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L'omelia domenicale di Mons. Francesco Savino - IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

02/02/2019

Oggi, IV Domenica del T.O., Gesù ci richiama ancora nella sinagoga di Nazareth dove dice “Oggi si è compiuta questa scrittura che voi avete ascoltato”, dopo aver proclamato la profezia di Isaia. In un primo momento  “tutti gli davano testimonianza” ed erano meravigliati. Ma poi, come succede spesso nel cuore umano, guazzabuglio di emozioni, i presenti passano dalla meraviglia  alla delusione, dallo stupore a un “delirio omicida”: “lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città per gettarlo giù”.
Al tempo di Gesù come in questi giorni, è difficile accogliere un profeta, accettare le sue parole di “fuoco e di luce”, di verità e di giustizia. Il profeta è una persona scomoda perché non scende a compromessi, obbedisce soltanto alla volontà di Dio e non consente la mondanizzazione delle sue parole; è segno di contraddizione, smuove la vita, scuote le coscienze e attiva processi di cambiamento.
I compaesani di Gesù si difendono da Lui, lo guardano superficialmente, si limitano a ripetere che è il figlio di Giuseppe, un uomo qualsiasi. Gesù racconta un Dio che non corrisponde ai loro schemi e mette in luce l’errore in cui essi cadono e persistono. Infatti gli chiedono di compiere anche a “casa sua” gli stessi gesti terapeutici compiuti a Cafarnao. Ci troviamo dinanzi alla consueta tentazione di ridurre Dio a un “distributore di grazia”.
Gesù allora afferma che “nessun profeta è ben accetto nella sua patria” e ricorda i profeti Elia ed Eliseo suscitando la reazione furiosa dei presenti che “si riempirono di sdegno” e provarono ad ucciderlo. Ma Egli non fugge, non si nasconde, passa in mezzo a loro mostrando che la profezia si può ostacolare ma non bloccare, che lo Spirito della profezia è vitale e incontenibile.
Questa Parola di oggi illumina la festa del patrono della nostra Diocesi, San Biagio, vescovo vissuto tra il III e il IV secolo a Sebaste in Armenia e venerato anche dai Cristiani Ortodossi. Poiché si rifiutò di rinnegare Cristo nel processo intentatogli dai Romani, fu sottoposto a torture e decapitato. Dal particolare agiografico in cui si racconta di una donna accorsa al corteo che lo accompagnava al patibolo con il figlioletto esanime per una lisca di pesce conficcata in gola, ha origine il rito del sacerdote che impone due candele incrociate sulla gola dei fedeli, durante la festa.
Siamo tutti esposti al rischio di limitarci a chiedere a san Biagio, come ad altri Santi, un intervento di guarigione per i malanni fisici dimenticando di lasciarci interpellare dalla fede esemplare del martire che, invece, incoraggia la nostra testimonianza di vita cristiana.
La santità è il nostro Destino. 
Questo lo dico soprattutto a voi tre, carissimi seminaristi, Gennaro, Luca e Mansueto, che chiedete di essere ammessi tra i candidati all’Ordine Sacro. La vocazione al ministero presbiterale, che si innesta sulla vocazione battesimale di tutti i battezzati, è un dono di Dio per le persone scelte e per la comunità ecclesiale.
La crisi delle vocazioni al ministero sacerdotale è crisi di amore. Dove si educano e si aiutano le giovani generazioni ad amare Dio con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutte le forze, e il prossimo come se stesso, si prepara il terreno perché queste chiamate “speciali” del Signore, siano accolte e aiutate a fiorire
Nella Chiesa, il Rito di ammissione, si celebra quando risulta che il proposito degli aspiranti all’Ordine Sacro, convalidato dalle testimonianze degli educatori, ha raggiunto una sufficiente maturazione. Gennaro, Luca e Mansueto hanno iniziato, già da tempo, nel Seminario interdiocesano di Catanzaro e nelle rispettive comunità parrocchiali, un percorso di discernimento che continuerà da oggi in maniera più rigorosa.
Tutti noi ci impegniamo a seguire questi nostri fratelli con la preghiera rivolta al Signore perché doni loro la fedeltà alla vocazione ricevuta e “porti a compimento” l’opera che ha iniziato. San Biagio ottenga per noi di cogliere il legame intimo tra vocazione, missione e santità.
Carissimi figli, Gennaro, Luca e Mansueto, ve lo dico con tutto l’affetto di Pastore: se non vi sentite pronti a giocarvi tutto per Cristo, ripensate seriamente alla vostra scelta! Non vi spaventino le fragilità, i limiti, le contraddizioni: la Grazia vi sosterrà e vi accompagnerà. La bellezza dei vostri giorni starà sempre nella vostra interiorità e spiritualità.
Impegniamoci tutti, in questo giorno di festa, a vivere la santità nell’ordinarietà e voi, cari seminaristi, lasciatevi contagiare dal Cristo in maniera da essere contagiosi con chi incontrate, soprattutto i vostri coetanei.
La Madonna che, come ha detto a Panama Papa Francesco, è la “influenzatrice” di Dio, non vi farà mai mancare la sua compagnia se la invocherete fedelmente.
+  Francesco Savino

*(A Cassano allo Ionio - Festa di San Biagio, patrono della Diocesi) 


    



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