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L'omelia domenicale del Vescovo Mons. Francesco Savino per la XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

05/10/2019

Dopo che Gesù ha detto agli apostoli che “l’unica misura del perdono è perdonare senza misura”, essi, davanti ad una proposta così irrealizzabile, chiedono: “accresci in noi la fede!”. Sanno che la fede è l’apertura incondizionata a Dio, è risposta alla Sua chiamata, fiducia nelle Sue promesse. Ma cosa significa avere fede? Nella Bibbia, la fede non indica mai un atteggiamento di conoscenza intellettuale nei confronti di Dio, né un’adesione ad una verità astratta, ma è fiducia incondizionata in Dio che ci ha amati e chiamati in un’alleanza vitale.
Come un bimbo legato con una fascia al seno di sua madre ha piena fiducia (cfr.Is 66, 12-13), così chi crede in Dio sperimenta un abbandono fiducioso in Lui senza mai dubitare o vacillare .
Per un cristiano questa adesione radicale è anche rivolta a Gesù, che è il Figlio di Do, è il Cristo, Via, Verità e Vita, che ci porta al Padre (cfr. Gv 14, 6). Gesù collega sempre la fede dei discepoli all’azione potente di Dio che, attraverso di Lui, si compie nella storia. E si rende conto che anche i più vicini a Lui, coloro che lo seguono, sono increduli, mancano di fede. Infatti dice loro: “dov’è la vostra fede?” (Lc 8, 25), oppure: “uomini di poca fede” (Lc 12, 28).
Molto spesso anche noi manchiamo di fede, non ci affidiamo al Signore e non ci fidiamo di Lui; per questo abbiamo bisogno di ripetere, come gli apostoli: “Signore aumenta la nostra fede”.
E Gesù dice: “Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso «sradicati e vai a piantarti nel mare», ed esso vi obbedirebbe”. Nella espressione paradossale, comprendiamo che la fede, anche quando è esigua [“il granello di senape è il più piccolo di tutti i semi che sono sulla terra” (Mc 4, 32)] ha in sé una potenza inaudita.
Non servono grandi propositi che non siamo in grado di mantenere. Basta soltanto consegnare con perseveranza la nostra piccola fede in Gesù Cristo perché è Lui “l’origine e il compimento della fede” (Eb 12, 2), è Lui che prega perché non venga meno la nostra fede (cfr. Lc 22, 32). 
Infatti Gesù paragona i suoi a dei servi chiamati a fare tutto quanto è nelle loro possibilità e dice loro: “quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: «Siamo servi inutili, abbiamo fatto quanto dovevamo fare»”.
È proprio questa in-utilità la grandezza della fede di un discepolo che progressivamente deve dire, come l’apostolo Paolo: “Per me vivere è Cristo”. È la cristificazione il processo che deve sempre attivarsi in noi, tra la grazia di Cristo e il nostro lasciarci continuamente fare da Lui.
“Noi siamo i flauti, ma il soffio è tuo, Signore” (Rumi). Ci fa bene tenere a mente e ripetere spesso questa dichiarazione di fede.
Buona Domenica.
 
+ Francesco Savino
Testi biblici (Ab 1,2-3; 2, 2-4; Sal 94; 2 Tm 1,6-8.13-14; Lc 17, 5-10)



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