 12,20-33)



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