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L'omelia del Vescovo Mons. Francesco Savino per la III DOMENICA DI QUARESIMA

14/03/2020

Oggi meditiamo sull’incontro di Gesù con la donna samaritana.

Per dirigersi nuovamente in Galilea dalla Giudea, Gesù potrebbe risalire la valle del Giordano, percorrere la strada più sicura e più piana ed evitare di passare dalla Samaria, una terra montuosa abitata da gente ostile ai Giudei. Invece, come leggiamo nel Vangelo di Giovanni, Gesù doveva passare dalla Samaria, quindi una “necessità divina”, l’obbedienza a Dio, lo sospinge in Samaria perché la sua missione non è rivolta soltanto ai Giudei. Affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere»: Gesù stanco e assetato non ha alcun mezzo per attingere acqua e chiede da bere ad una donna samaritana che si meraviglia: lei, una donna, una samaritana, dal comportamento immorale riconosciuto pubblicamente, si aspetta da un giudeo solo disprezzo ed invece si trova davanti a qualcuno che le chiede acqua come un mendicante. Proprio in questo atteggiamento di Gesù c’è tutta la sua “auctoritas” , termine latino che deriva dal verbo  “augere” e che indica l’atteggiamento di chi aumenta, fa crescere l’interlocutore. La donna gli dice: Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me che sono una donna samaritana?. Ella si stupisce soprattutto per l’“abbassamento” di Gesù che, abbattendo ogni barriera sociale e religiosa, incomincia a svelare se stesso: Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: «dammi da bere!», tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva.
Gesù ha sete, come anche la donna, ma c’è pure un’altra sete che a poco a poco emerge dal racconto giovanneo.
Secondo la tradizione ebraica, il pozzo con la sua acqua profonda, rappresenta la Parola di Dio contenuta nelle Sacre Scritture, in particolare rappresenta la Torah, la Legge, donata da Dio al popolo di Israele attraverso Mosè.
La Samaritana, figura della Samaria adultera (cfr. Os 2, 7) ha cercato di rispondere alla sua sete attraverso scelte di vita sbagliate: ha avuto diversi uomini e ha “bevuto ogni sorta di acqua”.
Nel dialogo tra Gesù e la donna, quest’ultima non subisce il rimprovero o la condanna ma viene invitata progressivamente a fare verità dentro di sé e a ritornare al Dio dei padri.
È il vero processo della conversione!
La Samaritana riceve da Gesù una promessa straordinaria: Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna. Quest’acqua le consentirà di non avere più il cuore inaridito.
La donna, intuendo qualcosa dell’identità di Gesù, gli dice: Signore, dammi quest’acqua perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere. Il dialogo, sempre più incalzante, arriva al cuore: la donna deve trovare chi è la fonte di quest’acqua, deve scoprire il donatore al di là del dono. Deve dunque abbassarsi a riconoscere di essere una donna incapace di comunione, di comunicazione vera, di relazione autentica con un uomo; una donna nella miseria, una donna che conosce padroni ma non uno sposo, una donna alienata e sempre abbandonata. Scopre nella verità se stessa perché si trova davanti a Gesù e allora gli chiede dov’è possibile adorare Dio, iniziare un’autentica vita: a Gerusalemme o sul monte Garizim?
A questo punto Gesù dice: Viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito e Verità. Sì, il luogo dell’autentica liturgia cristiana non è più un tempio di pietre ma la persona umana, carne di Cristo (cfr. 2 Cor 13,5) e tempio dello Spirito (cfr. 1Cor 6,19).
Ormai lo svelamento è compiuto: la Samaritana, insieme alla sua gente, attende il Messia, colui che rivelerà tutto. E Gesù le dice: Sono io, che parlo con te, cioè “Io sono il nome di Dio che ti parlo”.
La samaritana ha svelato la sua miseria, Gesù svela la verità della sua identità, l’essere messia, l’inviato da Dio secondo le promesse. Nel suo stile educativo, Gesù ha “evangelizzato” questa donna rendendola una creatura nuova, testimone ed evangelizzatrice.
Infatti, la donna lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui in Cristo?». Uscirono dalla città e andarono da lui.
Ora per la samaritana testimoniare è raccontare la sua esperienza di incontro con Gesù che le ha cambiato la vita. Qualcosa di decisivo e di significativo è avvenuto in lei: è stata toccata dalla “grazia” di Cristo. È stata generata ad una vita nuova!
Il suo incontro con Gesù la porta a generare, a sua volta, nelle persone che incontra, la fede che, come dice l’apostolo Paolo, nasce dall’ascolto (cfr. Rm 10, 17).
Dall’ascolto di Gesù è nata la fede della samaritana, dall’ascolto della samaritana è nata la fede nella sua gente e dalla fede procede la conoscenza, dalla conoscenza l’amore: questo è l’accadimento cristiano, raccontato mirabilmente dall’evangelista Giovanni nell’incontro di Gesù con la donna samaritana.
La Quaresima, che stiamo vivendo nel tempo del Coronavirus, ci porta al cuore dell’esistenza: la conversione a Cristo Signore.
Il poeta indiano Tagore esprime efficacemente la tensione profonda che ci sospinge all’incontro con Dio:

Io desidero te, soltanto te
il mio cuore lo ripete senza fine.
Sono falsi e vuoti i desideri
che continuamente mi distolgono da te.
Come la notte nell'oscurità
cela il desiderio della luce,
così nella profondità
della mia incoscienza risuona questo grido:
"Io desidero te, soltanto te".
Come la tempesta cerca fine
nella pace, anche se lotta
contro la pace con tutta la sua furia,
così la mia ribellione
lotta contro il tuo Amore eppure grida:
"Io desidero te, soltanto te".

Buona Domenica.

+ Francesco Savino

testi biblici (Es 17,3-7; Sal 94; Rm 5,1-2,5-8; Gv 4,5-42)



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