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L'omelia del Vescovo Mons. Francesco Savino per la solennità della Madre di Dio (1 gennaio 2019)

01/01/2019

È il primo giorno del nuovo anno: il Vangelo ci riporta ancora davanti alla mangiatoia di Betlemme, dove è deposto il bambino appena nato, e ci invita ad incrociare il volto di Maria che oggi la Chiesa contempla come la Teotòcos, la Madre di Dio.
“I pastori andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro”: i pastori, gli impuri e fuorilegge, gli esclusi da ogni esperienza religiosa, sono sconvolti dall’accadimento che li sorprende illuminandoli con una luce nuova, mai vista e inaudita. Quel Bambino deposto nella mangiatoia cambia definitivamente il loro sguardo sulla realtà: diventano “evangelizzatori” di quello che hanno visto. “Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori”. Lo stupore è il segno dell’incontro e del cambiamento. Ed è contagioso perché chi ascolta i pastori si meraviglia a sua volta.
“Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose meditandole nel suo cuore”: anche Maria sembra completamente avvolta dagli accadimenti che la trascendono. Ci viene consegnata come l’icona del discernimento in quanto è capace di leggere e meditare gli eventi in una prospettiva “divina”, di fede. Il suo cuore è agitato ma capace di governare le emozioni e di interpretare con sapienza la “realtà” che la vede protagonista.
“I pastori se ne tornarono glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, come era stato detto loro”: allo stupore, all’illuminazione si aggiungono la lode e il ringraziamento per l’incontro avvenuto. L’esperienza cristiana è per tutti un incontro definitivo con una Persona, con Gesù che irrompe nella tua esistenza e ti cambia.
Nel tempo che passa, mentre facciamo memoria delle gioie e dei dolori, delle amarezze e degli insuccessi del tempo passato e rinnoviamo la speranza per il nuovo anno, possiamo assumere i pastori come esempi di vita e Maria come metodo e criterio per le nostre scelte.
Il primo dell’anno coincide con la Giornata Mondiale della Pace istituita da San Paolo VI. Nel messaggio di quest’anno per la 52ª Giornata Mondiale della Pace, Papa Francesco scrive: “La pace è simile alla speranza di cui parla il poeta Charles Péguy; è come un fiore fragile che cerca di sbocciare in mezzo alle pietre della violenza. Lo sappiamo: la ricerca del potere ad ogni costo porta ad abusi e ingiustizie. La politica è un veicolo fondamentale per costruire la cittadinanza e le opere dell’uomo, ma quando, da coloro che la esercitano, non è vissuta come servizio alla collettività umana, può diventare strumento di oppressione, di emarginazione e persino di distruzione”.
Forte è il richiamo del Papa sia alla Carità che alle virtù umane che soggiacciono al buon agire politico: la giustizia, l’equità, il rispetto reciproco, la sincerità, l’onestà, la fedeltà. I vizi della politica, tra i quali la corruzione, la negazione del diritto, il non rispetto delle regole comunitarie, l’arricchimento illegale, la giustificazione del potere mediante la forza, la xenofobia, il razzismo, il rifiuto di prendersi cura della terra, lo sfruttamento illimitato delle risorse naturali in ragione del profitto immediato sono da riconoscere come mali dannosi, addirittura mortali, per la vita personale e civile.
La pace, continua Papa Francesco, è “frutto di un grande progetto politico che si fonda sulla responsabilità reciproca e sulla interdipendenza degli esseri umani. Ma è anche una sfida che chiede di essere accolta giorno dopo giorno”, con la conversione del cuore e dell’anima.
Che sia un anno di pace, il 2019, in compagnia di Maria, donna del discernimento.
+Francesco Savino



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