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L'omelia del Vescovo Mons. Francesco Savino per la Solennità dell'EPIFANIA DEL SIGNORE

06/01/2020

Oggi celebriamo la manifestazione a tutte le genti del Bambino nato a Betlemme, l’Epifania del Signore. Questa solennità è l’incontro di due movimenti. “Il primo è quello di Dio che «nasce» nell’intreccio temporale e spaziale della storia umana. Il secondo è quello dell’uomo che dalle sue terre va incontro al suo Signore anche senza conoscerlo” (G. Ravasi).
Il brano evangelico narra la manifestazione di Dio che illumina i credenti di ogni tempo e li incoraggia. Il testo interpella, d’altra parte, tutti gli scettici o gli agnostici o coloro che si dicono atei.
I Magi giungono nella città santa dei Giudei, Gerusalemme, dall’Oriente da cui sono partiti in pellegrinaggio (cfr. Is 60, 1-6). Sono sapienti che non appartengono alla discendenza di Abramo, non hanno nella loro carne la circoncisione, segno dell’alleanza tra Israele e il suo Dio. In questo viaggio non sono guidati dalla Parola di Dio, ma dalla luce di una stella che è apparsa in cielo come un segno cosmico che cercano di interpretare.
Tutti noi siamo illuminati dalla gloria del Signore che brilla come luce potente sulle tenebre del mondo, come abbiamo ascoltato dal profeta Isaia (Is 60, 1-6) e proclamato nel salmo messianico 72.
Mossi dalla domanda Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? i Magi dissero: “Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo”. Essi si fermarono quando “videro il bambino con Maria sua madre” e si prostrarono ad adorarlo. 
L’Epifania del Signore è l’incontro con la realtà umana. Davanti al Dio Bambino possiamo guardare le nostre contraddizioni, le sconfitte, i fallimenti,  le colpe, senza vergogna.
Il “bambino deposto nella mangiatoia”, può essere cercato, accolto, adorato in moda da essere inondati di luce, da essere incantati davanti a Lui, oppure può suscitare paura-ostilità-tenebra. Già nelle prime parole del Vangelo di oggi, cogliamo il mistero del rifiuto e della ribellione: Erode “restò turbato” dalla notizia dei Magi “e con lui tutta Gerusalemme”.
Anche noi che pensiamo di aver accolto Gesù, il Cristo, dobbiamo vigilare costantemente per non cedere alla ribellione, al rifiuto, al peccato e non farci catturare da una religiosità abitudinaria che ci allontana dalla Verità.
“Non basta conoscere il Messia, bisogna riconoscerlo. Sono proprio i pagani, come i peccatori e le prostitute che faranno corteo a Gesù, a costituire il nuovo popolo che senza autosufficienza cerca con cuore sincero la verità” (G. Ravasi).
L’abitudine, la distrazione, la pigrizia, possono spesso trasformarsi in una lenta morte di Cristo dentro di noi. A tal proposito è emblematico ciò che Ch. Chaplin racconta di un progetto di un film mai realizzato. Sulla pista da ballo di un night club fatiscente si rappresenta la passione di Cristo. La gente distratta parla di affari e di menù. Un ubriaco soltanto scoppia a piangere: “Guardate, lo crocifiggono e tutti se ne infischiano. Che bravi cristiani!”. Subito viene buttato fuori perché disturba l’atmosfera e lo spettacolo (cfr. La mia autobiografia, Milano 1964, pp.475-476). 
Incontrato il Bambino, i Magi “per un’altra strada fecero ritorno al loro paese”. Tale particolare narrativo è un invito a rimettersi sulla strada, un’altra, perché Gesù, il Signore, non è “una merce da possedere” ma una relazione da riconoscere quotidianamente.
Luciano Manicardi, priore della comunità di Bose, afferma: “L’incontro dei Magi con il Messia non significa la fine della loro ricerca, ma il ri-orientamento del loro cammino: “per un’altra via fecero ritorno”. 
Incontrare Cristo porta a cambiare strada, a convertirsi.
Buon cammino a tutti.
✠   Francesco Savino

testi biblici (Is 60,1-6; Sal 71; Ef 3,2-3a.5-6; Mt 2,1-12)



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