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A Reggio Calabria un parco donato a tutti, nel compleanno di don Italo Calabrò

11/10/2018

Un parco donato a tutti, nel compleanno di don Italo Calabrò

La Piccola Opera Papa Giovanni, nel cinquantesimo anno della sua fondazione, ha scelto il 26 settembre per la cerimonia della posa della prima pietra di quello che sarà presto “Un parco aperto a tutti – Anna Gullì”. Uno spazio donato dall’associazione a tutti i bambini e ragazzi della città, nessuno escluso. Infatti proprio il 26 settembre 1925 nasceva a Reggio Calabria don Italo Calabrò, che ha speso la sua vita a servizio di Dio e dei fratelli, soprattutto più poveri ed emarginati. Eravamo in tanti a partecipare a quel momento così significativo: operatori, soci e volontari, persone con disabilità e loro familiari, amministratori e autorità in rappresentanza delle istituzioni. Dopo l’illustrazione del progetto, il momento più emozionante è stata la benedizione che ha impartito il vescovo emerito reggino Vittorio Mondello, la scoperta della prima pietra e poi la piantumazione di alcuni arbusti posti dove sorgerà il parco giochi. Un concreto atto di amore, un dono utile che la Piccola Opera fa per ringraziare Dio e ricambiare la comunità reggina che in questi tanti anni ha accompagnato benevolmente il suo cammino. Una storia lunga, a volte faticosa, che certamente continuerà e che è nata dal cuore di don Italo e di monsignor Ferro che fin dall’inizio, la ha incoraggiata. Don Italo Calabrò, nel 1968, coinvolgendo un gruppo di suoi studenti dell’Istituto Tecnico Industriale “Panella” e altri giovani volontari, avviò la Piccola Opera Papa Giovanni proprio nella canonica della sua parrocchia dove svolgeva il ministero sacerdotale come parroco dal 1964. Nella piccola casa accolse i primi sei ragazzi con disabilità: Eugenio, Giovanni, Gioacchino, Rocco, Mario e Paolo. Gli anni seguenti sono stati un progressivo fiorire di comunità di accoglienza, centri di riabilitazione, gruppi di volontariato voluti e animati da don Calabrò. Tutto in sintonia piena con il Vangelo che – scriveva in un testo dei primi anni settanta – «deve aiutare noi cristiani a uscire fuori dal ghetto in cui tante volte ci siamo rinchiusi per incontrare fratelli e gruppi di buona volontà impegnati in questa azione di liberazione dell’uomo, senza rinunziare alla nostra identità, seriamente impegnati alla costruzione di un mondo più libero». Si don Italo ci educava a impegnarci per una autentica azione di liberazione dell’uomo che, a partire dalla conoscenza delle situazioni di povertà e di ingiustizia, si traduceva in scelte di vita personale, familiare comunitaria ed in concrete azioni di condivisione. Negli anni in cui accanto a don Italo costruivamo spazi di accoglienza e di servizio non sono mancati momenti di difficoltà che, purtroppo, si ripresentano anche ai nostri giorni, sia pure in forme diverse ma sempre con la comune tentazione di negare diritti sacrosanti e fondamentali per la piena dignità della persona. Come l’episodio gravissimo dell’agosto del 1984 quando una improvvisa decisione del Consiglio comunale di Reggio Calabria sospese tutte le convenzioni e i contributi per gli enti che operavano nel campo dei servizi sociali. E la storia si ripete ai nostri giorni. Nei mesi scorsi infatti abbiamo assistito all’ennesimo atto politico che mette a repentaglio il sistema regionale dei servizi sociali. Il Tar Calabria e il Consiglio di Stato hanno bloccato la deliberazione della Giunta regionale 449 del 2016 e di tutte le successive modifiche, relativa al regolamento sulle procedure di autorizzazione, accreditamento e vigilanza delle strutture socio assistenziali. Ritorna così in mano alla Giunta e al Consiglio regionale la responsabilità di attuare una riforma del Welfare che va assolutamente realizzata per dare risposte ai più poveri della nostra regione che hanno il diritto di poter contare su una rete di servizi in grado di liberarli dalla povertà e dalla esclusione. E poi ancora l’incredibile situazione della rete di servizi psichiatri nella Asp 5 di Reggio Calabria: sono stati annunciati e sottoscritti, con grave leggerezza, proclami di blocco dei pagamenti ai soggetti che gestiscono i servizi e, ancora più grave, le dimissioni forzate dei pazienti delle strutture, con le comprensibili conseguenze per i pazienti, quasi 180 persone, e per i loro familiari. Tempi duri, ma l’esempio di don Italo è sempre vivo e ancora alla sua testimonianza attingiamo per continuare a lottare. Si, come ci ha sempre detto: «La vita è una lotta continua… io mi sentirei un fallito come uomo, come cristiano, come prete, se dovessi arrivare alla conclusione che non lotto con gli altri. Allora la religione sarebbe veramente alienazione dell’uomo. Io non posso stare in pace, non posso addormentare la mia coscienza ». Il 26 settembre abbiamo messo un’altra pietra, quella per il parco aperto a tutti. Un altro impegno per continuare a costruire con fiducia, con coraggio, con coerenza. Come il carissimo don Italo ci ha insegnato.
Mimmo Nasone
fonte: www.avveniredicalabria.it





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