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La riflessione domenicale del Presidente della Cec, Mons. Vincenzo Bertolone. "I Magi, cercatori di Dio"

06/01/2019

«I bambini sono grati alla Befana che mette nelle loro calze doni di giocattoli e dolci. Posso io non essere grato a Dio che mi ha messo nelle calze il dono di due meravigliose gambe?»
Ci sono tanta poesia, ed una grande verità, nelle parole dello scrittore Gilbert Keith Chesterton: se l’Epifania è una delle feste più attese dai bambini, al tempo stesso è il simbolo del senso autentico della cristianità. Le gambe evocate dallo scrittore inglese, difatti, altro non sono che il plastico emblema di quella tensione che  ci induce a cercare – non sempre a trovare – Cristo. I Magi, simbolo di questo andare, si muovono seguendo una stella che indica nitidamente la traiettoria da seguire. Recitato, cantato, scolpito, dipinto, il racconto del loro viaggio verso il Creatore divenuto creatura si è riproposto lungo i secoli nell’arte, nella letteratura, nelle tradizioni, mettendone in risalto la dimensione missionaria e l’impegno di evangelizzazione, attraverso l’elaborazione di una riflessione nuova sul senso del dono. «Essi», come disse papa Benedetto XVI nell'omelia della solennità dell'Epifania del 2011, «erano probabilmente dei sapienti che scrutavano il cielo, ma non per cercare di leggere negli astri il futuro, eventualmente per ricavarne un guadagno; erano piuttosto uomini in ricerca di qualcosa di più, in ricerca della vera luce, che sia in grado di indicare la strada da percorrere nella vita. Erano persone certe che nella creazione esiste quella che potremmo definire la firma di Dio, una firma che l’uomo può e deve tentare di scoprire e decifrare».
La loro, dunque, è la storia di un viaggio pieno di insidie e pericoli, alla stregua di quello di Abramo, che «partì senza sapere dove sarebbe andato» (Ebrei, 11, 8). Il filosofo francese Emmanuel Lévinas, ha sottolineato non a caso che al mito di Ulisse che ritorna ad Itaca, al quieto vivere familiare, al passato nostalgico, nella Bibbia fanno da contraltare le vicende di Abramo e dei Magi, che lasciano la  patria per una terra e una famiglia ignota. Un peregrinare consapevole e mai casuale che, va da sé, esige distacco, coraggio, ricerca, fede, speranza. Ecco perché i “re” venuti da Oriente diventano cercatori di verità: diversamente da loro, chi è legato alla terra da cose e da  vincoli è incapace di essere pellegrino. Chi è convinto di possedere tutto e di avere già il monopolio della verità non ha l'ansia della ricerca:, piuttosto, richiama alla mente i sacerdoti di Gerusalemme del racconto matteano, freddi interpreti di una parola biblica che non li coinvolge e men che meno  li converte. 
Questa lettura dei fatti, ci dice che chi si è troppo ben collocato nella sua città non ha bisogno di Betlemme. Anzi, a Betlemme guarda come ad un insignificante villaggio. Cuori induriti, lontani e cinici, che possono però ritrovare la tenerezza perduta. Basterebbe riandare, se non ai Magi, alla Befana. Basterebbe abbandonarsi, tornare ad essere per un po’ quei bambini che un tempo si è stati, per riuscire a chiedere perdono ed a perdonarsi, oltre ogni orgoglio. 
Auspico che i magi, il Bambino e la semplicità dei bimbi, inquietino il nostro cuore, facendoci umili cercatori con  il desiderio di Dio

+ Vincenzo Bertolone



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