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La riflessione domenicale del Presidente della CEC, Mons. Vincenzo Bertolone. "Diversi nell’uguaglianza"

03/03/2019

«Bisogna somigliarsi un po’ per comprendersi, ma bisogna essere un po’ differenti per amarsi».
I versi del poeta Paul Géraldy sono il miglior commento alla storia di Poodle, gattino che nessuno voleva adottare perché strabico. Il micio, con i suoi fratelli Noodle, Doodle e Oodle, subito dopo la nascita era stato proposto per l’adozione ai cittadini di Raleigh, nel North Carolina. I fratelli di Poodle avevano trovato subito una casa accogliente, non lui, perché non piacevano i suoi occhi incrociati. E ciò fino a quando un giovane del luogo, commosso dalla vicenda, non ha accettato di prendersene cura. Un lieto fine per un racconto che pare quasi una fiaba ed è, invece, l’ennesima dimostrazione del difficile rapporto dell’umanità con i diversi, fonte di diffidenza, se non addirittura di intolleranza. «Sono vissuto abbastanza per vedere che differenza genera l’odio», scriveva il romanziere Stendhal per mettere in risalto quanto forte sia la paura dell’altro, diverso da sé per usi e costumi, cultura e religione o magari solo per il fisico.
Insomma, non si è mai capaci di creare un orizzonte in cui localizzare le differenze. Eppure, la diversità è essenziale per la credibilità dell’umanità. Alla base dell’imperialismo immaginato con la costruzione di Babilonia vi era l’imposizione a tutti d’una sola lingua, di un’unica cultura e concezione di vita: prospettiva illogica e aberrante. Sottolineava il filosofo Karl Popper: «Non si deve credere all’opinione diffusa che, allo scopo di rendere feconda una discussione, coloro che vi partecipano debbano avere molto in comune. Anzi, più diverso è il loro retroterra, più feconda sarà la discussione. Non c’è nemmeno bisogno di un linguaggio comune per iniziare: se non ci fosse stata la torre di Babele, avremmo dovuto costruirne una». 
Dunque, al disprezzo dell’altro meglio preferire la ricchezza dei colori del prisma di culture ed etnie: Dio ha fatto gli uomini e le donne con lo stesso conio, ma diversamente dalle monete, tutte uguali, le creature umane sono tra loro diverse: unica è la dignità, infinita la pluralità di volti, anime, pensieri. In altri termini: la mancanza di differenze si traduce in omologazione, mentre la mania dell’identità a tutti i costi genera fondamentalismi, razzismo e xenofobia. Donde, a mo’ di corollario (risalente agli antichi maestri Chassidim): in ogni uomo (e donna) c’è qualcosa di prezioso non riscontrabile nei propri simili. Ecco perché bisogna rispettare ognuno secondo le virtù che solo lui e nessuno altro possiede. «Abbiamo paura delle diversità – ci ricorda papa Francesco - perché andare all’incontro di una persona che ha una diversità grande è una sfida e ogni sfida ci dà paura: è più comodo non muoverci, ignorare le diversità, dire che tutti siamo uguali e se qualcuno è diverso lasciarlo da parte. Ed è vero che ci sono diversità che sono dolorose, ma anche quelle diversità ci aiutano, ci sfidano e ci arricchiscono. Per questo mai avere para delle diversità. È la strada per migliorare, per essere più belli e più ricchi».
+ Vincenzo Bertolone



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