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L'omelia del Vescovo Mons. Francesco Savino per la Festa della Presentazione di Gesù al Tempio - XXIV giornata mondiale della Vita Consacrata

01/02/2020

Oggi celebriamo la Festa della Presentazione di Gesù al Tempio.
Ricorre, in questa data, anche la Giornata della Vita Consacrata che richiama l’importanza per la Chiesa di quanti hanno accolto la vocazione a seguire Gesù da vicino sulla via dei consigli evangelici.
È una festa squisitamente cristologica, la “Presentazione del Signore”, è la celebrazione della grande presenza nelle “strutture umane” del Figlio di Dio, è il sigillo teologico del Natale, è il canto dell’incarnazione.
È una festa che ci invita a riscoprire la bellezza e lo stupore della vicinanza di Dio, della sua presenza nella nostra quotidianità.
Afferma, giustamente, il cardinale Ravasi che “siamo troppo abituati a questo tema e corriamo il rischio di metterci nell’atteggiamento ironicamente bollato da Bernanos: «I cristiani sono capaci di installarsi comodamente persino sotto la croce di Cristo»”.
Sono passati quaranta giorni dal Natale e celebriamo ancora una “manifestazione” del Dio fatto Bambino che, secondo il Vangelo di Luca, avviene proprio nel quarantesimo giorno dopo la nascita di Gesù.
Nell’Oriente cristiano la festa di oggi era chiamata Hypapante (incontro tra il Signore e il suo popolo), ed è una festa solenne che, al pari del Natale, celebra la luce, coerentemente al ciclo della natura per cui il sole è sempre più alto nel cielo e le ore di luce aumentano.
Proprio per questo motivo, nella liturgia di oggi, è prevista una processione con le candele accese, testimonianza del popolo di Dio che va incontro al Signore, “Luce delle genti”.
Soffermiamoci in meditazione sul brano del Vangelo di questa Festa.
Luca narra che Gesù, “nato sotto la Legge” (Gal 4, 4), viene al mondo e vive nel mondo come ogni ebreo: circonciso all’ottavo giorno (cfr. Lc 2, 21), deve essere presentato al Signore e, quale maschio primogenito, riscattato con una offerta. Giuseppe e Maria salgono a Gerusalemme, al Tempio, come fedeli osservanti, per sottoporsi al rito prescritto, ma ciò che accade in quello “spazio sacro” è talmente significativo che trascende il rito stesso.
Nel Tempio ci sono due figure che possiamo chiamare le icone dell’attesa: Simeone e Anna.
Simeone, l’uomo dello Spirito, “giusto e timorato di Dio”, era in attesa della “consolazione”, del “conforto” di Israele, cioè del suo riscatto attraverso l’avvento del Messia. Esperto nell’ascolto della Parola di Dio, aveva ricevuto una profezia: “non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore”.
“È lo stesso Spirito che lo muove ad andare al tempio, dove avviene il compimento della promessa: una coppia di sposi sta portando il bambino Gesù per l’offerta, ed egli riconosce in quel bambino il Messia, lo accoglie tra le braccia e, con uno spirito capace di ringraziamento, canta al Signore. Ora il Signore può lasciarlo andare in pace, può chiamarlo nella morte, perché tutto si è realizzato secondo la promessa. I suoi occhi vedono il Salvatore, vedono la luce per tutte le genti della terra, vedono la gloria del popolo di Israele” (Enzo Bianchi).
Simeone canta il suo stupore e la sua gioia, fa la sua confessione di fede, perché i suoi occhi vanno oltre l’apparenza e vedono ciò che ancora non è visibile: la salvezza in quel bambino. Poi Simeone fa la benedizione di Maria in una maniera che sembra abbastanza sinistra: questo bambino sarà contestato, sarà accolto e rifiutato, e molti in Lui troveranno motivi di rifiuto e cadranno, altri invece ragioni di resurrezione e di vita. Ogni persona davanti a Gesù dovrà prendere posizione e questa “contraddizione” sarà pagata a caro prezzo dalla madre: “Anche a te una spada trafiggerà l’anima”. 
Maria, la figlia di Sion, rappresenta l’intero popolo di Dio, di cui una parte rigetterà Gesù come Messia e un’altra lo accoglierà e crederà in Lui, e questa rottura destinata a ricomporsi resta, comunque, una ferita nella comunità.
Nel Tempio c’è anche una donna anziana, la profetessa Anna, una vedova che, vegliando e digiunando, stava sempre in preghiera nella casa di Dio: anche lei provvidenzialmente ma inaspettatamente incontra quella piccola famiglia e anche lei riconosce nel Bambino il Messia. Diventa annunciatrice di ciò che ha incontrato e anche lei loda e ringrazia Dio.
“Ecco com’è avvenuto l’incontro tra il Figlio di Dio e il suo popolo: nella quotidianità, nella semplicità e soprattutto nell’obbedienza alla Legge. Tutto è stato osservato, dunque Dio tutto ha compiuto come aveva promesso. Chi era in attesa e restava saldo nella fede e nella speranza, ha “visto”, ha riconosciuto in quella quotidianità e in quella povertà di una famiglia la presenza di Dio” (Enzo Bianchi).
Che bella coincidenza tra la Festa della Presentazione del Signore e la Giornata della Vita Consacrata!
Papa Francesco così dice: “Le persone consacrate sono segno di Dio nei diversi ambienti di vita, sono lievito per la crescita di una società più giusta e fraterna, sono profezia di condivisione con i piccoli e i poveri. Così intesa e vissuta, la vita consacrata ci appare proprio come essa è realmente: è un dono di Dio, un dono di Dio alla Chiesa, un dono di Dio al suo Popolo! Ogni persona consacrata è un dono per il Popolo di Dio in cammino. C’è tanto bisogno di queste presenze, che rafforzano e rinnovano l’impegno della diffusione del Vangelo, dell’educazione cristiana, della carità verso i più bisognosi, della preghiera contemplativa; l’impegno della formazione umana, della formazione spirituale dei giovani, delle famiglie; l’impegno per la giustizia e la pace nella famiglia umana. […] La Chiesa e il mondo hanno bisogno di questa testimonianza dell’amore e della misericordia di Dio. I consacrati, i religiosi, le religiose sono la testimonianza che Dio è buono e misericordioso. Perciò è necessario valorizzare con gratitudine le esperienze di vita consacrata e approfondire la conoscenza dei diversi carismi e spiritualità. Occorre pregare perché tanti giovani rispondano “sì” al Signore che li chiama a consacrarsi totalmente a Lui per un servizio disinteressato ai fratelli; consacrare la vita per servire Dio e i fratelli” (Angelus, 2 Febbraio 2014).
In questa Domenica, in cui si celebra in Italia anche la Giornata per la Vita, che ha come tema “Aprite le porte alla Vita”, preghiamo senz’altro per tutti i fratelli e le sorelle consacrate, ma anche perché la vita, nonostante le sue fragilità, venga custodita, tutelata e promossa e perché ogni uomo e ogni donna si aprano alla Vita.
Affidiamoci a Gesù, che è “dono che salda le fratture tra l’uomo e Dio”.
Buona Domenica!

+ Francesco Savino

testi biblici (Ml 3,1-4; Sal 23; Eb 2,14-18; Lc 2,22-40)



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