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L'omelia del Vescovo Mons. Francesco Savino per il Mercoledì delle Ceneri

06/03/2019

La Quaresima per noi cristiani è tempo di conversione, di ritorno a Dio: «Ecco davvero il tempo propizio, questo è il giorno della salvezza» (2 Cor 6, 2), così l’apostolo Paolo scriveva ai cristiani di Corinto.
Con il Mercoledì delle Ceneri inizia un tempo per rafforzare la scelta di abbandonare gli idoli che ci seducono promettendo falsamente ben-essere e felicità. I quaranta giorni della Quaresima, come i quarant’anni d’Israele nel deserto, guidano il credente a guardarsi in profondità, a riconoscere il bisogno di spiritualità, a curarlo e coltivarlo. 
La conversione che ci attende consiste nel “rinascere dall’alto” e per questo abbiamo bisogno del deserto, del digiuno, della preghiera personale e dell’elemosina non ostentata (cfr. Vangelo).
Non aspettiamoci un tempo di “migliorismo”: pensare di diventare migliori non si accorda con il Vangelo. Dio ci ama come figli che si sentono amati e accompagnati in un processo di compimento che non fallisce.
La cenere che oggi riceviamo sul capo, è prodotta dal fuoco che brucia e purifica, costituisce un rimando alla condizione del nostro corpo che, dopo la morte, si decompone e diventa polvere: come un albero rigoglioso, una volta abbattuto e bruciato diventa cenere, così il nostro corpo sarà ridotto in polvere, ma destinato alla resurrezione.
Dalla cenere alla vita, dalla morte alla Resurrezione, dal peccato alla gloria: questo il significato della Quaresima.
Papa Francesco, per questa Quaresima ha scritto un messaggio rivolto a noi cattolici come a tutti gli uomini e le donne che sono in cerca della Verità. Citando il versetto paolino «L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio» (Rm 8,19), così dice: «Infatti, quando non viviamo da figli di Dio, mettiamo spesso in atto comportamenti distruttivi verso il prossimo e le altre creature ma anche verso noi stessi, ritenendo, più o meno consapevolmente, di poterne fare uso a nostro piacimento. L’intemperanza prende allora il sopravvento, conducendo a uno stile di vita che vìola i limiti che la nostra condizione umana e la natura ci chiedono di rispettare, seguendo quei desideri incontrollati che nel libro della Sapienza vengono attribuiti agli empi, ovvero a coloro che non hanno Dio come punto di riferimento delle loro azioni, né una speranza per il futuro (cfr 2,1-11). Se non siamo protesi continuamente verso la Pasqua, verso l’orizzonte della Risurrezione, è chiaro che la logica del tutto e subito, dell’avere sempre di più finisce per imporsi» (Messaggio del Santo Padre Francesco per la Quaresima 2019).
Il peccato ha in sé una forza distruttrice e non è un’elaborazione ideologica, ma parte costitutiva del nostro essere nel mondo.
Per questo abbiamo bisogno della Quaresima, “segno sacramentale della nostra conversione”, come leggiamo nella liturgia; abbiamo bisogno di ritornare al Signore, lottando per cambiare mentalità e comportamento.
Come vostro pastore, durante questa Quaresima, vorrei invitarvi a riflettere sulla Croce di Cristo e le Beatitudini, che sembrano non collegabili tra loro. Come ho scritto nella lettera pastorale che vi verrà distribuita, le Beatitudini, carta d’identità del discepolo di Gesù, secondo l’evangelista Matteo, si concludono con l’affermazione: «Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.  Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi» (Mt5,11-12).
La Croce di Cristo è portatrice di una “sapienza che viene dall’Alto” che il mondo non si può dare e che non comprende.
Esemplare è per noi la conversione radicale che il Poverello d’Assisi vive secondo: 
• la fraternità come negazione di ogni “privilegio di primogenitura” in quanto riconosce in Cristo l’unico vero maestro; 
• la minorità come antidoto contro il potere ed esercizio costante nella custodia della stessa fraternità.
Per Francesco d’Assisi la “perfetta laetitia” è conformarsi alla croce di Cristo attraverso una vita di fraternità e minorità.
La fraternità e la minorità ci liberano dall’ossessione narcisistica e da ogni forma di autoreferenzialità egoistica.
A ciascuno e ad ogni comunità raccomando: 
1) Silenzio e preghiera per la contemplazione mistica. Scrive nel suo diario H. Le Saux: “È venuta l’ora dei contemplativi. Ma come devono essere vivi alla presenza del mondo, dal profondo del loro silenzio! Non una fuga dalla realtà, ma un penetrare nel mondo delle cose”. La contemplazione è memoria dell’urgenza e del primato dell’interiorità nel tempo della superficialità, è memoria dell’importanza del recupero del “desiderio” nel tempo delle voglie, è memoria della perentorietà di risvegliare la coscienza al chi e al che cosa introduce nella consapevolezza al proprio “principio di identificazione”.
2) Attenzione e cura delle ferite dell’umano. Le ferite della Passione di Cristo sono squarci di redenzione nella brutalità della violenza umana. Le comunità siano luoghi in cui si pratichi l’ascolto amorevole delle ferite, prima vera forma di cura.
3) Studio condiviso e generazione di idee. Iniziamo ad incontrarci in cenacoli di vita e di pensiero, a mettere insieme la Parola di Dio, lo studio e l’esercizio del pensiero.
Il Mistero Pasquale, nella sua inesauribile profondità, ci afferri e ci conduca sulle vie dell’eternità, consapevoli che “nessuno potrà mai separarci dall’Amore di Cristo” (Rm 8, 35).
Buona Quaresima 2019!

                                                             + Francesco Savino
In allegato la lettera per la quaresima 



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