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Lettera dell’ Usmi Calabria al direttore di Avvenire. “Una Quaresima di conversione per tornare a vedere il fratello”

14/03/2019

Caro direttore, all’inizio del tempo di Quaresima, tempo particolarmente propizio per un deciso cammino di conversione, noi religiosi e religiose, presenti all’interno del vicariato di Barcellona Pozzo di Gotto, intendiamo rivolgere con una “lettera aperta” la nostra parola a quanti, fedeli-cristiani o semplici laici, avvertono come noi la criticità del momento presente ed allo stesso tempo desiderano interrogarsi e agire in modo costruttivo per non lasciare che la banalità del male si affermi senza alcuna resistenza (cf. Ef 6,11-18). Ci riferiamo, in modo particolare, agli eventi più recenti e a quella nuova normativa del nostro Governo che va sotto il nome di “decreto sicurezza”, e che intende regolare la presenza dei migranti nel territorio nazionale, negando a tanti di loro ogni possibile protezione umanitaria. Di fronte a questo modo muscoloso e semplicistico di affrontare il tema, noi vogliamo esprimere totale dissenso, perché siamo ben coscienti che il nostro tacere significa diventare complici di uno stile di pensare, di governare e di agire, che di fatto oscura l’umanità dell’altro, riducendolo a ingombro fastidioso, a “clandestino” pericoloso, a nemico da combattere ed eliminare. La favorevole accoglienza che tale stile ha avuto e ha presso tantissime persone residenti al Nord come al Sud, e, quel che per noi è molto preoccupante, presso tante persone che frequentano le varie chiese, tutto questo ci rafforza nella convinzione che non possiamo restare zitti, perché la via imboccata non ci porta a crescere, ma a diminuire in umanità.
I cristiani della Chiesa primitiva praticavano l’ospitalità, ritenendola strettamente legata alla loro fede nel Signore Gesù Cristo e la chiamavano filoxenia, parola che vuol dire lo “straniero è amico”. Oggi si preferisce un’altra parola: xenofobia, che vuol dire che lo “straniero fa paura”. Scegliere l’una o l’altra parola non è indifferente per il nostro cammino umano, culturale e religioso sia a livello personale, sia a livello di convivenza civile. Siamo ben coscienti che la questione migratoria porta con sé una complessità di problemi difficili da affrontare, ma perché non guardare alle esperienze positive fatte in proposito? La demonizzazione del migrante, diventato il capro espiatorio di tutti mali dell’Italia, ha avuto come effetto immediato l’oscuramento dei nostri veri problemi, che sono costituiti dalle mafie, che continuano a imperversare su tutto il territorio nazionale e che nella nostra terra significa lo strangolamento di quel poco di economia, che ancora resiste. Insieme, c’è il problema della corruzione e della evasione fiscale (che in molti casi costituisce una vera mancanza di carità), della gestione del territorio; c’è il mancato rispetto della dignità della vita, dal concepimento all’anzianità; c’è la vendita delle armi (anche a Stati del Golfo Persico impegnati nella guerra nello Yemen); c’è il problema nel nostro Paese della violenza praticata con cinismo e disinvoltura anche dai minori, oltre che nelle famiglie, violenza che sta diventando atteggiamento diffuso nella nostra vita quotidiana. Se conversione significa fare ritorno (cf. Gl 2,12), noi vorremmo vivere il cammino quaresimale in questo impegno a ritrovare la nostra vera dimensione umana, aprendoci alla sofferenza e al dolore di altri che vogliamo considerare fratelli e non nemici. Che Gesù, nostro Fratello e Signore, rivelazione di Dio Trinità, Relazione ospitale, sostenga il nostro cammino verso la sua Pasqua.
 
I frati carmelitani, i frati minori di S. Antonino,
 le suore di Maria Ausiliatrice, le suore Salvatoriane  
Usmi Regionale Calabria
fonte: www.avvenire.it



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