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L'omelia domenicale del Vescovo Mons. Savino per la I DOMENICA DI AVVENTO

01/12/2018

Con la prima Domenica di Avvento inizia un nuovo anno liturgico in cui ripercorriamo la vita di Gesù celebrando e rivivendo il mistero di Cristo morto e risorto. Quest’anno leggeremo il Vangelo di Luca che presenta Gesù particolarmente come profeta che annuncia la venuta di Dio tra gli uomini, nell’umiltà, nella debolezza e nella misericordia del Padre. 
Il tempo di avvento colloca l’esistenza del credente tra il “già”, la venuta di Gesù, e il “non ancora”, il compimento del Regno che coinciderà con la parusia, la venuta gloriosa e definitiva di Gesù. Tutta la vita di un credente, amico e discepolo di Cristo, si svolge tra “memoria” e apertura alla novità del futuro.
Oggi, abbiamo sentito la pagina del Vangelo di Luca, Gesù proclama la sua venuta imminente quale Figlio dell’Uomo presentata come un dramma che coinvolgerà le esistenze umane e segnerà la fine della storia: ci saranno eventi naturali che indicheranno una catastrofe, situazioni di grande crisi tra gli uomini che si troveranno davanti allo svelamento delle loro azioni giuste o ingiuste verso i fratelli. 
Allora “vedranno il Figlio dell’Uomo venire su una nube con grande potenza e gloria”: sarà un evento bello per i discepoli fedeli al Signore, i quali sono invitati a contemplare con la “testa alzata” con fierezza e saldezza, perché finalmente vedranno il compimento della promessa di Dio, la liberazione dal male subito nel tempo della storia. 
Le parole del messaggio di Gesù, anche se affidato ad un linguaggio non compatibile con la nostra sensibilità, non devono generare una reazione di spavento e paura ma vanno accolte come annuncio di ciò che veramente dà senso alla vita, alla nostra vita ferita e oppressa. 
Una certezza deve accompagnarci: la giustizia avrà l’ultima parola e per tutte le vittime e gli oppressi della storia ci sarà finalmente la beatitudine, la gioia piena.
Nell’attesa di questo evento di “liberazione assoluta”, il Vangelo ci invita a non “naufragare”, a non smarrirci: “state attenti a voi stessi che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso”. 
Siamo chiamati ad attendere con vigilanza e nella preghiera, con responsabilità e con invocazioni e suppliche, consapevoli che tutto appartiene al Signore, a Lui il primato e la signoria.
Vigilanza e preghiera costituiscono lo stile e la prassi del credente chiamato al momento opportuno a “comparire” davanti al Figlio dell’Uomo nel giorno del giudizio.
“Il Vangelo ci insegna a leggere la storia come grembo di futuro, a non fermarci all’oggi: questo mondo porta un altro mondo nel grembo. Da coltivare e custodire con combattiva tenerezza. Un mondo più buono e più giusto, dove Dio viene, vicino e caldo come il respiro, forte come il cuore, bello come il sogno più bello” (E. Ronchi).
Il dono che riceviamo in questa prima tappa dell’Avvento ci sostenga, ci conforti e ci aiuti a non sprecare la nostra esistenza.
Buon anno liturgico, buon tempo di Avvento!
                                        
                                                                          +  Francesco Savino 



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