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L'omelia domenicale del Vescovo Mons. Francesco Savino per la XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

21/07/2019

In cammino verso Gerusalemme, Gesù giunge nel villaggio di Betania, dove viene accolto dalle sorelle di Lazzaro, Marta e Maria, che spesso lo ospitavano condividendo il conforto dell’amicizia e offrendogli un luogo dove riposare. 
Marta si mette a servire Gesù in un modo che sembra esemplare: apparecchia la tavola, prepara il cibo, fa di tutto per offrire un’ospitalità generosa. La sorella, Maria, attratta dalla presenza di Gesù, assume un altro atteggiamento: “seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola”. Per lei il modo migliore per accogliere quell’ospite è ascoltare ciò che Egli vuole comunicare. 
Il generoso attivismo di Marta la porta ad accusare sua sorella: “Signore, non ti importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”. 
Gesù, allora, fornisce un insegnamento fondamentale per i discepoli di ogni tempo: “Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore (più appropriata la traduzione «si è scelta la porzione buona») che non le sarà tolta”. 
Il Signore non contrappone la “vita attiva” alla “vita contemplativa”, non dice che pregare è meglio che servire i fratelli e le sorelle. Questa sarebbe un’interpretazione riduttiva.
Gesù amava stare a tavola, condividere la mensa, nella gioia e nel dialogo fraterno. Egli sapeva bene che l’accoglienza di un ospite non si esaurisce nel “fare delle cose” ma anche donargli del tempo e fare di sé uno spazio per ascoltarlo.
La distinzione che Gesù fa tra “le molte cose per le quali Maria si preoccupa” e la “buona porzione” scelta da Maria, delinea la “malattia” sottile e pericolosa da prevenire per non cadere in balia delle tante preoccupazioni che mettono a rischio l’identità del discepolo. Ai suoi Gesù dice: “non preoccupatevi del domani, ma cercate prima il regno di Dio” (cfr. Lc 12, 22-31); “state bene attenti che i vostri cuori non siano appesantiti dalle preoccupazioni” (cfr. Lc 21, 34).
Per noi cristiani unica attività essenziale è ascoltare il Signore, lasciare che Cristo sia il Signore della vita, il fondamento, la ragione e il fine dell’esistenza.
Marta e Maria ci abitano in modo inseparabile: spesso prevale Marta, altre volte Maria. Ma dobbiamo essere certi che il modo per essere davvero Marta è essere Maria. E per consentire a Maria di non vivere “sonnecchiata” dentro di noi, occorre lasciarla emergere morendo al nostro egoismo e ponendoci in un atteggiamento di ascolto “ai piedi di Gesù” con un cuore desideroso di nutrirsi della sua Parola.
Maria, la Vergine dell’ascolto e del servizio premuroso, ci insegni ad essere come Lei in ascolto di Dio e in servizio generoso dei fratelli. 
 
+ Francesco Savino

testi liturgici
(Gn 18, 1-10; Sal 14; Col 1, 24-28; Lc 10, 38-42)



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