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L'omelia del Vescovo Mons. Francesco Savino per la Domenica delle Palme - Passione del Signore

27/03/2021

Con la Domenica delle Palme e della Passione del Signore inizia la Settimana Santa.
L’Eucarestia oggi è preceduta da un gesto simbolico che ci conduce alla Pasqua: la processione delle palme inneggiante a Cristo Re.
Dopo il racconto dell’entrata festosa di Gesù in Gerusalemme, la liturgia della Parola ci offre il racconto della Passione che occupa una buona parte del Vangelo di Marco. Vi troviamo l’eco dei testimoni, innanzitutto di Pietro, il cui nome torna spesso, e poi degli altri discepoli. Tutti, al momento dell’arresto del Maestro, si danno alla fuga. 
Non potendo soffermarmi su tutti i momenti della passione e morte di Gesù, quest’anno richiamo la vostra riflessione su Pietro e su Giuda.
L’evangelista Marco insiste molto sul tradimento di Pietro: prima è annunciato da Gesù nell’ultima cena e poi descritto in tutto il suo umiliante svolgimento. L’insistenza è motivata con molta probabilità dal fatto che Marco era una specie di “segretario” di Pietro e scrive il suo Vangelo in base a ricordi e informazioni ricevuti direttamente da lui. È stato, quindi, lo stesso Pietro a divulgare il suo tradimento.
Penso che Pietro, pur consapevole del suo ruolo di responsabile primo della comunità degli apostoli, dica a tutti che, anche se tradiamo Gesù Cristo, come accadde a lui, dobbiamo essere certi che siamo perdonati sempre. 
Il rinnegamento di Pietro è parallelo al tradimento di Giuda, preannunciato da Gesù nel cenacolo e poi perpetuato nel giardino degli ulivi. L’evangelista Luca scrive che Gesù, dopo essere stato rinnegato da Pietro, “fissò lo sguardo su di lui” e che Giuda si avvicinò a Gesù per baciarlo”. Pietro, “uscito fuori, scoppiò a piangere”, Giuda “uscito fuori, andò a impiccarsi”.
Queste due storie di tradimento continuano in ognuno di noi. 
Quante volte ci comportiamo come Pietro! Ci siamo trovati spesso nella condizione di testimoniare la nostra fede, le nostre convinzioni cristiane, e abbiamo preferito tacere pur di non esporci al giudizio degli altri. L’abbiamo fatto con le nostre azioni o con il nostro silenzio.
Anche la vicenda di Giuda ci appartiene tutta. Disse bene, in un Venerdì Santo, don Primo Mazzolari, quando definì Giuda “nostro fratello”, per far comprendere che tutti possiamo essere come Giuda e tradire il Signore per molto meno di trenta denari. E il nostro tradimento è aggravato dal fatto che sappiamo meglio di Giuda chi è Gesù.
Padre Raniero Cantalamessa si domanda il perché dell’esito contrapposto delle due storie: “Pietro ebbe rimorso di quello che aveva fatto, ma anche Giuda ebbe rimorso, tanto che gridò: «Ho tradito sangue innocente!» e restituì i trenta denari. 
Dov’è allora la differenza? In una cosa sola: Pietro ebbe fiducia nella misericordia di Cristo, Giuda no!
Sul Calvario accade di nuovo: dei due malfattori uno maledice, insulta e muore disperato, l’altro grida: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno», e si sente rispondere: «In verità ti dico: oggi sarai con me in paradiso» (Luca 23,43)”.
Fare Pasqua significa fare esperienza reale e concreta della misericordia di Dio in Cristo.
Si racconta che una volta un bambino a cui era stata raccontata la storia di Giuda, disse con la spontaneità e la sincerità dei bambini: “Giuda ha sbagliato l’albero a cui impiccarsi: ha scelto un albero di fico”. “E che cosa avrebbe dovuto scegliere?” gli chiede stupita la catechista. “Doveva appendersi al collo di Gesù!”. Aveva ragione: se si fosse appeso al collo di Gesù, avrebbe saputo di essere stato perdonato.
Guardando il Crocifisso con gli occhi del centurione, facciamo la nostra professione di fede e diciamo: “davvero quest’Uomo è Figlio di Dio”. Saremo abbracciati dalla sua misericordia che salva e guarisce.
Buona Domenica.

✠ Francesco Savino 

testi biblici (Is 50,4-7; Sal 21; Fil 2,6-11; Mc 14,1-15,47)



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