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L'omelia del Vescovo Mons. Savino per la III Domenica del Tempo Ordinario

26/01/2019

Oggi abbiamo letto due brani del Vangelo di Luca: il prologo e il racconto dell’inizio della predicazione di Gesù.
Iniziando il suo libro, nel prologo, Luca si rivolge a Teofilo, “l’amante di Dio” e gli dichiara la sua intenzione: poiché molti hanno narrato la vicenda di Gesù e lo hanno fatto tenendo presente la testimonianza di coloro che l’avevano conosciuto o ascoltato o visto, anche lui ha deciso “di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato, in modo che tu, illustre Teofilo, possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto”.

Con una mirabile sintesi, l’evangelista dichiara l’essenziale della nostra fede: “Dio nessuno lo ha mai visto, ma Gesù, che è il Figlio da Lui inviato, Gesù uomo in tutto come noi, ce ne ha fatto il racconto” (cfr. Gv 1, 18).

Abbiamo anche sentito che nella sinagoga di Nazareth, durante la liturgia del sabato, Gesù legge e commenta un passo di Isaia. Egli viene presentato nella sua ebraicità: il riferimento al luogo dove era stato allevato rinvia alla famiglia dove ha ricevuto educazione e formazione; l’annotazione “secondo il suo solito” rinvia al mondo religioso, soprattutto all’esperienza liturgica che ha nutrito la sua crescita spirituale e la sua relazione con Dio.
Tutto ciò che accade in questa sinagoga di sabato rimanda alla ripetitività dei gesti liturgici: ricevere il rotolo, svolgerlo, leggerlo, ripiegarlo, consegnarlo all’inserviente. Ripetitivi sono anche il giorno, il sabato, il luogo, la sinagoga, il libro, il rotolo della scrittura.

Soltanto lo Spirito Santo vivifica tutto ciò che rischierebbe di diventare stanca abitudine.

È lo Spirito che rende la “memoria” una “attualità”!

Nella sinagoga “gli occhi di tutti erano fissi su di lui”! Gesù commenta la parola del profeta Isaia “compiendola”: la parola del profeta è fatta carne in Gesù: Egli sta dalla parte degli oppressi, mai da quella degli oppressori. Gesù è venuto per riportare a Dio i lontani, i disperati, gli sfiduciati, i marginali, i senza voce. 
La bella notizia, il Vangelo, che Gesù annuncia è che Dio, svuotandosi, si si prende cura dell’uomo! In Dio siamo liberi! 
Il Cristianesimo non è una ideologia tra le tante, una filosofia, una teoria buona sulla vita, non è neanche un’etica, una morale, un insieme di prescrizioni, il Cristianesimo è Gesù stesso che libera in maniera sconvolgente ogni persona umana.
Quando incontri Gesù, avverti un’esplosione di potenzialità sopite, una energia che ti spinge oltre. 

Nella sinagoga di Nazareth inizia un’autentica liberazione da ogni forma di negazione e di oppressione, inizia una umanità nuova: sconforto, dolore, angoscia sono parole penultime, perché l’ultima parola, con Gesù, è gioia.
Abbiamo consapevolezza che Gesù, una volta incontrato, apre l’esistenza all’unica gioia possibile?
Cerchiamo una risposta a questa domanda e viviamo una buona Domenica.

+Francesco Savino



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