News dalla Calabria

Torna alla lista

La riflessione domenicale del Presidente della Cec, Mons. Vincenzo Bertolone. "Il diritto all’oblio, nel nome della libertà"

16/12/2018

«L’oblio ci riconduce al presente, pur coniugandosi in tutti i tempi: al futuro, per vivere il cominciamento; al presente, per vivere l’istante; al passato, per vivere il ritorno; in ogni caso, per non ripetere. Occorre dimenticare per rimanere presenti, dimenticare per non morire, dimenticare per restare fedeli».
Chissà se Gillian Brockell si sia mai ritrovata tra le mani un libro di Milan Kundera. Certo è che la tragica esperienza vissuta dalla collaboratrice del quotidiano americano Washington Post pare confermare la riflessione del famoso scrittore ceco. Pochi mesi addietro la giovane donna, aveva annunciato al mondo d’essere in attesa d’un bimbo. Lo aveva fatto attraverso la propria pagina facebook, con un post subito divenuto oggetto di profilazione pubblicitaria: nel volgere di pochi giorni, sui profili social della videomaker del Post erano comparse inserzioni legate alla maternità. Ma pure quando Gillian Brockell ha perso il figlio, interrompendo suo malgrado la gravidanza, la réclame è proseguita imperterrita, fino ad indurla a scrivere in lacrime una lettera aperta alle società gestrici dei social: «Vi prego, vi imploro: se siete abbastanza intelligenti da rendervi conto che sono incinta siete sicuramente abbastanza intelligenti anche da rendervi conto che il mio bambino è morto».
Un grido disperato, che accende i riflettori su due questioni. La prima: gli algoritmi sono la mente di processi decisionali capaci di influenzare sempre più le vite umane e di fronte alla prospettiva incarnata dall’intelligenza artificiale forte, convinta di poter presto produrre macchine non solo pensanti, ma autocoscienti, richiama tutti ad un supplemento di attenzione sulle implicazioni – etiche, e non solo – delle strade imboccate dall’umanità. C’è poi un altro aspetto, tutt’altro che secondario, che la vicenda mette in risalto. Il poeta Gibran Kahlil Gibran lo enunciava   così: «L’oblio è una forma di libertà». Invece non c’è libertà nella storia di una madre e di tante persone  che, come lei, chiedono di lasciarsi alle spalle un’esperienza dolorosa, ma non glielo consentono delle regole non scritte, ma imperanti del  consumismo, in ossequio alla visione di un’esistenza  quale richiesta  commerciale di beni  d’ogni tipo che vanno a colmare con le  cose gli spazi ove un tempo regnavano i sentimenti.
Certo, è vero: ricordare, riportare al cuore, è essenziale, ma dimenticare lo è altrettanto quando l’oblio è liberazione dalle catene della nostalgia, della recriminazione, di un passato oscuro. Al riguardo, è molto eloquente una parabola dei Chassidim, racchiusa nel Talmud: «Se ricordasse tutto, l’uomo penserebbe continuamente alla propria morte, non costruirebbe case, non intraprenderebbe nulla, non parlerebbe con gli altri, non amerebbe nessuno». Ecco, perché avere accanto anche l’angelo dell’oblio è un dono divino che permette di continuare a vivere, agire e sperare. In altre parole, come scrive Paulo Coelho, a volte «dimenticare non vuol dire cancellare, ma ricordare senza soffrire». Il minimo che un algoritmo possa fare per una madre che piange il figlio perduto. 
+ Vincenzo Bertolone



Fotogallery