News dalla Calabria

Torna alla lista

L'omelia del Vescovo Mons. Francesco Savino per la II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

19/01/2019

Se l’Epifania è la manifestazione di Gesù a tutti, il Battesimo la Sua rivelazione al popolo d’Israele, nelle nozze di Cana, Gesù si manifesta ai suoi discepoli.
Secondo il Vangelo di Giovanni, l’attività pubblica di Gesù incomincia con un “segno”, un’azione che può sembrare insolita se non strana. Ci troviamo a Cana, un’oscura borgata della Galilea, dove è in corso una festa ed è già “il terzo giorno” che, nella tradizione ebraica, era il giorno dell’alleanza quando Dio si manifestò sul Sinai, come si legge nel libro dell’Esodo. Dunque, nel IV Vangelo, questo racconto è collocato all’insegna dell’alleanza. Alle nozze partecipa Maria che viene raggiunta da Gesù con i discepoli.
Degli sposi non si dice nulla. Non si sa chi siano e non intervengono in nessun modo: tale particolare ci orienta nella comprensione del linguaggio simbolico cui è affidato il messaggio.
Durante il matrimonio viene a mancare il vino e ciò può minacciare la gioia della festa: interviene la Madre di Gesù che si rivolge al figlio dicendogli: “non hanno più vino”.
“Essa non chiede nulla, non impone al figlio ciò che egli deve fare; gli espone semplicemente la situazione, rispettando pienamente la sua libertà e rimettendosi alla sua iniziativa. Gesù reagisce in modo duro, sembra addirittura non riconoscere il legame di sangue presente tra sé e la madre. La chiama: «donna», come se fosse per lui una sconosciuta, e prende da essa le distanze affermando: «Che c’è fra me e te?». Ma queste parole acquistano un significato diverso per chi ricorda che, al momento di intraprendere la sua missione, Gesù aveva lasciato la casa e la madre, formando con i suoi discepoli una nuova famiglia (cf. Mc 3,20- 21.31-35)” (E. Bianchi). 
Gesù poi aggiunge: “Non è ancora giunta la mia ora”.
Di quale ora parla?
Quella in cui, attraverso la sua morte e la sua resurrezione, saranno celebrate in modo definitivo le nozze tra Gesù, lo Sposo, e l’umanità intera (cfr.Gv12,23;13,1;17,1). Dalle nozze di Cana tutta la vita di Gesù consisterà in un andare verso quella “ora”, ora di passione e di morte, ora di resurrezione e di glorificazione.
Sua Madre dice ai servitori: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela” mostrandosi obbediente al figlio e chiedendo che la Sua parola sia ascoltata: l’acqua versata nelle sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei giudei, allora, si trasforma in un vino abbondante e pregiato. Ora la festa piena è possibile, inizia il tempo del “fidanzamento” tra Gesù e la sua comunità, sua sposa (cfr. 2Cor 11, 2; Ef 5, 31-33).
Scrive san Tommaso d’Aquino: “Se Gesù non ha voluto fare del vino partendo dal nulla ma a partire dall’acqua, è per mostrare che egli non veniva assolutamente per fondare una nuova dottrina e rigettare l’antica, ma per compierla”.
L’evangelista Giovanni commenta l’accaduto di Cana con le parole: “Fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; Egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in Lui”.
Subito dopo questo evento, Giovanni Battista si definirà l’“amico dello sposo” (Gv 3, 29) e trasalirà di gioia inesprimibile anche perché i suoi discepoli sono ormai passati alla “comunità nascente” di Gesù.
Due domande ci aiutano ad acquisire sempre più la consapevolezza del nostro essere cristiani: “Siamo la comunità–sposa di Gesù Cristo? Comprendiamo che, nella liturgia eucaristica, celebriamo l’alleanza eterna con il Signore, comunicando al vino buono e abbondante del Regno, in attesa della sua venuta nella gloria (cf. Ap 22,17-20)?”.
Cerchiamo una risposta a queste domande e viviamo una bella Domenica!

+ Francesco Savino



Fotogallery