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L'omelia del Vescovo Mons. Francesco Savino per la III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

25/01/2020

Papa Francesco ha così commentato il Vangelo di questa Domenica: “L’odierna pagina evangelica (cfr. Mt 4,12-23) narra l’inizio della predicazione di Gesù in Galilea. Egli lascia Nazaret, un villaggio sui monti, e si stabilisce a Cafarnao, un centro importante sulla riva del lago, abitato in massima parte da pagani, punto di incrocio tra il Mediterraneo e l’entroterra mesopotamico. Questa scelta indica che i destinatari della sua predicazione non sono soltanto i suoi connazionali, ma quanti approdano nella cosmopolita «Galilea delle genti» (v. 15; cfr. Is 8,23): così si chiamava. Vista dalla capitale Gerusalemme, quella terra è geograficamente periferica e religiosamente impura perché era piena di pagani, per la mescolanza con quanti non appartenevano a Israele. Dalla Galilea non si attendevano certo grandi cose per la storia della salvezza. Invece proprio da lì - proprio da lì - si diffonde quella “luce” sulla quale abbiamo meditato nelle scorse domeniche: la luce di Cristo. Si diffonde proprio dalla periferia” (Angelus 22 gennaio 2017).
Partendo proprio dalla Galilea, Gesù inizia ad annunciare il “regno dei cieli” (v.17) dicendo a tutti: “convertitevi perché il regno dei cieli è vicino”. Ricalcando l’annuncio del Battista, afferma che il “regno dei cieli” è presente nel mondo e che tale regno non comporta l’instaurazione di un nuovo potere politico ma il compimento dell’alleanza tra Dio e il suo popolo, che darà inizio a pace e giustizia. Per vivere questo patto di alleanza con Dio, ognuno è chiamato a convertirsi, cioè a trasformare il proprio modo di pensare e di vivere. La conversione comporta un cambiamento totale delle proprie abitudini.
Dice ancora il Papa: “Ciò che differenzia Gesù da Giovanni il Battista è lo stile e il metodo. Gesù sceglie di essere un profeta itinerante. Non sta ad aspettare la gente, ma si muove incontro ad essa. Gesù è sempre per la strada! Le sue prime uscite missionarie avvengono lungo il lago di Galilea, a contatto con la folla, in particolare con i pescatori. Lì, Gesù non solo proclama la venuta del regno di Dio ma cerca i compagni da associare alla sua missione di salvezza”.
“Mentre camminava lungo il mare di Galilea – infatti ¬¬- vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini» […] vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti”: Gesù chiama due coppie di fratelli.
“Simone, il cui nome significa “obbediente all’ascolto” e che riceverà il nome nuovo di Kefa-Roccia, e suo fratello Andrea, che nel IV Vangelo sarà definito “il primo chiamato” (cfr. Gv 1,40-42) erano pescatori, intenti al lavoro, a gettare le reti […] ma proprio in quel momento Gesù passa, vede e chiama: ed ecco che, “abbandonate le reti, lo seguirono”, diventando suoi discepoli. Lo stesso avviene pure per Giacomo e Giovanni, che stavano riparando le reti sulla spiaggia: anch’essi, lasciate le reti e il loro padre, seguirono subito Gesù” (Enzo Bianchi).
Questi pescatori dichiarano, senza indugio e dilazione la loro disponibilità alla sequela di Gesù che, nella sua predicazione itinerante, non è più solo. Il suo annuncio di salvezza registra i primi seguaci che, come Gesù, compiono ogni giustizia, cioè realizzano la volontà di Dio.
La conclusione del Vangelo di questa Domenica è una sintesi affascinante e attrattiva della vita di Gesù: “Percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il Vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattia e di infermità del popolo”.
La nostra tristezza infinita, ogni nostra infermità, ogni male sono curati soltanto dall’infinito Amore di Dio. Questa è la gioia del Vangelo, l’“Evangelii gaudium”.
La gioia in questa Domenica si dilata perché celebriamo la Iª Domenica della Parola istituita da papa Francesco con la lettera “Aperuit Illis”.
È chiaro che bisogna evitare il rischio che tale istituzione si riduca ad una semplice celebrazione solenne. 
Opportunamente papa Francesco ci mette in guardia da tale rischio sottolineando che la Domenica della Parola non vale soltanto per un giorno, ma per tutto l’anno, come il “Corpus Domini”.
Il biblista don Antonio Pitta, nel suo ultimo libro “Quando arde il cuore, riflessioni sulla Domenica della Parola istituita da papa Francesco”, così afferma: “Tra la mente e il cuore, questa lettera intende parlare di una lettera molto importante: la Bibbia, la lettera più vera e affascinante, inviata dal Signore al suo popolo. Tuttavia non è una iniziativa di papa Francesco; è una richiesta che gli è giunta dallo stesso popolo. […] Dunque, sembra che la richiesta sia ben motivata perché, dopo il Concilio Vaticano II, si sono moltiplicate nel mondo le iniziative sulla Bibbia: giornate, settimane, festival della Bibbia. Grazie a Dio è passato il tempo in cui, come sosteneva Paul Claudel, i cattolici rispettavano tanto la Bibbia dallo starne il più lontano possibile, anche se c’è ancora tanto da fare”.
Accogliamo con gratitudine anche questo dono che papa Francesco ci fa e, consapevoli che “l’ignoranza delle scritture è ignoranza di Cristo” (san Girolamo), lasciamoci ardere il cuore dalla Sacra Scrittura.
Buona Domenica nella gioia.

+  Francesco Savino



testi biblici (Is 8,23b - 9,3; Sal 26; 1 Cor 1,10-13. 17; Mt 4,12-23)



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