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A Rossano il primo monastero femminile dedicato a Sant’Agostino. Oggi la benedizione nella memoria liturgica del grande padre della Chiesa

28/08/2019

Sulla montagna e con il mare a far da sfondo all’orizzonte. Si trova qui, nella Piana Vernile di Rossano, in Calabria, il primo monastero di clausura femminile agostiniano del sud Italia, e anche il primo, nella Penisola, ad essere dedicato a Sant’Agostino. Non a caso viene benedetto il 28 agosto, memoria liturgica del grande padre della Chiesa, con una celebrazione presieduta, alle 17.30, dall’arcivescovo di Rossano-Cariati, monsignor Giuseppe Satriano. Quattro le religiose della piccola comunità nata 10 anni fa, quando l’allora arcivescovo, monsignor Santo Marcianò, offre alle monache dell’eremo di Lecceto, in Toscana, la possibilità di dar vita a una nuova fondazione monastica a Rossano. “Insegnateci a pregare” chiede il presule alle religiose il giorno del loro solenne ingresso nell’arcidiocesi, perché i calabresi potessero attingere dalla vita monastica la testimonianza della preghiera e di una vita fraterna nella carità e nell’amicizia. Le monache vengono ospitate in una casa dell’arcidiocesi, a pochi passi dall’ex seminario estivo - il loro futuro monastero - e cominciano a integrarsi nel territorio proponendo momenti di preghiera, dando vita ad incontri e promuovendo in particolare il calendario liturgico agostiniano.

Una comunità monastica integrata nel territorio
“Sono state preziose opportunità per conoscerci, per intessere un dialogo; perché un monastero si regge anche sull’amicizia, sulla partecipazione e sul volontariato di tanti amici e fratelli laici. Inoltre tutto questo ha creato occasioni di catechesi – spiega suor Clara Cesaro, la più giovane della comunità  – perché chi si avvicina a noi ritrova poi, ad esempio, il desiderio di prendere in mano Le Confessioni di Sant’Agostino, oppure ci interroga, ci fa domande sulla nostra vita, sul Vangelo, sull’esperienza di Agostino”. Ad attirare un numero di persone sempre più crescente di anno in anno sono state, soprattutto, le festività del 27 e del 28 agosto, rispettivamente memoria di Santa Monica e di Sant’Agostino, da quattro anni precedute da un pellegrinaggio - con riflessioni a tema - che parte dalla cattedrale di Rossano fino a giungere alla casa delle monache. È la “Camminata nella terra del cuore”. “Terra del cuore perché quello che accade qui è l’allontanamento dei giovani, durante o dopo gli studi, sicché in tanti poi rimangono fuori della loro terra, per mancanza di lavoro o per altre problematiche, e la nostra ‘camminata’ è un richiamo all’amore per la propria terra, per questa terra – chiarisce suor Clara –. Ma abbiamo anche voluto dare un secondo significato a questa ‘Camminata’: Sant’Agostino è un esperto di viaggi e di pellegrinaggi nella terra del cuore, anzitutto del suo cuore e poi del cuore dell’uomo in generale. Noi proponiamo un cammino a tappe e in ogni tappa si medita sull’esperienza di Sant’Agostino o su determinate tematiche trattate nei suoi scritti”. Rivolta principalmente ai giovani, la proposta delle monache ha coinvolto centinaia di persone di ogni età.

Il Progetto Monastero
In questi anni è maturato anche il “Progetto Monastero” con tre obiettivi: la ristrutturazione dell’ex seminario estivo di Rossano (oggi il Monastero Sant’Agostino) ormai ultimata, e, ancora in cantiere, la realizzazione della foresteria (nella vecchia residenza estiva del vescovo) e la costruzione di una chiesa. C’è ancora tanto da fare insomma, e chiunque può offrire il proprio contributo seguendo i lavori sul portale delle monache agostiniane osarossano.it o sui canali social. Fra qualche settimana le religiose si trasferiranno nel nuovo monastero, anche se mancano molti arredi, deve essere allestita la cappella e sono necessarie diverse opere di sistemazione. Ma ciò che conta è che la loro vita contemplativa si è innestata nel locale contesto socio-culturale, racconta suor Clara.

La comunità è cresciuta anzitutto cercando di mettere radici in questo luogo, in questa nuova diocesi, da questa nuova, diciamo, posizione, prospettiva. È cresciuta cercando di, anzitutto, mettersi in ascolto di questa nuova realtà; è cresciuta anche vivendo in un contesto non particolarmente strutturato, ma proprio grazie a questa mancanza iniziale di strutture già definite ha potuto mettersi in ascolto di ciò che è veramente essenziale per la nostra vita monastica. Il monastero Sant’Agostino nasce perché è stata messa a disposizione da parte dell’arcidiocesi di Rossano-Cariati l’antica struttura del seminario estivo. La ristrutturazione è stata a carico della nostra comunità ed è stata resa possibile perché è stato chiuso e poi successivamente venduto un monastero agostiniano a Schio, in provincia di Vicenza. Grazie ai proventi di quella vendita è stato possibile cominciare ad avviare i lavori di ristrutturazione al vecchio seminario estivo di Rossano. Non solo grazie a questa disponibilità di fondi ma anche per la presenza di tante persone che ci sono state vicine in questi anni a vario titolo con un sostegno materiale, con un sostegno di amicizia e di vicinanza alla comunità.

Ed è nato il Progetto Monastero…
Il Progetto non è ancora completo perché manca ancora una parte importante per poter fornire anche il servizio di accoglienza e di ospitalità. Sempre nella stessa proprietà del seminario estivo dell’arcidiocesi di Rossano-Cariati si trova quella che era la cosiddetta casa estiva del vescovo, che speriamo di poter ristrutturare, proprio come un servizio di ospitalità, di accoglienza e di foresteria. Questo renderebbe possibile poi la partecipazione anche ai momenti comuni della preghiera della comunità. Rende possibile un soggiorno per gli ospiti, l’accoglienza di gruppi. Al monastero manca ancora il mobilio interno, l’arredamento, mancano delle opere di sistemazione esterna. Abbiamo una cappella interna ma il progetto prevede anche la costruzione poi di una chiesa più ampia.

In che modo vi ha conosciute l’arcidiocesi?
L’arcidiocesi ci ha conosciute certamente grazie ai vescovi che si sono susseguiti, ai sacerdoti, alle parrocchie che hanno parlato di noi ma soprattutto grazie a un passaparola tra le persone. C’è chi ha suonato il campanello di casa nostra semplicemente perché dalle finestre ha ascoltato il canto della comunità in preghiera e quindi questo approccio graduale poi ha consentito anche di creare dei gruppi attorno al monastero. Ci siamo inserite nella vita dell’arcidiocesi, soprattutto con un grande ascolto di quello che è il modo di vivere, la fede, anche in questa terra, quali sono le tradizioni, qual è la storia di questa diocesi.

Dunque avete avuto anche un’attenzione particolare al territorio…
Si, questo è legato proprio – credo – al principio di incarnazione; soltanto questo rende possibile poi anche parlarsi veramente del Vangelo, poter dire Gesù con dei canali di comunicazione che siano comuni. All’inizio forse pensavamo di poter portare la vita che avevamo vissuto nel nostro Monastero madre, in Toscana, a Siena, così com’era, poi piano piano ci siamo accorte che non era possibile portare la vita anche nostra così come la conoscevamo, ma che questo doveva assolutamente integrarsi e mettersi in ascolto con quello che desidera la terra qui, la gente di qui e credo che la presenza di un monastero agostiniano in Calabria sia veramente qualcosa di nuovo perché siamo la presenza monastica agostiniana femminile più a sud in Italia.

Come monache agostiniane, quale testimonianza specifica volete dare a Rossano?
È bello dire siamo monache di vita contemplativa. Credo che sia questo sguardo contemplativo quello che le persone in fondo in fondo desiderano ritrovare: una presenza di preghiera, di ascolto, di testimonianza di vita fraterna, con tutto quello che comporta. La vita fraterna si basa su un perdono anzitutto ricevuto e un perdono continuamente da donarsi reciprocamente, grazie alla misericordia di Dio. Credo che questa esperienza, questa testimonianza, sia quello che parla con tanta semplicità e umiltà al cuore delle persone, perché è questo che poi si ricerca nelle famiglie, si ricerca nei luoghi di lavoro e credo sia questo il messaggio da dare. E poi semplicemente come una presenza che c’è, ecco, chiunque sa che può venire, bussare alla nostra porta, trovare un ascolto, trovare la possibilità di pregare insieme, di condividere le esperienze e le fatiche della vita e di lasciare che vengano illuminate dalla luce del Vangelo.

Qual è la sua personale esperienza di passaggio dal Monastero di Lecceto al Monastero di Rossano?
Subito dopo la mia professione solenne, la badessa della nostra comunità madre di allora mi chiese una disponibilità ad andare alla fondazione di Rossano e, direi proprio con molto timore anche, ma soprattutto con uno spirito di fede, ho detto di sì. Questi sono i casi in cui non siamo immediatamente tenute a un’obbedienza – dire di sì – ma ho risposto di sì e lì è cominciata la mia esperienza 6 anni e mezzo fa a Rossano. Mi sono ritrovata da una comunità grande a una comunità molto più piccola – siamo in 4 –, mi sono ritrovata da un monastero ben costituito con tutti i suoi ambienti ben definiti e una vita ben regolare, a una casa, abbiamo abitato in una casa per 10 anni. Questo mi ha consentito di scoprire come le strutture sono certamente importanti, ma bisogna andare al cuore delle strutture, bisogna farle nel cuore, ricrearle nel cuore prima, bisogna avere un chiostro dentro, bisogna avere la propria cella, in cui scendere ogni giorno in preghiera. Questo, dall’altro lato, mi ha consentito di andare un po' all’essenziale della vita, mi ha aiutato in questo. Dall’altro lato però a scoprire anche che, senza delle strutture che siano adeguate, non è possibile poi per esempio l’accoglienza di qualche giovane che rispondendo alla chiamata desidera accostarsi alla nostra comunità.

Quale messaggio vuole lasciarci con Sant’Agostino?
Sant’Agostino diceva questa frase: “Si semina d’inverno”. Credo che l’esperienza che abbiamo avuto sia stata anche questa – ci siamo fidate anche di questa parola – che si semina non nelle condizioni favorevoli che uno si aspetta, ma si semina giorno dopo giorno, quotidianamente. E poi è il Signore che fa fiorire.

Tiziana Campisi 

fonte: www.vaticannews.va




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