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L'omelia del Vescovo Mons. Francesco Savino per la Domenica della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe

30/12/2018

Dalla notte di Natale fino all’Epifania i passi del Vangelo che leggiamo narrano la nascita di Gesù a Betlemme e l’andare verso di Lui da parte dei pastori, gli “impuri” fuorilegge di Israele(Lc 2,15-20) e dei Magi, i sapienti delle genti (Mt 2,1-12).
In questa Domenica fra l’ottava del Natale, l’attenzione è focalizzata su questa famiglia “speciale” in cui Gesù è nato ed è cresciuto. Il mistero dell’Incarnazione, oltre alla nascita di Gesù, comprende la sua crescita fisica, psicologica e spirituale, il suo divenire uomo in una famiglia e in uno specifico contesto culturale e religioso.
La famiglia di Nazareth è una famiglia unica e sui generis. C’è una donna, Maria, che è vergine e concepisce un figlio nella forza dello Spirito Santo (cf. Lc 1,31-35); c’è Giuseppe che è padre di Gesù secondo la Legge perché si prende cura di lui e lo educa; c’è Gesù, questo Figlio che solo Dio, il Padre, poteva dare agli uomini, un Figlio unico assolutamente. Siamo dunque di fronte a una famiglia irripetibile! 
Ma che cosa da essa si può cogliere di esemplare per le nostre famiglie le quali, soprattutto oggi, sono indebolite e sfigurate, contraddette da una cultura fuorviante, da comportamenti ambigui, dai «modelli» dominanti? C’è un messaggio per le nostre famiglie in questo brano del Vangelo? Sì, perché le gioie e le sofferenze sperimentate dalla famiglia di Nazareth sono umanissime e, quindi, riguardano ogni  famiglia.(cfr.E. Bianchi).
Maria e Giuseppe, famiglia ebrea e credente, educano Gesù nella fede dei padri, trasmettendogli la conoscenza del “Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe” (Es 3, 6; Lc 20, 37) ed educandolo a pregare Dio invisibile. In questo accompagnamento pedagogico, quando Gesù compie dodici anni e diventa “bar mizwah”, cioè “figlio del comandamento”, lo conducono al tempio di Gerusalemme durante la festa di Pasqua. Nel ritorno a Nazareth, i genitori si rendono conto che Gesù è “scomparso”. Molti gli interrogativi: E’ fuggito? L’hanno perso? Chi dei due doveva fare più attenzione? Maria e Giuseppe sono angosciati e, quindi, fanno ritorno a Gerusalemme, per cercarlo. Tre giorni dura una ricerca che avrà potuto causare incomprensioni tra i due coniugi come quando siamo angosciati, o in ansia e scarichiamo responsabilità ed emozioni negative su chi ci sta accanto. Non è forse questo il dramma di tanti coniugi di oggi?
“Dopo tre giorni lo trovarono nel Tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che lo udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte”. Gesù è già capace di essere discepolo, di ascoltare coloro che, per la loro assiduità alla parola di Dio contenuta nella scrittura, sono “dottori”, maestri nella interpretazione della Legge. I genitori “al vederlo restarono stupiti” e Maria, con un tono di rimprovero gli dice: “Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre ed io, angosciati, ti cercavamo”. Ma Gesù risponde: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”. Il giovanissimo Gesù afferma con determinazione che essi avrebbero dovuto sapere che la sua casa era il Tempio là dove abita la Presenza di Dio. Maria e Giuseppe non compresero le parole di Gesù tanto che, nel Vangelo di Luca leggiamo che Maria “conservava tutti questi eventi nel suo cuore” (cfr. Lc 2, 19).
Gesù tornò a Nazareth con Maria e Giuseppe e “stava loro sottomesso […] cresceva in sapienza, età e grazia, davanti a Dio e agli uomini”.
Sono santi i tre di Nazareth, sono profeti colmi di Spirito, eppure accade anche a loro di non capirsi. Ci meravigliamo noi quando non ci capiamo nelle nostre case? Tutte le famiglie sono diversamente imperfette ma tutte sono capaci di far crescere. Nella famiglia risiede il primo magistero, le prime vocali e il primo alfabeto di ogni cammino educativo. Non perdiamo la fiducia nella famiglia, nonostante le difficoltà e le mille contraddizioni. Non lasciamoci rubare la convinzione che dove c’è amore c’è anche comprensione e perdono ed anche la possibilità di ricominciare sempre da capo e di seguire percorsi di umanizzazione, di bellezza e di santità.
Buona Domenica.
                                                                            +Francesco Savino



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