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Vaticano, ecologia integrale: la salvaguardia del Creato è responsabilità di tutti

18/06/2020

Il testo è stato redatto dal “Tavolo interdicasteriale della Santa Sede sull’ecologia integrale”, creato nel 2015 per analizzare come promuovere e attuare l’ecologia integrale. Ne fanno parte le Istituzioni collegate alla Santa Sede maggiormente impegnate in questo ambito, alcune Conferenze episcopali e Organizzazioni cattoliche. Pur redatto prima della pandemia da Covid-19, il documento mette in luce il messaggio principale dell’Enciclica “Laudato si’”: tutto è connesso, non vi sono crisi separate, bensì un’unica e complessa crisi socio-ambientale che richiede una vera conversione ecologica. Partendo da “Conversione spirituale ed educazione” nella prima parte, per arrivare a “Sviluppo umano ed ecologia integrale” nella seconda, il documento interdicasteriale ribadisce l’importanza del dialogo e del confronto tra tutte le parti in causa ed offre sia esempi di attuazione concreta dei principi della “Laudato si’” in diverse Chiese del mondo (le così dette ‘buone prassi’), sia alcune “piste di azione”, proposte operative da applicare in modo integrato e secondo il principio della sussidiarietà. Una terza parte, infine, è dedicata all’impegno ecologico dello Stato della Città del Vaticano, mentre numerosi sono i richiami ai principali documenti magisteriali sul tema.

Prima parte: Educazione e conversione ecologica
La prima parte si apre con il richiamo alla necessità di una conversione ecologica, un cambiamento nella mentalità che porti alla cura della vita e del Creato, al dialogo con l’altro e alla consapevolezza della connessione profonda tra i problemi del mondo. Si suggerisce, quindi, di valorizzare iniziative come il “Tempo del Creato”, ma anche le tradizioni monastiche che insegnano la contemplazione, la preghiera, il lavoro ed il servizio. Il tutto per educare alla cognizione del legame tra equilibrio personale, sociale e ambientale.

Tutelare la vita e promuovere la famiglia
Il documento ribadisce, poi, la centralità della vita e della persona umana, perché “non si può difendere la natura se non si difende ciascun essere umano”. Il povero, l’embrione, il disabile (solo per fare alcuni esempi): tutti sono importanti e tutti vanno tutelati perché “la fragilità appartiene all’essere umano” e “non c’è ecologia senza un’adeguata antropologia”. Di qui, l’indicazione a sviluppare il concetto di “peccato contro la vita umana” tra le nuove generazioni, anche per contrastare, con la “cultura della cura”, la “cultura dello scarto”, dell’efficientismo e dell’usa-e-getta. Forte anche la sottolineatura della famiglia come “soggetto protagonista dell’ecologia integrale”: basata sui principi-base di “comunione e fecondità”, essa può divenire “luogo educativo privilegiato nel quale si impara il rispetto degli esseri umani e del Creato, la solidarietà, la cortesia, il perdono, l’accoglienza della vita e la responsabilità”. Per questo, gli Stati sono esortati a “promuovere politiche intelligenti per lo sviluppo familiare”.

La “nuova centralità” della scuola e dell’università
Al contempo, si invita la scuola ad acquisire “una nuova centralità”, ovvero a divenire luogo non tanto di mera trasmissione di conoscenza, bensì di sviluppo della capacità di discernimento, pensiero critico e azione responsabile. Educare all’armonia tra mente (conoscenza), cuore (sensibilità) e mani (azione), significa infatti promuovere lo sviluppo umano integrale. Due, in particolare, i suggerimenti in tale ambito: facilitare i collegamenti casa-scuola-parrocchia ed avviare progetti di formazione alla “cittadinanza ecologica”, cioè promuovere tra i giovani “un nuovo modello di relazioni” che superi l’individualismo in favore della solidarietà, della responsabilità e della cura. Anche l’università è chiamata in causa: la sua triplice missione di insegnamento, ricerca e servizio alla società deve ruotare attorno all’asse portante dell’ecologia integrale, incoraggiando gli studenti ad impegnarsi in “professioni che facilitino cambiamenti ambientali positivi”. Di qui, il suggerimento specifico a “studiare la teologia della creazione, nel rapporto dell’essere umano con il mondo”, consci del fatto che prendersi cura del Creato richiede “un’educazione permanente”, un vero e proprio “patto educativo” tra tutti gli enti coinvolti. Una via maestra, in quest’ambito, è “la cultura dell’incontro” che apre “alla diversità, alla mondialità, alla convivenza pacifica ed all’ascolto reciproco”. Esempi pratici di ciò sono lo Scoutismo e la Fondazione pontificia delle Scholas Occurrentes.

Catechesi, dialogo ecumenico ed interreligioso
Il documento ribadisce, inoltre, che “l’impegno per la cura della casa comune è parte integrante della vita cristiana”, non un’opzione secondaria. Di qui, l’invito a far sì che anche la catechesi si soffermi sulla questione ambientale, divenendo in tal modo “occasione di primo annuncio della fede cristiana per chi non crede”. Si suggerisce, poi, di valorizzare il legame con la liturgia, “spazio in cui il credente fa esperienza di sé come creatura dinanzi al Creatore”, e si segnala la “Pastorale dei nuovi stili di vita” promossa da alcuni organismi ecclesiali italiani. Ma non solo: la cura della casa comune è “un eccellente ambito” di dialogo e collaborazione sia ecumenico che interreligioso. Il documento, ricorda, infatti, iniziative come “la Giornata mondiale di preghiera per la cura del Creato”, che vede unite diverse Chiese cristiane, e mette in luce come il confronto dialogico tra le religioni possa contribuire a risolvere la crisi ecologica, in quanto essa “è essenzialmente un problema spirituale”. Con la loro “sapienza”, le religioni possono infatti incoraggiare uno stile di vita “contemplativo e sobrio” che porti a “superare il deterioramento del Pianeta”, nell’ottica di una “solidarietà universale”.

Comunicazione
La prima parte del documento si conclude con un capitolo dedicato alla comunicazione ed alla sua “analogia profonda” con la cura della casa comune: entrambe, infatti, sono fondate su “comunione, relazione e connessione”. Nel contesto di una “ecologia dei media”, dunque, si esortano i mezzi di comunicazione ad evidenziare i vincoli tra “destino umano e ambiente naturale”, responsabilizzando i cittadini e contrastando le così dette “fake news”. In tal modo, comunicare vorrà dire sviluppare “una cittadinanza ecologica globale” attraverso la produzione, la trasmissione e la diffusione di buone pratiche, esperienze e sapienze dei popoli che invitano ad “entrare in comunione” con il Creato. Per questo, sarà importante “sviluppare nei giornalisti una “cultura della verità”, per contrastare le notizie fuorvianti che negano l’esistenza di una crisi ambientale e per dare voce a chi non ne ha.

Seconda parte: Ecologia integrale e sviluppo. Tutelare diritto a cibo e acqua
Ad aprire la seconda parte del documento è il tema dell’alimentazione ed il richiamo alle parole di Papa Francesco: “Il cibo che si butta via è come se lo si rubasse ai poveri “(LS, 50). Di qui, la condanna dello spreco alimentare come atto di ingiustizia, l’invito a promuovere un’agricoltura “diversificata e sostenibile”, in difesa dei piccoli produttori e delle risorse naturali, e l’urgenza di un’educazione alimentare sana, sia nella quantità che nella qualità. Forte anche l’appello a contrastare fenomeni come il land grabbing, i grandi progetti agro-industriali inquinanti, e a tutelare la biodiversità. Echi di tale appello si trovano anche nel capitolo dedicato all’acqua, il cui accesso è “un diritto umano essenziale”. Anche in questo caso, si esorta ad evitare gli sprechi e a superare quei criteri utilitaristici che portano alla privatizzazione di tale bene naturale, a scapito del diritto umano ad accedervi. Essenziale, quindi, la riduzione dell’uso di plastiche usa-e-getta, la lotta all’inquinamento delle falde acquifere e l’attuazione delle Convenzioni internazionali e nazionali che tutelano l’accesso alle risorse idriche.

Investire su energia pulita e rinnovabile, salvaguardare mari e oceani
Sulla stessa linea si pone il richiamo a ridurre l’inquinamento, a de-carbonizzare il settore energetico ed economico e ad investire in energia “pulita e rinnovabile”, accessibile a tutti, così da rispondere “ai bisogni delle popolazioni più povere e limitare il riscaldamento globale”. A tal proposito, si cita l’esempio virtuoso della diocesi di Maasin, nelle Filippine, la prima al mondo a dotare tutte le parrocchie di pannelli solari. Si ricorda, poi, la questione del “debito ecologico” storicamente accumulato dai Paesi del Nord nei confronti di quelli del Sud del mondo, a causa di un uso sproporzionato delle risorse naturali e delle nazioni in via di sviluppo usate come “discarica per rifiuti tossici”. L’esaurimento della biodiversità, la deforestazione, l’inquinamento idrico, la devastazione dei paesaggi “pesano sulla coscienza di quanti hanno sfruttato la nostra casa comune”. Al contrario, il documento interdicasteriale esorta a promuovere stili di vita e modelli di consumo sostenibili, che “rispettino gli ecosistemi e la limitatezza delle risorse naturali”, tutelando anche le comunità tradizionali ed i popoli indigeni. Apprezzamento, in particolare, viene espresso per la “Fondazione Giovanni Paolo II per il Sahel”, così come per l’Apostolato del Mare. Anche i mari e gli oceani, infatti, sono al centro dell’ecologia integrale: “polmoni azzurri del pianeta”, essi presentano numerose sfide legate alla gestione di risorse, energia, turismo, migrazioni, pirateria, lotta alla plastica, avanzamento delle acque…Per questo, la loro amministrazione, “foriera di criticità geopolitiche”, richiede una governance incentrata sul bene comune dell’intera famiglia umana e sulla sussidiarietà. Applicare il diritto del mare, tutelare il lavoro e la vita dei marittimi, ridurre l’inquinamento idrico e debellare la pirateria sono tra i suggerimenti indicati dal documento.

Promuovere l’economia circolare
Il testo sottolinea, poi, l’urgenza di promuovere una “economia circolare”: alternativa ad un sistema lineare basato su produzione-utilizzo-smaltimento, essa non punta allo sfruttamento eccessivo delle risorse produttive, bensì al loro mantenimento a lungo termine, in modo che siano riutilizzabili. Bisogna superare il concetto stesso di ‘rifiuto’, perché tutto ha un valore, si legge nel testo. Ma ciò sarà possibile solo grazie all’interazione tra innovazione tecnologica, investimenti in infrastrutture sostenibili e crescita della produttività delle risorse. Si richiama, poi, il settore privato affinché operi in trasparenza nella catena di approvvigionamento e si auspica la riforma delle sovvenzioni ai combustibili fossili e la tassazione le emissioni di CO2. Strettamente legato al tema economico, c’è quello del lavoro, da intendere, secondo la “Laudato si’”, come il custodire quanto ci è dato e il coltivarlo in collaborazione con Dio. In quest’ottica, si auspica la promozione di uno sviluppo socio-economico sostenibile per sradicare la povertà; si chiede di valorizzare percorsi socio-professionali a favore degli emarginati; si invocano il lavoro dignitoso, il giusto salario, la lotta al lavoro minorile e al sommerso; si spera in un’economia inclusiva, nella promozione del valore della famiglia e della maternità; si esorta a prevenire e debellare “le nuove forme di schiavitù”, come la tratta.

La finanza punti al bene comune; le città siano riqualificate
Anche il mondo della finanza deve fare la sua parte, puntando al “primato del bene comune” e cercando di porre fine alla povertà. “La stessa pandemia da Covid-19 – si legge nel testo – dimostra come sia da mettere in discussione un sistema che riduce il welfare o che permette grandi speculazioni anche nelle sciagure, ritorcendosi sui più poveri”. Per questo, apprezzamento viene espresso per coloro che non investono in compagnie lontane da determinati parametri etici (preclusione del lavoro minorile, rispetto dell’ambiente…). Chiudere i paradisi fiscali, sanzionare le istituzioni finanziarie coinvolte in operazione illegali, colmare il divario tra chi ha accesso al credito e chi no sono tra i suggerimenti indicati, insieme all’esortazione a promuovere “una gestione dei beni della Chiesa ispirata alla trasparenza, alla coerenza e al coraggio” di una prospettiva di sostenibilità integrale. Altro punto focale del documento è quello sull’urbanizzazione, fenomeno in crescita nel mondo. Ma se da un lato la popolazione delle città aumenta, dall’altro c’è un deficit nei servizi, nelle risorse, nelle infrastrutture, il che provoca ricadute sull’ambiente e sulla coesione sociale. È importante, allora, migliorare la vita nei quartieri popolari, rimboschire le aree dequalificate, scegliere mezzi di trasporto meno inquinanti, come hanno fatto alcune Nunziature Apostoliche nel mondo.

Il primato della società civile, la lotta alla corruzione, il diritto alla salute
Nell’ambito delle istituzioni, il documento sottolinea il “primato della società civile”, al cui servizio devono porsi politica, governi ed amministrazioni. Si esorta, alla globalizzazione della democrazia sostanziale, sociale e partecipativa, ad una visione a lungo termine basata su giustizia e moralità ed alla lotta contro la corruzione. Importante sarà formare i cittadini alla democrazia, favorire l’accesso alla giustizia per tutti, anche per i poveri, gli emarginati, gli esclusi; “ripensare prudentemente” il sistema carcerario per favorire la riabilitazione dei detenuti, specialmente dei giovani alla prima condanna. Il testo si sofferma poi sulla salute, definendola “una questione di equità e di giustizia sociale” e ribadendo l’importanza del diritto alle cure. “Contestualmente al degrado delle reti ecologiche infatti – si legge – si degradano anche le reti sociali ed in entrambi i casi a pagarne le conseguenze sono i più poveri”. Cura del corpo umano e relazione con la natura sono interconnesse: una sana antropologia è necessaria all’ecologia integrale e a tutte le implicazioni bioetiche che ne derivano. Tra i suggerimenti proposti, c’è l’esame dei pericoli associati “al rapido diffondersi di epidemie virali e batteriche”, la promozione delle cure palliative e quella del diritto alle cure mediche come “diritto umano fondamentale”.

L’importanza della questione climatica
Infine, il documento interdicasteriale guarda alla questione climatica, consapevole del fatto che essa ha “una profonda rilevanza” ambientale, etica, economica, politica e sociale, “incidendo soprattutto sui più poveri”: paradossalmente, essi sono “i meno responsabili del riscaldamento globale”, ma ne subiscono maggiormente le conseguenze perché non hanno la possibilità di tutelarsi. In primo luogo, dunque, serve “un nuovo modello di sviluppo” che leghi sinergicamente la lotta ai cambiamenti climatici e la lotta alla povertà, “in sintonia con la Dottrina sociale della Chiesa”. Consapevoli del fatto che “non si può agire da soli”, il documento invoca l’impegno ad uno sviluppo sostenibile “a basso contenuto di carbonio” per ridurre le emissioni di gas ad effetto serra. Tra le proposte avanzate in questo ambito, il rimboschimento di zone come l’Amazzonia e il supporto al processo internazionale volto alla definizione della categoria di “profugo/rifugiato climatico” per assicurarne la “necessaria tutela giuridica ed umanitaria”.

L’impegno dello Stato della Città del Vaticano
L’ultimo capitolo del testo è dedicato all’impegno dello Stato della Città del Vaticano. Quattro le aree operative in cui si applicano le indicazioni della “Laudato si’”: la tutela dell’ambiente (ad es: la raccolta differenziata avviata in tutti gli uffici); la tutela delle risorse idriche (ad es: circuiti chiusi per le acque delle fontane); cura delle aree verdi (ad es: progressiva riduzione di prodotti fitosanitari dannosi); consumo delle risorse energetiche (ad es: nel 2008, è stato installato un impianto fotovoltaico sul tetto dell’Aula Nervi, mentre i nuovi impianti di illuminazione a risparmio energetico nella Cappella Sistina, in Piazza San Pietro e nella Basilica Vaticana hanno ridotto i costi, rispettivamente, del 60, del 70 e dell’80 per cento circa).

Il documento si conclude con la consapevolezza di quanto sia “necessario ed improrogabile” convertire l’attuale modello di sviluppo globale in una direzione più rispettosa del Creato e di tutti i popoli presenti e futuri, nell’ottica di “un solo mondo e un progetto comune”. La responsabilità di difendere la nostra casa comune ed il nostro prossimo, “vicino o lontano nello spazio e nel tempo”, è di tutti: tutti siamo chiamati ad una “conversione ecologica” e tutti dobbiamo cambiare il nostro stile di vita.

Isabella Piro

fonte: www.vaticannews.va




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