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Incontro-Dibattito a Rossano. PER NON DIMENTICARE: L’ APPELLO AI LIBERI E FORTI CENTO ANNI DOPO

26/02/2019

Si è svolto a Rossano il 22 febbraio u.s., nella Biblioteca Diocesana “Santi Nilo e Bartolomeo”, nel bellissimo centro storico bizantino, un Incontro-Dibattito interessante e partecipato  per  ricordare   il 100° anniversario della fondazione del Partito Popolare Italiano costituito a Roma nel1919 e l’Appello ai Liberi e Forti, firmato da Don Luigi Sturzo ed altri amici.
Il salutounito alla motivazione dell’incontro, che potrebbe essere sintetizzato giornalisticamente con l’’espressione :”Per non dimenticare…”,è stato tenuto da Don Giuseppe De Simone, Direttore della Biblioteca diocesana e Vicario episcopale per la cultura e l’ecumenismo, nonchè docente ordinario di Teologia patristica e Teologia trinitaria,presso l’Istituto Teologico “S. Pio X” di Catanzaro, mentre l’introduzione è stata curata dall’Ing. Franco Rizzo, presidente del Circolo culturale ricreativo “U. Zanotti Bianco” di Mirto-Crosia, dal momento che l’evento è stato organizzato in collaborazione con questo centro di cultura. Nel dibattito sono intervenuti Il Dr. Giuseppe Ferraro, il prof. Giampiero Calabro, l’Avv. Natale Graziano, Il prof. Enrico Iemboli e il prof. Daniele Garofalo. Erano presenti Don Giuseppe Straface, Vicario generale, Don Francesco Romano, Direttore dell’Ufficio diocesano famiglia e Parroco di S. Bartolomeo al Traforo, una rappresentanza di giovani del Liceo classico “S. Nilo”, accompagnati dal Prof. Garofalo e diversialtre persone e rappresentanti di associazioni locali.
Le relazioni svolte da coloro che sono intervenuti hanno inquadrato bene, e in maniera approfondita ,il contesto storico nel quale fu costituito il PPI , riuscendo a  dimostrare che il “popolarismo e il pensiero di Sturzo“ sono ancora attuali , pur in una situazione storica diversa , in direzione della realizzazione della “buona Politica”per il bene comune.
Il pensiero di Sturzo, infatti, si fondava sul principio che “l’impegno socio -politico dei cattolici va  sempre ricondotto alle finalità  naturali della politica, ovvero la carità e il servizio”, alla luce della Rerum Novarum di Papa Leone XIII ,indicazionida riprendere ,ancora oggi, sulla linea tracciata dal Cardinale  Gualtiero Bassetti-Presidente della Conferenza Episcopale Italiana- e relativa  al rapporto tra icattolici e l’impegno politico.
Sturzo da Pro Sindaco di Caltagirone e poi anche da Consigliere Provinciale di Catania aveva per le autonomie locali una particolare attenzione , considerandole fondamentali per un sempre più democratico assetto istituzionale.
 Il contesto di oggi  è diverso rispetto a 100 anni addietro, anche se ,per alcuni aspetti,quanto scriveva  Sturzo,nel gennaio nel Gennaio del 1922, poco prima dell’avvento del Fascismo, rimane più che attuale “il Parlamento pur essendoci ,esiste e funziona poco, spesso  è mortificato con uomini politici se non assenti, quasi non ci sono , come i partiti ,e lo Stato è sul punto della dissoluzione “.
 Sembra quasi la situazione odierna , una classe dirigente/parlamentare che,per una Legge elettorale  se non dubbia alquanto  anomala, è quasi cooptata , con “primarie telematiche” gestite con tecniche impenetrabili e non “democraticamente verificabili”,come recentemente accaduto  in occasione della consultazione promossa da Cinque Stelle per il “caso Diciotti /Salvini”,dove  la piattaforma Rousseau spesso, si è “disconnessa “ generando non pochi dubbi e perplessità con buona pace del Garante Grillo.
In questo periodo, definito di” populismo dilagante e di democrazia declinante”, forse, riprendere, adattandolo ai tempi attuali, l’Appello ai “ liberi e Forti”del 18 gennaio 1919 può essere utile per costruire una nuova prospettiva.
Le teorie di  Sturzo sono ancora valide , come ad esempio la proposta  avanzata nel congresso del PPI di  Napoli nel 1923,dove,nel discorso considerato dagli storici , a cominciare dal Prof. Gabriele De Rosa,il punto più alto  dell’analisi meridionalistica sturziana, veniva sottolineato che occorreva “una politica forte  orientata al bacino mediterraneo, atta a crearealMezzogiorno un hinterland che va dal Nord Africa, all’Albania, alla Spagna, all’Asia per dare la spinta al Sud e  creare maggiore sviluppo in una nuova politica economica mediterranea”.Sembra, senza particolare retorica,quasi un’ analisi elaborata oggi quando si discute della nuova politica economica mediterraneanon solo nella nostra regione, ma nel più vasto ambito europeo.
Anche sul piano sociale ed economico Sturzo fu propositivo, come ad esempio con l’azionariato operaio per una  nuova sintesi tra Capitale e Lavoro,idea che Giolitti, per miopia politica, non recepì.
Anche   nello studio del fenomeno mafioso,Don Sturzofu incisivo e concreto, nel prevedere quanto  si verificò con la trasformazione della vecchia mafia del latifondo in mafia imprenditrice ; poco prima di morire,nel 1958, in coincidenza della cd. “operazione Milazzo”avvenuta alla Regione Siciliana scrisse : ”povera Sicilia e povera Italia,ora la mafia diventerà più crudele e risalirà l’intera penisola e forse andrà oltre le Alpi “, pensiamo a  quanto accaduto, a questo riguardo ,anche di recente,in Val D’Aosta, Veneto e Lombardia.
Una previsione che, purtroppo, si è avverata e che, riprendendo il pensiero sturziano,richiede, da parte dello Stato ,una capacità di coinvolgimento democratico per combattere la mafia non solo con una presenza sempre più puntuale delle Istituzioni preposte, ma anche con iniziative culturali e sociali sempre maggiori  dell’ Associazionismo  civile ,  sociale e religioso, presente  nel nostro territorio.Occorre, mi sembra, per  i cattolici di  oggi,riprendere quanto scritto dalSen.Prof.Gabriele  De Rosa che, nel libro “Sturzo mi disse “  ci ricorda :“: Spero che i cattolici riprendano coraggio, cercando di essere sempre se stessi, affrontando le difficoltà che la vita impone, nella convinzione che la missione del cattolico – in ogni campo dell’attività umana, politica, sociale,culturale ed  economica deve essere impregnata di ideali superiori”.L’obiettivo fondamentale da perseguire -  oltre l’interessante e stimolanteConvegno, svoltosi nella nostra provincia a Rossano - sulla base della rilettura, in termini attuali, dell’esperienza sturziana,deve essere quello di contribuire  “allabuona Politica per il  Bene Comune”.Tanto per superare,come affermato dal Card. Bassetti “l’astuzia che si serve dell’ignoranza, i richiami gridati, le risposte frettolose”, così da “governare il paese per servirlo “, eliminando “l’indifferenza ed evitando che le paure e i timori si possano trasformare in rabbia”, magari generando gravi conflitti sociali  dagli esiti imprevedibili.
Il popolarismo sturziano , che rappresentò per l’epoca in cui si affermò–sia pure, purtroppo per un brevissimo periodo,la terza via dopo il liberalismo giolittiano, ormai al tramonto  e il socialismo ancora agli inizi - può ancora oggi  essere un riferimento  per  il nostro paese, interessato da una crisi sociale ed economica alla quale bisogna rispondere in maniera efficace ,oltre  i  provvedimenti se “non improvvisati certamente non risolutivi “,adottati  dall’attuale Governo.
Sturzo  e il PPI avevano nel loro programma del gennaio 1919, di 100 anni addietro,  prima dei Governatori Zaia e Fontana e del Ministro Salvini , il Regionalismo e il Decentramento Amministrativo, insieme alla promozione delle Autonomie Locali, valori considerati in termini di democratica partecipazione,l’unico vincolo di questa prospettiva politica, allora come oggi sempre valida, era rappresentato dal principio della solidarietàe dell’unità nazionale  da salvaguardare,ieri come oggi,contrastando il  semplice e  sterile  antagonismo territoriale tra Regioni più forti e Regioni più deboli.
Sturzo, durante la sua breve ma intensa esperienza politica, fu ostacolato dal Fascismo e da Mussolini che lo costrinsero al lungo esilio, ma egli aveva la stima di due grandi liberali come Croce e Einaudi, insieme al rispetto per Antonio Gramsci,il quale osservava con attenzione il partito popolare, che aveva effettivamente  riunito  i cattolici italiani dalla Lombardia alla Sicilia.
Il Convegno-dibattito di Rossano è stata, quindi, una positiva occasione di riflessione sui valori di  una tradizione politica,sociale  e culturale ancora attraente ed affascinante, che puòcontribuire alla rinascitacomplessiva del nostro paese  dal Nord al Sud,nel segno del Federalismo solidale e sussidiario  e  di un Regionalismo anche “differenziato “ ma attento alle ragioni e ai bisogni ed  emergenze dei territori più in difficoltà .
Solo in questa prospettiva,si potrà  reggere il “passo nazionale ed europeo” e si riusciranno  anche ad applicare, come Sistema- Paese, adeguati, costanti e non discontinui processi di sviluppo per il reale miglioramento della qualità della vita,oltre il semplice reddito di cittadinanza .
Per tutte queste ragioni, occorre tenere interamenteunito il nostro paese all’Europa,per un nuovo Europeismo,ideale al quale credeva anche Sturzo econtribuendo, in maniera propositiva, e non con sterili rivendicazioni sovraniste, al rinnovamento complessivo  dei  metodi  e delle strategie di governo europeo per politiche giuste e solidali.
Francesco Capocasale




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