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L’Arcidiocesi di Rossano-Cariati giosce per l’ordinazione presbiterale di don Luigi Lavia

11/12/2018

Grande la gioia e l’mozione per la ordinazione sacerdotale di don Luigi Lavia avvenuta il 7 dicembre nella Cattedrale della Achiropita alla presenza di numerosi fedeli e del presbiterio in festa.  “Vivere tutto questo all’ombra di Maria – ha affermato l’Arcivescovo Mons. Satriano -  assume una caratterizzazione particolare, quella della tenerezza”. Mons. Satriano nella sua omelia, rivolgendosi direttamente a don Luigi ha sintetizzato il senso del ministero di un presbitero nel divenire quello spazio ricco di grazia ma anche di fragilità umana dove il Signore manifesta se stesso, sposa la nostra umanità e s’incarna nella storia del suo popolo, per donargli vita. “Come Maria anche tu sei chiamato a realizzare nel quotidiano questo essere per Dio e per i fratelli; anche tu sei ciamato a realizzare, come Maria uno spazio ospitale e accogliente, dove Dio possa generare incontri, aprire percorsi di luce e nutrire di grazia il suo popolo”. L’arcivescovo ha poi consegnato a don Luigi, ma anche a tutti i presenti, alcune riflessioni “che avverto urgenti per te, per me e per noi tutti, ministri di Dio e battezzati tutti”. E’ partito da una scelta di fondo per il credente:l’ascolto. Il Vangelo diLuca ci presenta Maria in questo atteggiamento, discreto e fecondo, con cui la vita di questa fanciulla si apre a Dio.
“Come Maria lasciati guidare e destabilizzare ogni giorno da un ascolto fedele e orante della Parola, unica vera bussola a cui guardare per orientarti nelle fatiche del vivere e nelle contraddizioni fuorvianti di un’umanità segnata dal peccato”. “E’ in questo ascolto che pone radici la capacità di obbedire alla vita, alla Chiesa, e si radica un amore autentico per questa nuova famiglia che ti accoglie e che tu accogli con cuore aperto: il presbiterio diocesano”. Poi l’invito ad avere fiducia dello stile di Dio e come Lui a vestirsi di povertà
“Il Vangelo ci restituisce una verità inaudita: per entrare e dimorare nella vita, Dio si veste sempre di povertà, di panni umili di un servo. Solo chi sa vivere in se stesso l’impegno di essere servo, come Lui, può accoglierlo e generarlo ai fratelli”. Un terzo passaggio della riflessione viene tratto lo dalle parole che l’Angelo rivolge a Maria: “Concepirai e partorirai”.“C’è una corporeità del ministero che non va trascurata, a mio modesto avviso. L’incontro con il mistero di Dio, non è un fatto mentale, legato alla conoscenza (il Papa ci parla spesso del pericolo dello gnosticismo) ma trasforma essenzialmente il corpo e la vita concreta”.“In altri termini lasciati segnare la carne dal misteroche ti abita, coltiva la tua intimità col Signore perché trasfiguri la tua vita. Anche il tuo corpo sia segno vibrante di una relazione nuova che ti muove dal di dentro e ti conduce ad essere Pastore e Guida del popolo affidatoti”. 

“Lascia, ma vorrei dire a tutti noi, ha concluso l’arcivescovo, lasciamo che la Parola diventi carne, corpo e muova le nostre mani, i nostri occhi, i nostri gesti, le nostre scelte, rendendoci testimoni di giustizia, di pace, di misericordia e di tenerezza”.

Anna Russo



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