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La riflessione domenicale del Presidente della Cec, Mons. Vincenzo Bertolone. "Tra falsi miti e veri martiri"

20/01/2019

"In ogni situazione ciascuno assume un contegno e un atteggiamento esterno per sembrare come vuole che lo si creda. Perciò si può dire che il mondo è composto soltanto da maschere".
A leggere le cronache con gli occhi dello scrittore francese François de La Rochefoucauld, si dovrebbe riconoscere la fondatezza del suo giudizio. In effetti, ripensare ad alcuni tra i più recenti fatti, quali l’arresto in Campania, per connivenza con i clan, di due imprenditori ritenuti avversari della camorra per l’impegno profuso negli ultimi anni e perché il padre era stato ucciso dai camorristi per punirlo di non essersi piegato alla legge del “pizzo”, crea disorientamento. Nulla di definitivo: i due avranno ragioni da esporre in un’inchiesta ancora in corso ed in un eventuale processo. Ma a parte la loro vicenda personale e penale, e del loro dover essere considerati innocenti fino a sentenza pronunciata, ciò non toglie che, come in altri casi simili, tutt’intorno si diffondano delusione ed amarezza.
Tra le motivazioni alla base di questa diffusa sensazione non si può negare vi sia anche il modello culturale sul quale la battaglia alle mafie è stata improntata, da tempo, con una stanca ritualità di gesti, simboli, segni buoni ad esclusivo consumo dei media, ma poco efficaci nella lotta alla malavita, che e di fatto ha prosperato. Tanti, troppi, sono stati – e forse ancora sono – gli impostori che, puntano sull’apparenza, hanno sfruttato il lavoro dei tantissimi in buona fede, di quelli che i padrini ed i picciotti li hanno combattuti giorno dopo giorno, senza clamore, semplicemente facendo il proprio dovere, con convinzione  e senso di responsabilità. Non era forse un caso che già qualche mese dopo l’uccisione a Palermo di don Pino Puglisi così un presbitero palermitano commentasse su un quotidiano dell’Isola: «Cosa resta di te e del tuo operato? E’ certo che Brancaccio è passata da territorio emarginato ad area geografica al centro dell’attenzione, ma si sta impostando un lavoro diverso da quello che avevi iniziato tu. Forse ai quattro famosi peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio ci sarebbe da aggiungerne un quinto: rendere inutile la morte dei profeti».
Il rischio corso è stato grande: rendere inutile persino la morte di martiri come il beato Puglisi. Eppure, è nel sangue versato che trovano linfa i semi che oggi danno speranza e che dicono che esistono il bene e il male e che bisogna scegliere,  anzi saper scegliere. Lo dimostrano, ad esempio, le cooperative che hanno fatto rinascere i beni confiscati, le associazioni che hanno promosso iniziative di resistenza, le buone amministrazioni locali, le buone imprese, i bravi insegnanti che nelle scuole hanno custodito la memoria di chi ha dato la vita in questa lunga lotta.
Insomma, recitare ed esibirsi sarà sicuramente più facile che essere coerenti e testimoni autentici, ma non c’è dubbio: tirarsi indietro di fronte al disvelarsi delle apparenze non paga. Per dirla con Paulo Coelho, bisogna resistere perché la resa non è la soluzione: «Di solito, è l’ultima chiave del mazzo quella che apre la porta».
+ Vincenzo Bertolone



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