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Promulgato il decreto sulle virtù eroiche del Servo di Dio Francesco Caruso, Sacerdote dell’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace

06/05/2020

Il 5 maggio 2020, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. 
Durante l’Udienza, il Sommo Pontefice ha autorizzato la medesima Congregazione a promulgare i Decreti riguardanti anche le virtù eroiche del Servo di Dio Francesco Caruso, Sacerdote dell’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace; nato a Gasperina (Italia) il 7 dicembre 1879 e ivi morto il 18 ottobre 1951. 
Una gioia per la comunità diocesana di Catanzaro-Squillace,  che continuerà a vivere con fede ingraziando il Signore per Padre Caruso, ministro della riconciliazione «Secondo il cuore di Cristo» ed educatore di presbiteri.  

Sempre nello stesso decreto la medesima Congregazione ha promulgato i Decreti riguardanti anche le virtù eroiche del Servo di Dio Francesco Barrecheguren Montagut, Sacerdote professo della Congregazione del Santissimo Redentore; nato a Lérida (Spagna) il 21 agosto 1881 e morto a Granada (Spagna) il 7 ottobre 1957; della Serva di Dio Maria de la Concepción Barrecheguren y García, Laica; nata a Granada (Spagna) il 27 novembre 1905 e ivi morta il 13 maggio 1927; e del Servo di Dio Matteo Farina, Laico; nato ad Avellino (Italia) il 19 settembre 1990 e morto a Brindisi (Italia) il 24 aprile 2009.

Proponiamo una scheda biografica curata da Padre Pasquale Pitari, che con tanto amore e pazienza, rispondendo all’invito dell’Arcivescovo Bertolone, ha seguito l’iter presentato presso la Congregazione delle cause dei Santi.

Padre Francesco Caruso (al battesimo Francesco Antonio Nicola) nacque a Gasperina, antico paese della diocesi di Catanzaro-Squillace, il 7 dicembre 1879. Ebbe un'educazione religiosa molto solida e profonda in una famiglia che aveva accolto come dono di Dio ben quindici figli. Visse un'infanzia e una giovinezza all’ombra della Chiesa. Nutrì fin da giovinetto il desiderio di diventare sacerdote, ma le difficoltà economiche della famiglia non ne permisero l'immediata realizzazione. Dopo l’istruzione elementare, lavorò nei campi. 
A 18 anni si arruolò, volontario, per il servizio militare. All'età di venti anni, nel 1900 domandò di essere accolto nel Seminario di Squillace, ma i Superiori del tempo non lo accettarono. Il giovane non si scoraggiò e si rivolse al Seminario di Catanzaro. Mons. Bernardo De Riso accolse il giovane Caruso e lo affidò alle cure del Rettore Sac. Don Gioacchino Pace. 
Il giovane s'impegnò profondamente, curando la formazione dello spirito e della mente: pun¬tò sulla Grazia e sul suo desiderio di corrispondervi. In soli otto anni passò dalle elementari al sacerdozio, che ricevette il 18 aprile 1908, nella Cattedrale di Catanzaro dal nuovo Vescovo della diocesi, Mons. Pietro Di Maria. 
L’anno successivo don Francesco Caruso ebbe la possibilità di effondere sulle anime la ricchezza spirituale del suo sacerdozio: il 14 aprile 1909 fu nominato Parroco di Sellia Superiore. Un impegno profondo di evangelizzazione e una cura paterna di quella popolazione rurale carat¬terizzò il suo lavoro. 
Nell'ottobre del 1912, il Vescovo lo chiamò all’ufficio di Rettore del Seminario Vescovile di Catanzaro, incarico che esercitò fino al 1919. S'impegnò con tutte le sue energie alla formazione dei seminaristi: come guida del Seminario, condivise la sua vita di educatore con i giovani aspiranti al sacerdozio in ogni momento della giornata, puntò sulle scuole interne e su un’intensa formazione interiore.  
Il 14 dicembre 1919 il nuovo Vescovo di Catanzaro, Mons. Giovanni Fiorentini, uomo di bontà e di pace, nominò don Francesco Caruso Padre Spirituale del Seminario. Sarà questa la missione principale di tutta la sua vita, per la quale immolò tutto se stesso. Da ora in avanti schiere innumerevoli di sacerdoti devono a lui lo spessore e la fecondità del loro sacerdozio. Un lavoro intenso svolto nel silenzio, nella preghiera e nell'offerta della vita. Questo lavoro porterà una meravigliosa ricchezza di grazia e di doni alla Chiesa delle diocesi calabresi, particolarmente di Catanzaro e Squillace. Dal 1916 al 1923 Padre Francesco Caruso curò pastoralmente anche la piccola parrocchia della Stella, nei pressi del Seminario.
L'11 giugno 1923 venne nominato Canonico Penitenziere della Cattedrale di Catanzaro con Bolla Pontificia di Pio XI. Lasciato il lavoro parrocchiale, esercitò il ministero di confessore della città per tutta la vita. La sua guida illuminata si estese anche agli alunni del nuovo Seminario Regionale, voluto con lungimirante tenacia dal Papa S. Pio X, di cui porta il nome. La vocazione, la missione, la personalità di Padre Francesco Caruso sono definitivamente fissate. Il confessionale diventerà l'altare del sacrificio della sua vita. Tutti i giorni, mattina e sera, il Padre attese i penitenti, pregò e amministrò il perdono di Dio. 
Accanto a questo lavoro di confessore e di guida spirituale dei seminaristi, Padre Francesco Caruso operò tanto per l’evangelizzazione e per la formazione del laicato cattolico con la fondazione del Terz'Ordine Domenicano a Catanzaro e a Gasperina, cui aderirono centinaia di anime elette, 18 delle quali (solo a Gasperina)  si consacrarono al Signore. Tutte queste energie di bene il Padre le indirizzò verso finalità sociali-religiose a vantaggio dei minori abbandonati e delle vittime della guerra, i cui devastanti effetti si sentirono specialmente dopo il terribile bombardamento del 27 agosto 1943 su Catanzaro, che distrusse pure la Cattedrale, il Seminario e l’Episcopio. 
Quest'attività sociale iniziò il 29 dicembre 1944 con l'apertura di una casa di accoglienza in via Bellavista di Catanzaro con quindici ospiti. Quest'opera iniziale, insufficiente, diede il via alla costruzione della nuova Casa dei Sacri Cuori, anche se il Padre non ebbe la gioia di vedere l’opera completata. Dopo che i bombardamenti Padre Caruso per cinque anni fu ospite e direttore spirituale della Suore del Buon Pastore, fino al settembre 1949, quando per ragione di salute ritornò a Gasperina e fu ospite a casa del fratello. 
Morì la mattina del 18 ottobre 1951, da tutti riconosciuto come un santo per la sua pietà, la sua rettitudine, la sua prudenza e la sua bontà. I suoi resti mortali riposano nella Chiesa parrocchiale di Gasperina. 
Sulla base della sua persistente fama di santità, l’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace ha avviato la causa di beatificazione e canonizzazione.  





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