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L'omelia del Vescovo Mons. Francesco Savino per la I DOMENICA DI QUARESIMA

29/02/2020

Con il Mercoledì delle Ceneri siamo entrati nella Quaresima, un tempo di quaranta giorni da vivere come tempo di conversione, di ritorno a Dio. Noi cristiani dobbiamo sempre resistere agli idoli, sempre è il tempo favorevole ad accogliere la grazia del Signore, tuttavia la chiesa, conoscendo l’incapacità della nostra umanità a vivere con una tensione costante il cammino verso il Regno, ci offre un tempo privilegiato in cui impegnarsi maggiormente nella lotta spirituale.
Anche Gesù, come ci narra il Vangelo di questa I Domenica di Quaresima, sostenne una lotta quando venne messo alla “prova”.
Dopo il battesimo nel fiume Giordano dove fu chiamato “Figlio amato” (Tm 3,17), “Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo”. Sembra veramente paradossale!
La forma passiva del verbo “fu condotto” indica che Gesù non decise di andare ma si lasciò guidare dallo Spirito, in un atteggiamento di docilità, nel deserto, che è intorno ai guadi del Giordano, non molto lontano. Egli si ritirò in disparte “per essere tentato dal diavolo”.
Con un’espressione cara alla tradizione, potremmo dire che Egli si allontanò in una zona poco abitata per gli esercizi spirituali, per riflettere e scegliere secondo il criterio di Dio.
Per questo dovette sottoporsi alla prova per scegliere la via giusta. Non siamo davanti ad una cronaca ma ad un racconto didascalico, ad una catechesi che ci insegna a scegliere come ha scelto Nostro Signore Gesù Cristo, non soltanto nel deserto ma anche durante tutta la sua vita.
Anche i discepoli, spesso, sono stati una tentazione per Lui.
Quando dice “Vado a Gerusalemme dove mi arresteranno, mi uccideranno, ma il terzo giorno risorgerò”, Pietro lo prende in disparte e gli dice: “Discorsi del genere non devi nemmeno farli, non vanno bene. Una cosa del genere non ti succederà mai; non devi, non bisogna”. Gesù allora lo chiama “satana” e gli dice: “mettiti dietro di me”. Questo è una delle volte in cui un discepolo  – quello più vicino, subito dopo che ha riconosciuto in Gesù il Cristo – lo tenta. Pietro ragiona con la mentalità umana: secondo il suo modo di pensare, il Messia dovrebbe agire diversamente, per cui gli dà dei consigli che sono sbagliati. Anche se è convinto che siano consigli giusti, è “ il satana”.
La parola satana è un nome comune, è un termine che bisognerebbe utilizzare con l’articolo perché, dicendo satana e scrivendolo con la maiuscola iniziale, si finisce per identificarlo con un personaggio e farlo diventare un nome proprio. Il termine satàn è stato tradotto in greco con diàbolos, da cui deriva l’italiano diavolo, che è un nome comune indicante colui che “getta attraverso”. Esso esprime l’idea di mettere i bastoni tra le ruote: il diavolo, infatti, si mette di traverso, cerca di tagliare la strada, di rovinare il cammino, di danneggiare l’impresa. Il diavolo è il divisore.
“Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame”.
La prima tentazione di Gesù è quella di usare il potere a proprio vantaggio. Il tentatore parte dalla fame di Gesù e gli dà un suggerimento: “Se tu sei figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane”. Se tu sei figlio di Dio, se è vero che lo sei, usalo questo potere e trasforma le pietre in pane. Se hai fame, ci vuole poco, basta trasformare le pietre in pane. Questa provocazione del tentatore designa un modo di fare il Messia: distribuire regali. È tipico di chi, avendo il potere, fa favori per ottenere consensi, per avere riconoscimenti. Gesù dovrebbe utilizzare il suo potere per soddisfare un bisogno. “Ma egli rispose: «Sta scritto: non di solo pane vivrà l’uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio»”. Qui l’indicazione catechetica è molto importante: bisogna conoscere le Scritture per vincere “i consigli subdoli”. Tutte le risposte di Gesù alle tre tentazioni contengono la citazione di un versetto del Deuteronomio, il libro attribuito a Mosè, legato ad Israele nel deserto.
“Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei figlio di Dio, gettati giù; sta scritto infatti: ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra»”. È la seconda tentazione: l’esibizione di potenza con effetti speciali. Anche il diavolo conosce la Bibbia e la cita, proponendogli un versetto del Salmo 90: “Sta scritto: ai suoi angeli darà ordine di portarti”, cioè, “stai tranquillo perché il tuo piede non inciamperà di sicuro”. In altri termini viene chiesto a Gesù di arrivare sul punto più alto del tempio e di gettarsi giù. Che spettacolarità: nel tempio c’è la folla che vede, tu ti lanci nel vuoto, gli angeli ti pendono e ti portano trionfante davanti a tutti. È la tentazione di un messianismo potente, è l’offerta dello strepitoso. Gesù avrebbe potuto convincere con gesti ed effetti straordinari, così avrebbe costretto la gente a credere e invece rispose: “Sta scritto anche: non metterai alla prova il Signore Dio tuo”, che significa: “non pretenderai di costringere il Signore a fare quello che vuoi tu”.
“Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai»”. È la terza tentazione: un patto col diavolo per avere il potere. Viene proposto a Gesù un messianismo potente, ricco, organizzato. Il diavolo promette tutte le ricchezze del mondo purché lo adori. Vale a dire che per avere il potere, per avere il controllo delle ricchezze, bisogna adorare e servire il male. Adorare il male significa prostituirsi agli idoli e l’idolo primario è il nostro “io”, la nostra mentalità.
Allora Gesù gli rispose: “Vàttene, satana! Sta scritto infatti: «Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto»”. Ancora una volta Gesù cita il libro del Deuteronomio sottolineando che bisogna adorare soltanto l’unico Dio. Egli sceglie un messianismo povero, debole.
“Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano”: il tentatore lo abbandona, gli angeli lo accompagnano e lo aiutano. È l’immagine del Dio che provvede!
Ogni anno la Quaresima ci richiama a scelte autentiche e responsabili. Dobbiamo imparare a distinguere il bene dal male e a scegliere il bene.
Nella Colletta di oggi abbiamo pregato così: “O Dio, che conosci la fragilità della natura umana ferita dal peccato, concedi al tuo popolo di intraprendere con la forza della tua Parola il cammino quaresimale per vincere le seduzioni del maligno e giungere alla Pasqua nella gioia dello Spirito”.
Buona I Domenica di Quaresima.

+ Francesco Savino

testi biblici (Gn 2, 7-9; 3, 1-7; Sal 50; Rm 5, 12-19; Mt 4, 1-11)



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