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La riflessione domenicale del Presidente della CEC, Mons. Vincenzo Bertolone. "I bambini, simbolo di fede autentica"

14/04/2019

«Lasciate che i bambini vengano a me: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio».
Il Vangelo di Marco riporta l’invito di Gesù agli apostoli a non allontanare i fanciulli ma, al contrario, ad emularli nello stupore con cui essi si rapportano alla vita, per poterne cogliere  genuinità e valore. Parole che in qualche modo fanno il paio con quelle del Salmista, che nel descrivere l’ingresso di Cristo a Gerusalemme, ricorda i fanciulli che gli andavano incontro acclamandolo e sventolando rami di palma. Scene che nel loro simbolismo rivivono un po’ ovunque, nella Domenica delle Palme, ma che chiamano cuori e menti a scendere nel profondo del significato del Verbo, con l’esortazione a vivere seguendo l’esempio di quei bambini elevati ad emblema di fiducia e meraviglia, caratteristiche che l’età e la disillusione spesso spengono negli adulti, rendendo opaca anche la loro fede.
«Guardate un bambino, guardate l’aurora di Dio, guardate gli occhi che vi fissano e vi amano. A un bimbo si può dire tutto. Quando uno di questi graziosi uccellini vi guarda fiducioso e felice, l’anima si risana», scriveva Fëdor Dostoevskij, a sottolineare l’innocenza nell’affidamento all’altro che per il Messia era il simbolo della fede autentica. Eppure, quale tradimento i grandi consumano quotidianamente ai danni dei più piccoli. Anche in casa, nel luogo che per definizione dovrebbe essere il più accogliente e sicuro, si consumano atti estremi, tra pigrizia e superficialità nell’educazione e – ancor peggio – violenza sui minori. Non manca il mostro della pedofilia, che divora sogni ed esistenze: accade nel pur ristretto perimetro delle famiglie, ma anche all’interno della Chiesa. Una piaga purulenta, per la  quale papa Francesco, col linguaggio della chiarezza, ha escluso  ogni alibi: «Le nostre risposte saranno prive di futuro se non raggiungeranno la voragine spirituale che, in non pochi casi, ha permesso scandalose debolezze, se non metteranno a nudo il vuoto esistenziale che esse hanno alimentato, se non riveleranno perché mai Dio è stato così reso muto, così messo a tacere, così rimosso da un certo modo di vivere, come se non ci fosse».
Vale per la Chiesa, come per il resto della società: se la preghiera per i credenti, come la riflessione per gli atei, può aiutare a guardarsi dentro, a capire, a comprendere gli errori e magari a cambiare, altrettanto essenziale è rifuggire qualsiasi forma di omertà, che spesso diviene da sé causa  di tanti abusi. E sulle tracce di Cristo è importante seguire la strada che porta a Gerusalemme: come ha ricordato di recente il papa emerito Benedetto XVI: «quando in una società Dio muore, essa diviene libera, ci è stato assicurato. In verità, la morte di Dio in una società significa anche la fine della sua libertà, perché muore il senso che offre orientamento. E perché viene meno il criterio che ci indica la direzione insegnandoci a distinguere il bene dal male».

+ Vincenzo Bertolone



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