News dalla Calabria

Torna alla lista

L'omelia domenicale del Vescovo Mons. Francesco Savino. VIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

02/03/2019

Nel “discorso della pianura”, dopo l’annuncio delle beatitudini e l’invito ad amare i nemici essendo “misericordiosi come il Padre Celeste”, in cinque paragoni è descritto l’atteggiamento richiesto a coloro che seguono il Signore. Innanzitutto un ammonimento contro le false guide della comunità, poi contro l’ipocrisia di chi vuole guidare gli altri. Le altre tre similitudini (albero e frutti, contenuto del cuore, casa sulla roccia) concorrono nella definizione di un “uomo buono” che è colui il quale, avendo un fondamento della sua esistenza solido ed indistruttibile, Gesù Cristo, non lo invoca soltanto ma ascolta le sue parole “compiendole”, “generandole”.
“Può forse un cieco guidare un altro cieco?”: Gesù, secondo il racconto dell’evangelista, Luca dice ai discepoli che “non c’è discepolo che superi il maestro”, e che ciascuno sarà al suo posto se si comporterà come discepolo. Se un cieco, infatti, pretende di guidare un altro cieco, cade con lui in una buca: così, per non smarrirsi, ognuno viva da discepolo dell’unico maestro che è il Cristo. Con l’antitesi paradossale tra “pagliuzza” e “trave”, Gesù indica la contraddizione evidente di noi che siamo abili a scoprire il più piccolo segno di imperfezione del prossimo senza essere in grado di riconoscere un grosso difetto che è in noi. Chi agisce così è un ipocrita che giudica l’altro e non se stesso.
La similitudine dell’albero introduce la definizione dell’uomo buono. Così come l’albero per essere fruttifero deve essere sano fin dalle radici, così anche l’uomo è buono solo se nella sua intimità abita il bene e trae il bene dal tesoro del suo cuore. L’uomo che è abitato dal male è capace solo di trarre dal suo intimo il male. 
In questa Domenica, VIII del T.O., siamo chiamati ad un’autocritica rigorosa sulla coerenza tra ciò che mostriamo e ciò che siamo, tra il nostro essere e quello che dovremmo essere, se vivessimo la corrispondenza tra parola e vita. Per riflettere sul Vangelo di oggi, può essere di giovamento la storia raccontata da Socrate lo Scolastico che così afferma: “Pambos, essendo un analfabeta, chiese a un tale che gl`insegnasse un Salmo. Ma sentito appena il primo verso del Salmo 38 che dice: «Ho detto: Seguirò la mia via, per essere fedele alla mia parola», se ne andò senza neanche sentire il resto, dicendo che questo verso era sufficiente, purché si fosse impegnato a praticarlo con le opere. Lamentandosi poi colui che gli aveva insegnato il primo verso, che dopo sei mesi non si era fatto più vedere, rispose ch`egli ancora non era riuscito a metterlo veramente in pratica. Poi dopo molti anni, interrogato da un amico se avesse ormai imparato quel verso, disse: Diciannove anni interi a stento bastano per imparare a praticarlo” (Hist. Eccles., 4, 23).
Preghiamo perché lo Spirito Santo ci aiuti ad essere ciò che siamo per destino che attende il compimento: apparire nella gloria di figli di Dio.
Buona Domenica. 

+ Francesco Savino



Fotogallery