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La riflessione domenicale del Presidente della CEC, Mons. Vincenzo Bertolone. "Le ragioni della pace"

10/02/2019

«La prima condizione perché il dialogo sia possibile è il rispetto reciproco, che implica il dovere di comprendere lealmente ciò che l'altro dice».
È saggio tener conto del pensiero del filosofo Norberto Bobbio per rileggere sotto la giusta luce il viaggio di papa Francesco in Medio Oriente, già entrato a pieno titolo nella storia come una delle pagine più significative del dialogo interreligioso e dell’amicizia tra i popoli. Echi che rimandano all’ottobre del 1986, quando san Giovanni Paolo II convocò ad Assisi gli esponenti di varie religioni per celebrare con essi la Giornata mondiale di preghiera per la pace. In particolare, nel corso della sua visita ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, il Santo Padre ha mostrato che cosa sia, nei fatti, il coraggio evangelico di gettare ponti, come ottocento anni fa san Francesco, che sebbene sconsigliato dal farlo, attraversò le linee dell’esercito crociato per incontrare in Siria il sultano al-Malik.
L’iniziativa del Pontefice, in questo momento storico complesso, segnato da guerre, terrorismo, violenze e ingiustizie, causa di povertà e migrazioni forzate, è stata coronata dal Documento sulla fratellanza umana, siglato con Ahmad Al-Tayeb, grande imam di Al-Azhar, figura autorevolissima e ascoltata: nonostante la fede islamica non preveda gerarchie né rappresentanti, sicuramente esprime - con la sua persona - il suggello ad un confronto non formale col mondo musulmano, o almeno con buona parte di esso. Un incontro di volontà e di visioni che è insomma come un giro di boa, un prendere per mano l’altro, riconoscendone l’importanza, pur nelle diversità, per affrontare insieme il cammino verso la pace e la giustizia, l’unico che può portare lontano. Non a caso la Dichiarazione è sottoscritta «in nome della fratellanza umana che abbraccia tutti gli uomini, li unisce e li rende uguali». Essa è stata redatta «in nome di questa fratellanza lacerata dalle politiche di integralismo e divisione e dai sistemi di guadagno smodato e dalle tendenze ideologiche odiose, che manipolano le azioni e i destini degli uomini». Da tutto ciò l’impegno comune, in cui, tuttavia, alcuni più di altri sono esplicitamente chiamati all’azione. Infatti, è scritto nel Documento, «ci rivolgiamo agli intellettuali, ai filosofi, agli uomini di religione, agli artisti, agli operatori dei media e agli uomini di cultura in ogni parte del mondo affinché riscoprano i valori della pace, della giustizia, del bene, della bellezza, della fratellanza umana e della convivenza comune, per confermare l’importanza di tali valori come àncora di salvezza per tutti e cercare di diffonderli ovunque».
È una testimonianza chiara: le religioni non dividano, non escludano. Al contrario aiutino a restare ancorati alla pace, a sostenere i principi della reciproca conoscenza, a dare valore a saggezza, giustizia e carità: è sul rispetto reciproco che si costruisce la convivenza in vista del futuro e della Luce Vera, quella che tutto illumina fugando le tenebre del mondo.

+ Vincenzo Bertolone



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