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L'omelia del Vescovo Mons. Francesco Savino per la solennità dell'Immacolata

07/12/2018

 “La promessa di Dio, che afferma che l’inimicizia tra la discendenza della donna e il serpente conoscerà la vittoria della stirpe della donna (I lettura), trova compimento nella nascita del Messia da Maria, la benedetta tra tutte le donne (vangelo), sicché l’autore della Lettera agli Efesini può cantare che in Cristo Dio ha benedetto i credenti con ogni benedizione spirituale (II lettura)” (L. Manicardi).
Se, nell’in-principio della creazione, il peccato si rivela come deresponsabilizzazione di Adamo come di Eva (cfr. Gen 3, 12-13), cioè come esperienza della delega e della colpevolizzazione dell’altro, il Vangelo di Luca ci presenta Maria come la donna che, nella libertà, si assume la responsabilità rispetto alla parola del Signore dicendogli “eccomi” (Lc 1, 38), e Paolo, nella lettera ai cristiani di Efeso, richiama i cristiani ad assumersi la responsabilità della carità per vivere nella santità.
Alla domanda di Dio ad Adamo “dove sei?” (Gen 3, 9) alla quale Adamo, per paura e vergogna, non risponde, il Vangelo nella disponibilità di Maria plasmata dalla parola di Dio, risponde con “ecco la serva del Signore!”. Solo l’amore, che dice abbandono fiducioso al progetto di Dio, scaccia ogni paura.
Maria, prototipo dei credenti, crede nella “possibilità dell’impossibile”: lei, vergine che non “conosce uomo”, avrà un figlio. La fede è una forza che sfida l’ineluttabile e l’inesorabile. “La fede non si arrende all’ovvietà della morte e alla ripetitività coercitiva delle leggi di natura (la vecchiaia e la sterilità di Elisabetta; la verginità di Maria; ma soprattutto e prima di tutto, la morte di Cristo). Credere l’impossibile non significa dunque aprire la porte all’irrazionale, al magico, all’insensato, ma aver sempre presente la resurrezione. La fede crede l’impossibile perché crede la resurrezione. La fede fa affidamento sul Dio a cui niente è impossibile, ovvero che ha risuscitato Cristo dai morti. La forza della fede capace di trasportare montagne è tutta lì. E non è un mito, ma una realtà sperimentabile: la fede del piccolo gregge ha saputo spostare folle e affascinare i cuori di tanti” (L. Manicardi).
La preghiera che, come chiesa, facciamo nella colletta della festa di oggi, dell’Immacolata Concezione, sintetizza l’obbedienza libera e la libertà obbedienziale di Maria in rapporto al suo concepimento immacolato e ci fa cogliere la ragione del suo essere “libera dal peccato di origine”: “O Padre, che nella Immacolata Concezione della Vergine, hai preparato una degna dimora per il tuo figlio, e in previsione della morte di lui l’hai presentava da ogni macchia di peccato, concedi anche a noi, per sua intercessione, di venire incontro a te in santità e purezza di spirito”.
L’Immacolata è una creatura nella quale il progetto originario di Dio, cioè essere belli e buoni che irradiano bellezza e bontà generando un mondo armonico, è possibile e si realizza quando la persona, nella sua libertà, non consente al peccato di origine, che è il no a Dio, di affermarsi.
Maria è la credente perché ha creduto! E’ “credente” perché la sua fede  è diventata scelta in un momento particolare e preciso della sua vita, avendo un’incidenza concreta sulla sua esistenza, sul suo corpo. 
“La fede di Maria, il suo “fiat” che risponde alle parole dell’angelo, provoca un mutamento del suo corpo riplasmato dalla creatura che lei si trova a portare in grembo. Ma sempre la fede è tale se diviene corpo, se si fa corpo, se si inscrive nel corpo umano” (L. Manicardi). La risposta di Maria che mette insieme “obbedienza e soggettività”, una risposta che nella Sacra Scrittura non trova confronto, diviene per noi, oggi, occasione per una verifica seria e responsabile della nostra fede, del nostro essere credenti. L’esperienza della ragazza di Nazareth non ci è estranea. Dio posa il suo sguardo di amore su ogni uomo e su ogni donna. Anche noi, da sempre, siamo stati scelti da Dio per vivere una vita santa, libera dal peccato (cfr. Ef 1, 4). 
Ogni cristiano è chiamato, come Maria, a generare in sé Cristo per opera dello Spirito Santo, ad essere dimora di Cristo (cfr. 2 Cor 13, 5), “tempio dello Spirito” (1 Cor 6, 19).
“In questa festa, allora, contemplando la nostra Madre Immacolata,  bella, riconosciamo anche il nostro destino, la nostra vocazione: essere amati, essere trasformati dall’amore, essere trasformati dalla bellezza di Dio. Guardiamo a lei e lasciamoci guardare da lei, perché è la nostra Madre e ci ama tanto; lasciamoci guardare da lei per imparare ad essere più umili, e anche più coraggiosi nel seguire la Parola di Dio; per accogliere il tenero abbraccio del suo Figlio Gesù, un abbraccio che ci dà vita, speranza e pace” (Papa Francesco, Angelus, 8 Dicembre 2013).
Buona festa dell’Immacolata.
                                        
                                                                             ✠   Francesco Savino



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