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L'omelia domenicale del Vescovo Mons. Savino per la FESTA DEL BATTESIMO DEL SIGNORE

12/01/2019

E’ la Festa del Battesimo di Gesù, il suo primo atto da uomo maturo, la sua prima apparizione pubblica.
L’esperienza del battesimo corrisponde ad una svolta nella vita di Gesù: tutti i Vangeli lo ricordano. 
Secondo l’evangelista Luca, Giovanni il Battista aveva detto: “dopo di me viene colui che è più forte di me e vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco, vi immergerà nel vento e nel fuoco di Dio”. 

“Il fuoco è il simbolo che riassume tutti gli altri simboli di Dio… Il fuoco è energia che trasforma le cose, è la risurrezione del legno secco del nostro cuore e la sua trasfigurazione in luce e calore. Il vento: alito di Dio soffiato sull’argilla di Adamo, vento leggero in cui passa Dio sull’Oreb, vento possente di Pentecoste che scuote la casa. La Bibbia è un libro pieno di un vento che viene da Dio, che ama gli spazi aperti, riempie le forme e passa oltre, che non sai da dove viene e dove va, fonte di libere vite” (Ermes Ronchi).
Per Giovanni Battista il battesimo era il segno concreto della disponibilità alla conversione in vista del regno veniente, segno di un deciso cambiamento di vita, di un ritorno a Dio da cui origina una vita nuova, un “battesimo di conversione per la remissione dei peccati” (Lc 3, 3). Anche i pubblicani, cioè i peccatori pubblici, “vengono da Lui per farsi battezzare” (Lc 3, 12). Nella fila di peccatori che si recano da Giovanni confessando i propri peccati, c’è Gesù, confuso tra la folla anonima, senza alcuna distinzione dai peccatori. E’ la sua prima immagine di vita pubblica consegnataci dai quattro Vangeli: Gesù inizia il suo ministero con una scelta di svuotamento e di umiliazione (cfr. Fil 2, 6-8), e questo sembrò talmente scandaloso per alcuni cristiani della prima generazione che si cercò di minimizzare tale esperienza. Lo stesso Luca non si sofferma sui particolari della immersione di Gesù. Scrive infatti: “Mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera”.

Gesù, colui che è “senza peccato”, si presenta in mezzo ai peccatori e si mette in fila per ricevere l’immersione in vista della remissione dei peccati. A differenza degli altri Vangeli, nel racconto lucano, Gesù sta “in preghiera”.
Cosa significa “pregare”? Fare silenzio, fare spazio dentro di sé allo Spirito di Dio per accogliere la Parola che lo Spirito stesso fa risuonare. Questa è la preghiera cristiana: non parole rivolte a Dio, non ripetizione di formule, non esercizio di affetti, ma silenzio, predisposizione di se stessi all’accoglienza della Parola e dello Spirito di Dio. 
Avviene per Gesù ciò che avviene per la prima comunità dei discepoli, dopo la sua resurrezione, quando resta in preghiera, fa spazio allo Spirito e lo riceve. (cfr. Atti 1,4; Atti 2,1-12). Per questo Gesù, secondo Luca, parlando della preghiera e di come essa viene esaudita, precisa: “Se voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono” (Lc 11, 13).
Mentre Gesù è immerso nell’ acqua e nella preghiera, “il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento»”. Nessuno sente la voce, nessuno vede scendere lo Spirito all’infuori di Gesù. Si tratta di un’esperienza nella quale si rivela l’identità di Gesù ed anche la sua chiamata di servo del Signore, una chiamata profetica e messianica.
“Gesù aveva circa trent’anni” (Lc 3, 23) annota Luca subito dopo. Sono trascorsi molti anni di vita nascosta, da quando Gesù dodicenne, ebreo tra gli ebrei, il “figlio del comandamento” (cfr. Lc 2, 41-50), viene ritrovato nel tempio. 

Dal battesimo di Gesù scaturisce per noi cristiani battezzati, immersi nella morte e resurrezione di Cristo, la domanda: siamo disposti a conoscere ed accogliere la nostra personale vocazione e missione? A manifestare che Dio è misericordia, nonostante il nostro peccato?

Papa Francesco, nell’Angelus della Festa del Battesimo del Signore del 10 Gennaio 2016, invitava a pensare al giorno del nostro Battesimo e a ringraziare per questo dono. Affidava a ciascuno il compito di ricordare la data del proprio Battesimo, a ricercarla nel caso non si conoscesse perché, diceva “Festeggiare quel giorno significa riaffermare la nostra adesione a Gesù, con l’impegno di vivere da cristiani, membri della Chiesa e di una umanità nuova, in cui tutti sono fratelli”.
In questa Domenica, riconosciamo tutti la bellezza della nostra chiamata.

                                                                  ✠   Francesco Savino



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