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VIBO VALENTIA. Nel nome di San Leoluca per una festa di condivisione

02/03/2019

Ascoltare, donare, crescere nella carità cristiana. Sono stati questi postulati a fare da filo conduttore alle celebrazioni in onore di San Leoluca, patrono della città. In una mattinata calda e soleggiata con le bandiere italiane che svolazzavano in ogni angolo della piazza, le porte del Duomo, dopo un lungo periodo di restauro, ieri si sono riaperte ai fedeli, i quali hanno assistito all'incontro di due comunità, quella locale e quella di Tropea (guidata dal sindaco Giovanni Macrì), che si sono scambiate reciproca solidarietà proprio nell'anno in cui si celebra il 50esimo anniversario della morte di don Mottola e dell'anno giubilare indetto dalla diocesi.

Prezioso il lavoro dell'arciprete del Duomo don Antonio Purita e del suo vice don Maurizio Macrì, i quali si sono dedicati alla ristrutturazione della cupola e all'organizzazione dei festeggiamenti, ai quali hanno preso parte autorità civili, militari e religiose, tra cui il prefetto Giuseppe Gualtieri e il questore Andrea Grassi. Questa manifestazione ha preso il posto, ad inizio del nuovo secolo, del famoso e prestigioso Premio della testimonianza - invenzione geniale di mons. Onofrio Brindisi, arciprete del Duomo fino al 2004. La giornata di ieri è iniziata con la benedizione delle viole, i fiori dedicati al Santo, ed è proseguita con la messa solenne delle 11 officiata da mons. Francesco Massara, arcivescovo della diocesi di Camerino San Severino Marche. Ad accompagnare la celebrazione il Coro Magnificat. Presenti gli scout di Vibo-uno.

«Ci troviamo qui - ha detto il presule nel ringraziare il vescovo Luigi Renzo - non per celebrare un'idea o un Santo, ma per ricordare una persona che ha vissuto con umiltà, obbedienza e preghiera. San Leoluca - ha proseguito mons. Massara - deve essere per noi un esempio di vita, una scarica elettrica che ci spinge a intraprendere il cammino verso la santità». E poi l'accento sul ruolo di ogni individuo e sulla necessità di crescere da cristiani e cittadini con l'obiettivo di far rinascere la città, costruendo concordia e capacità d'ascolto. «Spesso siamo succubi del nostro orgoglio - ha proseguito il Vescovo di Camerino San Severino Marche - e non capiamo che se le nostre giornate non sono vissute nella logica del dono non hanno senso. Che amore è - ha concluso il presule - se non utilizziamo il nostro ufficio pubblico per il bene comune». A conclusione della Messa, i Vigili del fuoco hanno deposto come da tradizione, un omaggio floreale al simulacro del Santo.

Vittoria Sicari
fonte GAZZETTA DEL SUD



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