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Un prezioso testo dell’Arcivescovo Bertolone sul tema della “FRATERNITÀ”

26/07/2019

Tante volte nel suo magistero episcopale l’Arcivescovo Mons. Vincenzo Bertolone ha evidenziato il tema della fraternità. Tra i suoi ultimi pronunciamenti ricordiamo la messa crismale 2019, quando ai suoi presbiteri chiedeva di mantenere viva la fraternità sacerdotale, per essere accumunati anche dalla stessa
unzione con il sacro Crisma. «La fraternità –  così si esprimeva il presule – è frutto della Pasqua di Cristo, che ha sconfitto il peccato che separava l’uomo da Dio, l’uomo da se stesso e dai suoi fratelli. Come realizzare una comunità ecclesiale o civile al posto di un insieme di individui mossi o raggruppati dai propri interessi, dal proprio egoismo, dal proprio orgoglio? È sull’amore che saremo giudicati. Non dimentichiamolo mai».
E, ancora una volta, l’Arcivescovo Bertolone ha voluto approfondire con un prezioso testo il tema della fraternità, nella consapevolezza che, oggi più che mai, “può diventare missione spazio teologale nel quale sperimentare, come in un corpo organico e armonioso, la mistica presenza del Signore risorto”.
Il testo “Fraternità” (edizioni Istante, pp.172) aiuta a comprendere come evitare la globalizzazione dell’indifferenza, ricordando anche  il grande pensiero di coloro che di “pietas”  hanno parlato attraverso la letteratura: Omero, Terenzio, Victor Hugo, Alessandro Manzoni. Un pensare alla fraternità che spesso non esiste o non si vive dinanzi a fame, guerre e povertà. 
Tre capitoli che invogliano, sin da subito, il lettore ad approfondire le variazioni moderne sul tema della fraternità, rileggendo le visioni religiose e argomentando il tema come “carisma” della stessa vita consacrata e non solo. 
«Viviamo ormai in una società - scrive l’autore – il cui rapporto con le scienze è mediato dalla tecnica e dalle nuove tecnologie informatiche e digitali; esso, a sua volta, s’intreccia con il mercato, la finanza e l’economia, sostituendo l’immaginario collettivo dalla potenza e del potere, da Dio o dal sovrano (nelle cui mani era ancora nel recente passato) alle scienze e alla  tecnoscienze, alle biomedicine, alle biotecnologie e alle nanotecnologie. Tutto può produrre, tra l’altro, un duplice effetto negativo: da un lato, una specie di addomesticamento del mistero relativo alla profonda unità di tutto il genere umano e perfino di emarginazione progressiva della morte, che restava l’unico baluardo per non perdere il senso della finitudine e, di conseguenza, per tener viva l’esigenza del volto dell’altro e degli altri; dall’altro lato, il progressivo ispessimento del “vetro”, che si frappone tra ognuno di noi e le realtà circostanti».  
Tanti gli interrogativi che emergono nel testo: “Come riconnettere Fede ragione, spirito e cuore,  fraternità ed intolleranza? Quale ruolo avranno le persone di vita consacrata in questa ricucitura? E’ ipotizzabile la  fraternità quale via esistenziale, oltre che biblica ed evangelica, come un'alternativa alla globalizzazione dell'indifferenza? Ma come?” Interrogativi che trovano risposta nella visione e nella certezza «che Dio è più grande del nostro cuore e che le braccia del figlio sono distese sulla croce per abbracciare tutti» . Ma sempre tutti sono chiamati a testimoniare ed annunciare la Parola del Signore in tutto il mondo e soprattutto nelle periferie, vivendo e facendo vivere lo spirito della fraternità.



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