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L'omelia del Vescovo Mons. Francesco Savino per la solennità dell'ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

15/08/2019

La solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria apre il cuore alla fiducia che siamo destinati all’incontro assoluto e beatificante con il Signore.
L’apostolo Paolo scrive, a proposito, che “Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti” (1Cor 15, 20), è Lui “il primo nato tra quelli che sono morti” (Col 1, 18): Cristo attende tutti nell’eternità del Regno di Dio.
Noi, invece, ci rendiamo conto di essere aggrediti da dubbi sulla resurrezione anche quando celebriamo l’Eucarestia, memoriale della passione, morte e resurrezione di Gesù. Ci portiamo dentro, dunque, una scarsa convinzione o addirittura incredulità sulla vita eterna che ci attende alla fine della nostra esistenza.
La Chiesa, sin dalle origini, ha tramandato che Maria, Madre del Risorto, la donna per cui è stato possibile il “mirabile scambio” tra Dio e l’uomo, è l’anticipazione della meta di ogni essere umano: che “Dio sia tutto in tutti” (1Cor 15, 28).
Per questo ha proclamato che Maria è al di là della morte, in quella condizione che definiamo “cielo”. Maria è terra del cielo, primizia e immagine della Chiesa santa!
In Maria vediamo realizzata la sintesi tra “cielo e terra”. Ella, che è fedele a Dio e all’uomo, indica uno stile di vita per noi cristiani. 
Nel Vangelo di oggi ascoltiamo il racconto della visita della Vergine di Nazareth alla sua parente Elisabetta. Dopo l’annuncio dell’Incarnazione ricevuto dall’angelo, a cui aveva risposto: «Eccomi, sono la serva del Signore, si compia in me la sua Parola» (cf. Lc 1,38), senza alcun indugio, Ella si reca da Elisabetta per essere vicina a lei che, pur essendo sterile ed avanti negli anni, è incinta per opera della misericordia di Dio, cui nulla è impossibile (cf. Lc 1,37; Gen 18,14). Maria, colma dello Spirito Santo che è amore, riempie di Spirito Santo l’anziana cugina. Elisabetta, a sua volta, riconosce prontamente, nella fede di Maria, la potenza dello Spirito Santo, origine di circolazione d’amore, e dice: «Beata colei che ha creduto che le parole del Signore si compiono!».
Maria manifesta coraggio e audacia in quell’“Eccomi” che ha cambiato l’orientamento della storia, Lei che, sfidando il giudizio sociale, ha creduto che nel suo grembo prendesse dimora Dio perché Dio si manifestasse come uomo e l’uomo avesse la certezza di essere come Dio. Lei, propria in ragione di questa elezione privilegiata cui Dio l’ha destinata, è la donna della prossimità, della vicinanza, dell’essere “con” e “accanto”.
L’incontro tra Maria ed Elisabetta, entrambe ricolme di Spirito Santo, ci dischiude alla comprensione dello stile di Maria la quale trascende autoreferenzialità e narcisismo egoistico.
Da una parte Elisabetta proclama la beatitudine di Maria perché ha creduto, dall’altra Maria intona il Magnificat che possiamo considerare non soltanto la ricapitolazione delle grandi opere di salvezza compiute da Dio e realizzate nel frammento della sua vita, ma anche il manifesto programmatico di Dio: “ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore, ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili, ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote”.
Lo sguardo di Dio, di cui Maria si fa interprete perché ne ha fatto esperienza, è uno sguardo di tenerezza e di Misericordia.
Con le parole di D.M. Turoldo, preghiamo:
“Vergine,/anello d’oro/del tempo e dell’eterno,/
tu porti la nostra carne in paradiso/e Dio nella nostra carne”.
Che il Risorto, per intercessione della Vergine Maria, ci conceda la grazia di essere capaci di discernere la volontà di Dio, che è sempre volontà buona per noi.
Buona festa dell’Assunta.

                                   + Francesco Savino
testi: Ap 11,19a; 12,1-6a.10ab; Sal 44; 1 Cor 15,20-27a; Lc 1, 39-56



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