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Convegno diocesano a Cosenza. Falabretti: i giovani vedano il Vangelo che vive in noi. Le conclusioni dell’Arcivescovo Nolè: "ripartiamo dalle relazioni buone"

24/09/2019

Vedere il Vangelo che vive. Un’immagine evocativa quella che don Michele Falabretti, ospite a Cosenza per il Convegno diocesano, ha scelto per la sua relazione. “Ascoltare, accompagnare, annunciare” il tema dell’assise, affidata alle cure dell’equipe di Pastorale giovanile diocesana, guidata da don Franco Staffa. Oltre 700 i delegati delle parrocchie convenute presso l’auditorium Giovanni Paolo II di Rende per l’incontro che dà inizio ufficialmente al nuovo anno pastorale. Sono i giovani al centro del programma diocesano. La Chiesa locale si inserisce nel solco del cammino voluto da papa Francesco e che ha visto prima la celebrazione del Sinodo dei Vescovi sui giovani e poi la diffusione dell’esortazione pontificia Christus vivit. Giovani e adulti, giovani e anziani, categorie “che non si possono disgiungere” se, con papa Francesco, si vogliono raggiungere alleanze educative. “Gli adulti hanno bisogno di capire che la loro vocazione più grande è quella di essere generativi. E la Chiesa deve chiedersi la stessa cosa. Per generare bisogna essere capaci di accompagnare” - ha detto il relatore - che rispetto alla difficoltà nel coinvolgimento dei giovani nella pastorale ha esortato a “non rassegnarci”. “Il tema non è definire la modalità del generare perché nessuno ha la bacchetta magica, ma è essere noi stessi generativi. Siamo dentro un tempo in cui nessuno può star tranquilli e dobbiamo comprendere che la consegna del Vangelo dipende da ciascuno di noi”. La convinzione di don Falabretti è che “in questo tempo siamo chiamati a seminare una speranza che parte dell’attesa di un mondo nuovo che può nascere, ecco perché bisogna investire del tempo nell’esperienza educativa”. Considerando che “l’educazione non può ridursi a ricette, ma deve essere pensata e discussa”, il responsabile Cei di Pg ha evidenziato che “ciò significa iniziare a progettare insieme”. 

Tanti gli spunti venuti fuori da un convegno stimolante ed efficace, che ha messo al centro quella che per la Chiesa è una delle sfide più importanti da raccogliere. Spunti e proposte che monsignor Francesco Nolè, nel suo intervento conclusivo ha voluto riassumere con le buone relazioni che si devono creare, “perché solo così saremo capaci di volerci realmente bene”. Da qui l’attenzione si è spostata subito sugli adulti che “devono essere un esempio per i giovani. Discorso che vale anche per noi sacerdoti. Ci siamo mai chiesti se un giovane ritornerà nella nostra chiesa per riascoltare una nostra omelia? – chiede Nolè ai tanti sacerdoti presenti al convegno. “Spesso i giovani le rifiutano perché usiamo parole nostre, non studiate, non meditate, quando invece dovremmo essere noi per primi a viverle. Perché una vita spirituale intensa, mostrata ai fedeli porta frutto a tutta la comunità e ancora di più nei giovani che hanno bisogno di figure di riferimento forti, significative”. Quindi l’importanza di avere alle spalle non solo una comunità e un sacerdote ma un “esempio che nasce nella vita quotidiana, con la famiglia che deve essere in grado di farci vivere in pienezza i momenti fondamentali della nostra vita. È lì – continua l’Arcivescovo – che bisogna andare per ricostruire le relazioni belle”. Relazioni, che spesso sono minacciate anche dalle nuove tecnologia troppo invasive per alcuni giovani che invece “chiedono di essere accompagnati, e di saper stare al loro fianco”. Da qui la raccomandazione finale. “Dovremmo chiederci ogni giorno cosa siamo stati in grado di fare e cosa siamo stati in grado di ricevere dal nostro impegno quotidiano al loro fianco”. Ripartiamo da qui. 

fonte: Parola di Vita




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